l'impatto della legge Golfo-Mosca su board e performance

Diversity, test Consob per le quote

10 Ott 2018
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L'Authority valuta gli effetti delle quote rosa sulla composizione dle board e sulla perfoamnce delle aziende quotate. E trova un impatto positivo su più fronti

La legge Golfo Mosca sulle quote al test dell’efficacia. L’analisi arriva da un lavoro svolto dalla Consob nel suo ultimo Quaderno di finanza “Gender diversity e performance delle società quotate in Italia”, a cura di Giovanni S.F. Bruno  (Università Bocconi), Angela Ciavarella e Nadia Linciano (Divisione Studi Consob). Il panel utilizzato comprende tutte le società italiane quotate nel periodo 2008-2016.

Lo studio rileva un impatto positivo della normativa su un duplice livello. Da un lato, a livello di composizione del board, ha ridotto l’età media, aumentando la diversità in termini di età e background professionale, il livello medio di istruzione. Dall’altro, a livello di performance, risulta determinante la presenza di una massa critica di donne perché queste riescano ad impattare positivamente sui risultati d’impresa, supportando la validità della cosiddetta critical mass theory.

Si ricorda che la stessa legge chiama in campo la Consob: l’Auhtority ha infatti il compito di “avvisare” le società che non si sono adeguate alla normativa, le quali hanno quattro mesi per colmare la mancanza. In caso contrario, Consob può imporre una sanzione che va da un minimo di 100.000 euro a un massimo di 1 milione di euro. Di più. Se la società non si mette in regola con le prescrizioni della normativa entro tre mesi dal secondo avviso, la nomina di ciascun membro del board viene invalidata.

LA COMPOSIZIONE DEL BOARD

L’analisi conferma un effetto positivo e significativo sulla percentuale di donne, aumentata in media di 17 punti percentuali subito dopo l’entrata in vigore della legge (cosiddetto instant reform effect) e di 11 punti percentuali successivamente (cosiddetto follow-up effect).

«Dal momento che la grandezza media dei board è rimasta costante attorno a dieci membri  ̶  sottolinea Consob nello studio  ̶  la compliance con le quote di genere è stata ottenuta attraverso la sostituzione dei consiglieri esistenti piuttosto che scaricata sul numero degli stessi». Da notare anche che alla fine del 2016 le donne occupavano quasi tre posti nel board anche nelle neo-quotate, che in realtà sarebbero state soggette alla normativa nei tre rinnovi del board successivi alla quotazione.

Inoltre, l’aumento dei consiglieri indipendenti tra il 2008 e il 2016 (dal 39,7% al 48,8%) è donna: alla fine del 2016, sette donne su dieci nei board sono indipendenti (nel 2008 erano solo il 18%). Positivo anche il dato sulla frequenza delle riunioni di cda, in aumento in media al 92% dall’88,1%. In particolare per le donne, l’aumento è stato marcato soprattutto per le donne, dall’83,3% al 92,2%.

L’analisi di Consob, oltre a fotografare l’andamento della presenza femminile nei cda, ha valutato l’impatto della legge su alcune caratteristiche dei board, quali il livello medio di istruzione, l’età, il profilo professionale, la presenza di interlockers. L’ingresso delle nuove amministratrici ha infatti contribuito a ridurre l’età media, aumentando il livello medio di istruzione e la diversità in termini di età e background professionale,  con le donne che sono più frequentemente consulenti, professionisti o accademiche. Aumenta però il dato sulla presenza di amministratori che siedono in più consigli di amministrazione. «A dispetto di una riduzione marcata nell’interlocking da parte dei consiglieri italiani negli ultimi anni — indica Consob — le donne che siedono in più cda sono aumentate drasticamente. Alla fine del 2016, quasi il 30% delle donne nel board sono interlocker, in aumento dal 21% del 2008 e dal 14% del 2012».

SPINTA ALLA PERFORMANCE?

Lo studio mette sotto la lente la performance delle imprese italiane quotate, utilizzando diverse misure di performance, quali il Roe, il Ros, il Roic e il Roa. In questo caso, se si utilizzano modelli econometrici statici, non emergono risultati significativi. Utilizzando invece modelli dinamici, lo studio evidenzia come sia determinante la presenza di una massa critica di donne perché queste riescano ad impattare positivamente sui risultati d’impresa, supportando la validità della cosiddetta critical mass theory. In particolare, quando la percentuale di donne supera una determinata soglia, che varia tra il 17% e il 20% del board, le stime evidenziano un effetto positivo e significativo su tutte le misure di performance utilizzate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elena Bonanni

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