et.people/ 21 Intervista ad Alessandro Catenazzi

Da un centro studi Confindustria: «La sostenibilità da comuni mortali»

28 Giu 2019
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Catenazzi, responsabile Ufficio studi di Confindustria Bulgaria, racconta il suo rapporto professionale e privato con le tematiche sostenibili e mira a informare gli associati su approcci più green

Alessandro Catenazzi è responsabile centro studi di Confindustria Bulgaria, il suo lavoro consiste nel fornire un supporto informativo e istituzionale alle aziende italiane già attive o che intendono internazionalizzare nel Paese. La sua definizione di sostenibilità, dice, è «semplice e probabilmente riduttiva e monca: vivere limitando quanto e quando possibile il proprio impatto sul resto del mondo». Un assunto che, però, racchiude in sé diversi livelli di complessità. «Credo onestamente che, alla fine, tutto si basi sul semplice equilibrio tra il non voler (o potere, dipende dai casi) rinunciare al proprio stile di vita e il cercare costantemente un approccio multilivello per limitare il consumo e l’erosione dell’ecosistema che ci sta attorno».

Alessandro Catenazzi

La tematica del vivere e lavorare sostenibile coinvolge la sua attività di dirigente? Se sì, perché e come? Ci può fare qualche esempio?

Per come la vedo io, la sostenibilità è qualcosa che si persegue ogni giorno con le scelte che facciamo: prendere la bicicletta al posto della macchina per andare a lavoro, stampare documenti su carta riciclata anziché su carta nuova o, meglio ancora, non stamparli proprio. Quindi sì, io cerco di seguire un criterio sostenibile in tutto quello che faccio, non solo in ufficio. Lo sforzo richiesto è minimo, un po’ di attenzione e soprattutto di riflessione quando facciamo qualcosa non richiede molto tempo o fatica.

Crede che la sostenibilità possa essere un driver per il suo lavoro?

Lo credo e ne sono convinto. Più che nel mio lavoro, credo lo possa essere nell’impatto che ha il mio ruolo sugli altri. Come responsabile del centro studi di Confindustria Bulgaria ho un rapporto privilegiato con le aziende già presenti sul territorio o che intendono programmare il loro sviluppo nel Paese. La sensibilizzazione a creare imprese “green” è qualcosa che faccio sempre. Certo, questo ha dei limiti, ma non sono sufficienti perché smetta di provarci. Un altro approccio che seguo è quello dell’informazione: almeno una volta a settimana, tra le informative che mando ai nostri associati, c’è un approfondimento su un tema legato all’ambiente e alla sostenibilità. Se anche solo un’azienda rispondesse concretamente alla cosa, sarebbe già un successo enorme.

Pensa che le tematiche sostenibili possano essere un driver per la sua immagine pubblica (soprattutto nel mondo social)? Secondo lei come si potrebbe migliorare la visibilità di questi temi?

Dimostrare di essere attenti alle questioni climatiche-ambientali è un po’ come dimostrare di essere dei buoni padroni di casa, che tengono pulite le stanze, lavano i piatti e spazzolano i tappeti. Chi non apprezzerebbe una persona simile? Il punto è evidenziare il fatto che i confini della nostra “casa” non finiscono con i muri del nostro appartamento, ma proseguono al di fuori. Non ho una strategia, ma posso dire cosa recentemente ha avuto impatto su di me e sulla community di cui faccio parte. Recentemente qualcuno ha avviato una sfida social, che richiedeva di fotografare un posto degradato e pubblicare poi foto della stessa area “ripulita”. Ecco, con mio immenso piacere ho visto amici “insospettabili” accettare questa sfida (più simbolica che altro). Credo che questo tipo di approcci sia vincente: semplici, diretti, che sfruttano le caratteristiche del mondo di oggi (influencer, social media…), piuttosto che cercare di imporre paradigmi “di ieri”, come articoli tecnici o resoconti di summit internazionali, che fanno percepire la questione ambientale come lontana e limitata ai salotti degli esperti.

I temi sostenibili stanno entrando o sono già presenti nella sua quotidianità?

Sono già presenti, infatti scelgo prodotti a basso impatto ambientale, e acquisto in negozi che non utilizzano imballaggi e tutto è riciclato (posti meravigliosi, ma difficili da trovare per ora). Pensiamo anche solo a quando si compra della frutta, anziché scegliere delle banane importate da Paesi lontani, potremmo optare per delle mele a chilometro zero. Le scelte nel quotidiano fanno la differenza. Il punto che voglio sottolineare è come la questione ambientale risieda proprio nella nostra quotidianità e come tutti noi, certamente con pesi e misure differenti, ne abbiamo la responsabilità. Non condivido un approccio come quello di Greta Thunberg (la ragazza svedese che chiede ai politici di tutto il mondo di avere più rispetto per l’ambiente, ndr), attivista nobilissima e che rispetto molto, ma che portano ad associare la lotta al cambiamento climatico soltanto al rapporto con grandi istituzioni e tramite grandi sacrifici. Questo approccio, a mio parere, rende la questione ambientale più aliena dalla quotidianità, e rischia di deresponsabilizzare di fatto noi “comuni mortali”. Dobbiamo fare i conti con la realtà (sociale) che ci circonda e usarne le armi, anche social, a nostro vantaggio.

Cecilia Mussi

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