emergono posizioni dure dalla consultazione di Bruxelles

Scontro sui green bond. Icma contro Ue

7 Ott 2020
News CSR Commenta Stampa Invia ad un amico
L’International Capital Markets Association critica apertamente lo standard proposto dal Teg, che la Commissione sta valutando di rendere un Regolamento. Nel mirino i principi troppo stringenti e difficili da rilevare, senza lasciare più tempo al mercato per assimilarli

Ormai è scontro aperto tra la Commissione Ue e l’International Capital Markets Association (Icma) sul fronte dei bond sostenibili. Il primo sgambetto era arrivato in estate, quanto il network internazionale, già depositario degli standard per i green bond (i Green bond principles), di fatto legittimava l’esistenza dei sustainability-linked bond, andando in contrapposizione con le indicazioni del Technical expert group dell’Action Plan. Quest’ultimo, infatti, non aveva integrato i sustainability-linked nella (proposta di) regolamentazione relativa al Eu Green Bond Standard, in quanto non conformi al principio “use-of-proceeds”, cui si applica la tassonomia europea.

Adesso, Icma alza il livello della contrapposizione, evidenziando una serie di critiche al progetto del green bond europeo. L’Association ha presentato le proprie osservazioni giusto nella giornata conclusiva (il 2 ottobre) della targeted consultation aperta in giugno dalla Commissione, con la quale Bruxelles ha avviato la riflessione sull’eventuale traduzione in normativa delle indicazioni del Technical expert group (vedi il documento).

Le critiche riguardano l’introduzione, tra i criteri di eleggibilità dei green bond, dei principi Dnsh (“Do not significantly harm”, non danneggiare in modo significativo) e di minima salvaguardia. Due aspetti che Icma riconosce  utili in ambito di Tassonomia, cioè ne riconosce la valenza per individuare quando un emittente sia o meno sostenibile. Ma per i quali ritiene «sia necessario tempo perché emergano un’ampia comprensione del mercato e la definizione di best practice da parte dei verificatori». Questo può rappresentare un problema per emittenti extra Ue dalle legislazioni differenti. Ma anche per emittenti europei con progetti da finanziare extra Ue. Non solo. Sempre all’interno dell’Europa, Icma vede problemi per la raccolta green delle piccole medie imprese, per le quali lo standard così immaginato rappresenterebbe un notevole costo aggiuntivo. «Con il risultato di frenare il mercato dei green bond delle pmi, ma anche quello dei green bond nel suo complesso».

Lascia un commento