l'organizzazione indica 5 regole per armonizzare

Icma cerca la tassonomia uguale per tutti

«Speriamo che questo documento aiuti gli operatori di mercato e i fornitori di servizi a comprendere meglio e a utilizzare le tassonomie esistenti, e fornisca soprattutto al settore ufficiale una proposta di criteri di successo per valutare le iniziative attuali e future in materia di tassonomie». Questo, secondo quanto dichiarato da Nicholas Pfaff, Head of Sustainable Finance di Icma, il purpose all’origine del documento Overview and Recommendations for Sustainable Finance Taxonomies (scarica qui il documento [1]) pubblicato il 18 maggio scorso dall’International Capital Market Association (Icma). La complessità e la molteplicità di sistemi di classificazione sviluppatisi negli ultimi anni, in campo di finanza sostenibile, ha mosso Icma a pubblicare un documento che ambisce a raggiungere un duplice scopo. Da un lato: «aiutare gli operatori e gli stakeholder a comprendere meglio le tassonomie esistenti e il loro utilizzo» e, dall’altro, «informare i decisori politici […] in merito alla pertinenza di ulteriori iniziative relative alle tassonomie e agli obiettivi che potrebbero voler perseguire con questi sforzi».

Sforzi che, alla luce della fotografia scattata riguardo alle iniziative di tassonomia in corso e quelle in divenire, secondo Icma devono essere indirizzati a costruire un quadro di norme coerente a livello internazionale, applicabile sia nei mercati sviluppati sia in quelli emergenti. Allo stato attuale infatti il panorama tassonomico internazionale vede gradi di sviluppo eterogenei, che riflettono differenti punti di partenza e differenti sfide in termini economici, sociali e ambientali.

Il tema dell’armonizzazione dei quadri tassonomici non è certo nuovo per gli stakeholder europei. Già lo scorso anno, infatti, diversi attori nel panorama internazionale avevano approcciato il tema. Il Teg (Technical Expert Group), la Piattaforma internazionale sulla finanza sostenibile della Commissione Europea, la Banca Mondiale, la Global Financial Association e infine l’Ocse hanno promosso nel 2021 progetti volti all’armonizzazione delle tassonomie, uno su tutti il workstream bilaterale (Ue – Cina) che dovrebbe rilasciare entro il 2022 linee guida per una tassonomia comune. Ed è proprio in questo scenario che si colloca il documento pubblicato da Icma che ha sintetizzato con cinque aggettivi le principali raccomandazioni che dovrebbero contraddistinguere globalmente i sistemi tassonomici:

1) Targeted
2) Additional
3) Usable
4) Open & Compatible
5) Transition Enabled

Per quanto concerne la prima raccomandazione, Icma sottolinea l’imprescindibilità di definire ex ante lo scopo della tassonomia (fine normativo, classificazione prodotti finanziari, strumenti di risk assessment etc..), onde evitare il rischio di incappare in conseguenze non volute come nel caso dell’adozione di tassonomie per fini normativi, che potrebbero comportare rigidità eccessive. Per quanto riguarda invece la raccomandazione relativa al carattere “addizionale” della tassonomia, Icma suggerisce di prendere in considerazione prima di tutto le principali tassonomie internazionali e quelle di mercato già esistenti, onde evitare il duplicarsi di costi e sforzi aggiuntivi a carico degli operatori. La terza raccomandazione, relativa alla praticità della tassonomia, rappresenta uno dei temi maggiormente d’interesse per gli operatori. A tal proposito infatti, il documento sottolinea la necessità di rendere accessibile e comprensibile le tassonomie alle banche e alle istituzioni finanziarie. «Le società si auto-dichiarano e […] le banche si basano su tale autodichiarazione o le banche dovrebbero effettuare il giudizio come parte del loro processo di due diligence? Chi sarà ritenuto potenzialmente responsabile dei risultati della classificazione?»

Per rispondere a queste domande Icma raccomanda di specificare le parti incaricate di eseguire la classificazione delle attività economiche. Un ulteriore elemento raccomandato da Icma riguarda anche il Design e l’implementazione della tassonomia, suggerendo per esempio di chiarire ex ante se la classificazione debba essere attuata a livello di holding o di singola società. Sempre in merito al Design della tassonomia, un ulteriore tema sollevato da Icma, riguarda l’applicazione della taxonomy in relazione ai green bond; un prodotto finanziario spesso basato su singoli progetti e non su un sistema di classificazione di attività economiche, che contraddistingue in molti casi le tassonomie settoriali. In merito alla quarta raccomandazione, “Open & compatible” Icma sottolineata l’importanza di rendere compatibile la tassonomia con i quadri globali consolidati, come il Tcfd (Taskforce on climate related financial disclosure), i Science Based Target (Sbt) e il Transition Pathway Initiative.

Infine, l’ultima raccomandazione offerta da Icma affronta lo spinoso tema della transizione. Un tema complesso che anima il dibattito europeo ed interazionale, essendo state la maggior parte delle tassonomie criticate per aver definito soglie Esg, ignorando traiettorie e percorsi transitori. A tal proposito Icma ha sottolineato la necessità di incorporare nelle tassonomie traiettorie e percorsi futuri per le aziende, con l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi sanciti per raggiungere le soglie tecniche. Un richiamo targato “Transition enabled” che suona come un campanello d’allarme nei confronti dei decisori pubblici, ai quali Icma ricorda come: «La vera sfida è permettere al mercato di finanziare la transizione piuttosto che limitare involontariamente a ciò che è già considerato esemplare»

Stefano Ferrari

Articolo stampato da: www.eticanews.it
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