Climate change, fuori i ritardatari dal portafoglio di Lgim

26 Giu 2019
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Leader e ritardatari nell’affrontare i cambiamenti climatici. Con in mente questa distinzione Legal & general Management (Lgim), fa scelte di voto nelle assemblee societarie e di portafoglio. Nel giugno 2018, Lgim ha votato contro e disinvestito da otto società appartenenti alla gamma di fondi Future World per la loro inazione persistente nell’affrontare il rischio climatico. Da allora, la società ha avviato con azioni di engagement con tutte e otto le società e, visti i risultati positivi ottenuti, Occidental Petroleum e Dominion Energy sono state reintegrate.

Nel 2019 la società finanziaria Uk ha pubblicato il suo secondo report annuale sui “leader e ritardatari” (leaders and laggards) del cambiamento climatico, nell’ambito dell’impegno assunto sotto il Climate Impact Pledge, l’impegno introddotto  nel 2016 nell’avviare azioni di engagement nei confronti delle maggiori aziende all’interno di sei settori: oil&gas, settore estrattivo, utility elettriche, settore automobilistico, vendita al dettaglio di alimentari e servizi finanziari.

Sulla base del report aggiornato nel 2019, Lgim ha dichiarato che «voterà contro le decisioni di cinque nuove società che verranno rimosse dalla gamma Future World a causa di risultati insoddisfacenti: ExxonMobil Corporation, Hormel Foods, Korean Electric Power Corporation, Kroger e Metlife». Questi nomi, spiega in una nota la società, si aggiungono a China Construction Bank, Rosneft Oil, Japan Post Holdings, Subaru, Loblaw e Sysco Corporation, che, pur rimanendo tutti impegnati su questo fronte, non hanno ancora intrapreso le azioni concrete e necessarie per garantire la loro reintegrazione.

Nel complesso i risultati dell’analisi di quest’anno rivelano miglioramenti nei punteggi medi di tutti e sei i settori. Tuttavia, la ricerca di Lgim ha anche rivelato una significativa divergenza tra leader e ritardatari all’interno degli stessi settori, oltre a segnali di stagnazione all’interno di settori quali i finanziari e i food retailer. La divergenza all’interno degli Stati Uniti, spiega poi la società, «è particolarmente marcata in quanto le aziende si trovano ad affrontare una dicotomia tra la posizione federale sull’Accordo di Parigi e altre iniziative globali, a livello statale e anche locale per affrontare le questioni climatiche».

Il dialogo fruttuoso con le aziende nell’ambito del Pledge ha portato ad azioni tangibili e cambiamenti nelle discussioni a livello di board sulla costruzione di strategie resilienti di fronte a tendenze politiche, tecnologiche e dei consumi in rapida evoluzione. Come parte della responsabilità di Lgim in quanto investitore di lungo periodo, il Pledge ha l’obiettivo di evidenziare le aziende che hanno assunto un ruolo guida in ciascuno dei settori.

La valutazione di Lgim tiene conto di una vasta gamma di indicatori, dalle strutture di governance fino alla strategia aziendale, gli obiettivi e le attività di lobbying. Dal Pledge sono coperte oltre 80 società che rappresentano circa la metà della capitalizzazione di mercato di sei settori chiave. Le aziende che rientrano nel Pledge sono state scelte per la loro dimensione, il profilo pubblico e la loro potenzialità di alzare gli standard nei rispettivi settori.

 

 

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