Dpam, nella classifica dei Paesi affonda il Brasile

11 Giu 2019
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Degroof Petercam Asset Management ha aggiornato le sue classifiche di sostenibilità dei Paesi investibili, basate su un processo di analisi proprietaria e pubblicate con cadenza semestrale dal 2007 per i Paesi Ocse e dal 2013 per quelli Emergenti. Lo scopo è definire l’universo di investimento dei fondi obbligazionari governativi SRI DPAM L Bonds Government Sustainable e DPAM L Bonds Emerging Markets Sustainable, dai quali vengono esclusi i Paesi che non eccellono dal punto di vista della sostenibilità.

PAESI OCSE

Guardando alla classifica dei Paesi Ocse, se da un lato trova conferma la posizione al vertice di Paesi come la Norvegia, la Svizzera, la Danimarca e la Svezia, dall’altro a risaltare è l’esclusione dall’universo investibile di nazioni come l’Italia, gli Stati Uniti e il Giappone, le cui performance in termini di sostenibilità sono risultate particolarmente modeste.

PAESI EMERGENTI

Nei Paesi Emergenti, l’assenza di democrazia interna lascia Cina, Russia e Arabia Saudita fuori dall’universo di investimento. Il Brasile continua il suo cammino verso il fondo della classifica

Numerosi studi indicano come esista un chiaro collegamento tra il livello di democrazia di un Paese e la sua sostenibilità. Alla luce di tale dato di fatto, come abitualmente succede, la classifica dei Paesi emergenti di DPAM ha escluso dall’universo investibile numerose nazioni, anche cruciali nell’economia mondiale, perché valutate come “non libere” (es. Cina, Russia, Arabia Saudita) da Ong specializzate e attendibili.

La modalità di assegnazione dei punteggi, simile a quella utilizzata per i Paesi Ocse, porta all’apice della classifica Repubblica Ceca, Singapore e Cile, che si dividono il podio. Oltre la vetta della classifica, l’evoluzione di alcuni Paesi è anche rilevante, in particolare il caso del Brasile (53esimo), una delle nazioni più importanti.

Il Brasile ha visto il suo posizionamento peggiorare rapidamente negli ultimi sei anni. Poiché si tratta di un Paese che rappresenta circa il 10% degli indici obbligazionari tradizionali relativi ai mercati Emergenti, questa situazione dovrebbe attirare l’interesse degli investitori. Il deterioramento della libertà civili e politiche è stato impressionante: se nel 2013 nella classifica di Freedom House il Brasile si attestava a 2 in termini di tutela dei diritti politici su una scala da 1 a 6 (con 1 il punteggio più alto), attualmente si attesta rispettivamente a 5 e 6 per quanto riguarda i diritti politici e le libertà civili. Dal punto di vista economico, il tasso di disoccupazione è raddoppiato (da 6,99% a 12,04%) negli ultimi cinque anni, con una particolare incidenza di quello relativo alle fasce più giovani di popolazione. Per quanto riguarda la tutela ambientale, infine, il paese non ha registrato significativi passi avanti: nel 2015, ad esempio, le energie rinnovabili hanno contribuito solamente per il 12% alla produzione complessiva di energia elettrica.

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