Economia circolare, gli Stati Generali promuovono l’Italia

8 Nov 2018
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Bilancio positivo per l’Italia sull’economia circolare. Il nostro Paese è ai primi posti in Europa in quasi tutti i diversi indicatori utilizzati: produttività delle risorse, consumo interno dei materiali, riciclo rifiuti urbani e tasso di utilizzo circolare dei materiali (dove è prima tra i cinque principali Paesi europei). Bene anche l’agricoltura biologica e l’eco innovazione. Sono questi alcuni dei principali dati contenuti nella Relazione 2018 sullo stato della green economy in Italia. Il rapporto è stato presentato ieri durante l’iniziativa Stati Generali della green economy, processo di elaborazione strategica, aperta e partecipata che vede il coinvolgimento dei principali stakeholder del comparto, durante il quale sono stati anche delineati i trend mondiali sulla green economy ed è stato delineato il ruolo della finanza.

FINANZA GREEN, LE NUOVE OPPPORTUNITÀ

Le prime grandi opportunità nel finanziamento internazionale si sono create proprio nel campo delle energie rinnovabili: i nuovi flussi di investimento, sia nazionali che internazionali, sono più che quadruplicati dal 2005. Nel 2015, la maggior parte dei fondi sono stati investiti in progetti legati all’eolico (38%) e al solare (56%). Dai lavori degli Stati Generali, è emerso che gli investimenti su base annua nella generazione di energia da fonti rinnovabili hanno superato gli investimenti nei combustibili fossili, principalmente grazie al rapido calo dei costi delle tecnologie. Attenzione è stata data anche alle nuove opportunità emerse per finanziare progetti legati alla green economy, come ad esempio l’aumento del numero di istituti finanziari che stanno emettendo obbligazioni green. L’Unep ha dato vita nel 2014 a un progetto internazionale denominato Inquiry attraverso il quale sostenere gli sforzi nazionali e internazionali indirizzati a spostare gli ingenti investimenti necessari a promuovere una green economy inclusiva. Un’altra misura, funzionale in tal senso, è stata l’iniziativa del “Fossil fuels divestment” e cioè un’azione volta a scoraggiare gli investimenti verso un settore (quello dell’energia fossile) e, a favore di un altro più efficiente ed efficace: quello delle fonti rinnovabili. Al 2017 si parla di 800 soggetti istituzionali e privati che hanno disinvestito dai fossili 6.000 miliardi di dollari.

I TREND MONDIALI

La priorità ambientale internazionale del clima non sta seguendo una traiettoria positiva. Nel 2017, è il bilancio degli Stati Generali, a livello globale si è verificato un aumento inatteso delle emissioni di carbonio dalla combustione di fossili per fini energetici dell’1,5 per cento. Non promette bene neanche il 2018 e agli attuali ritmi diventa sempre più difficile non compromettere l’Accordo di Parigi. Notizie preoccupanti arrivano soprattutto dalla Cina dove, fanno il punto gli Stati Generali, nonostante gli ambiziosi programmi sulle rinnovabili (probabili 200GW di solare per il 2020) si continua a bruciare carbone tanto che nel 2017 le emissioni di carbonio sono aumentate del 3,5% e nel primo trimestre 2018 sono salite del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

le 10 misure green per l’italia

Tra i punti critici analizzati dallo studio sull’Italia, invece, emergono il consumo del suolo, la decarbonizzazione e la tutela della biodiversità. Per quanto riguarda il tema lavoro, il settore delle rinnovabili è quello con il maggior numero totale degli occupati, seguiti dall’agricoltura biologica e di qualità e dalla rigenerazione urbana. Sono stati anche individuate 10 misure green su cui indirizzare gli investimenti, pubblici e privati nei prossimi anni: più fonti rinnovabili; riqualificazione profonda di edifici privati e pubblici, il conseguimento dei nuovi target europei di riciclo dei rifiuti; la realizzazione di un grande programma di rigenerazione urbana; il raddoppio degli investimenti nell’eco-innovazione, misure per la mobilità urbana sostenibile e per l’agricoltura ecologica e di qualità; la riqualificazione del sistema idrico nazionale; il completamento delle bonifiche dei siti contaminati e il rafforzamento della prevenzione del rischio idrogeologico.

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