Se anche Asvis lancia l’allarme greenwashing

14 Gen 2019
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Qualche giorno fa l’allarme greenwashing ha coinvolto anche l’Asvis, l’alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile. Ovvero uno degli organismi più attivi e conosciuti, anche grazie all’attività del suo portavoce Enrico Giovannini. «Una pennellata di verde – si legge in un articolo sul sito Asvis – a prodotti e servizi: una strategia di marketing di successo, che però non affronta i veri problemi dello sviluppo sostenibile. Il futuro è fatto di scelte complesse: non possiamo sfuggire rimpiangendo il passato».

La presa di posizione è particolarmente significativa perché Asvis, fino a oggi, ha agito da moltiplicatore dei messaggi di sostenibilità, puntando giustamente sulla strategia del volume più che della qualità. In primo luogo, si è posta il traguardo che del tema, in modo più specifico degli Sdgs, si cominciasse a parlare in senso allargato e diffuso. Della serie, la cosa importante è parlarne. In secondo luogo, ha spinto per aggregare il maggior numero di forze e realtà disposte a schierarsi sul fronte degli obiettivi sostenibili.

Il risultato quantitativo è stato senz’altro raggiunto.

Adesso, però, inizia evidentemente a emergere la sensazione che sia necessaria la fase due. Quella della qualità. Quella in cui non basta parlarne, perché ormai tutti ne parlano. Ma, al contrario, occorre forse porre un freno, appunto, al senso comune di greenwashing.

 

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