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Sostenibilità, gli italiani sanno di non sapere

Gli italiani sono virtuosi, ma ancora poco consapevoli e informati sulla sostenibilità: dichiarano di voler vivere in un mondo più sostenibile, ma due cittadini su tre rivelano di non sapere come fare. È quanto emerge dalla ricerca “Raee, Economia Circolare e Cambiamento Climatico. Una ricognizione dei livelli di conoscenza dei cittadini, delle loro opinioni e comportamenti [1]”, realizzata da Ipsos per conto di Erion in occasione dell’International E-Waste Day. L’indagine è stata svolta su un campione di mille cittadini italiani dai 18 ai 75 anni, intervistati tramite Computer Assisted Web Interview, lo scorso settembre.

Il sondaggio fotografa un progressivo cambiamento di mentalità degli italiani: sono molto più sensibili sulle tematiche legate alla crisi climatica, come la raccolta differenziata dei rifiuti e l’economia circolare. Tuttavia, la ricerca mette in luce un grosso gap di conoscenza e competenza. I cittadini intervistati, infatti, hanno rivelato di non conoscere spesso gli strumenti e non avere le giuste informazioni per adottare buone pratiche sostenibili. In particolare, è ben il 66% delle persone coinvolte nell’indagine a dichiarare di voler vivere in un mondo più sostenibile, ma di non sapere come fare dal punto di vista pratico.

ITALIANI VOLENTEROSI …

Dallo studio emerge che, in generale, la maggior parte dei cittadini italiani è già piuttosto incline ad adottare comportamenti virtuosi. Ad esempio, per quanto riguarda la raccolta differenziata, il 91% separa correttamente la plastica; il 90% la carta; l’89% il vetro; l’87% le lattine di alluminio e l’organico; il 70% le pile; il 66% i farmaci; e il 58% i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee). Ma non solo. Il 53% preferisce riparare un oggetto invece di comprarne uno nuovo, il 45% evita di acquistare prodotti usa e getta, il 44% sceglie prodotti con poco packaging, e il 40% acquista prodotti a km zero. Sono indietro invece sui fronti della mobilità in sharing, i cui servizi sono utilizzati solo dal 13%, e sul noleggio di beni durevoli, preferito al posto dell’acquisto solo dal 12%.

… MA NON MOLTO PREPARATI

Il sondaggio evidenzia l’importante lavoro di formazione e informazione che c’è ancora da compiere in Italia. Infatti, nonostante la popolazione sia ben disposta nei confronti della transizione ecologica, non si è dimostrata altrettanto preparata sui suoi temi. Per fare un esempio, il 60% degli intervistati non conosce il significato di economia circolare e la metà lo ritiene addirittura un concetto complicato e difficile da comprendere per le persone comuni, oltre che un processo costoso che mette a rischio molti posti di lavoro. Ancora peggio il concetto di neutralità climatica, conosciuto soltanto da un quinto del campione.

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Va un po’ meglio sul fronte dei cambiamenti climatici. Il 76% del campione li ritiene un’emergenza da affrontare subito e il 56% afferma che le autorità italiane e internazionali non stanno facendo abbastanza per contrastarli. Tuttavia, resta uno zoccolo duro, composto dal 24% dei partecipanti alla survey e concentrato sulle fasce d’età centrale, che dichiara che gli sconvolgimenti del clima non esistano e che siano altre le priorità da affrontare. L’86% ritiene che le attività umane siano la principale causa dei cambiamenti climatici e che le nostre abitudini di consumo non siano più sostenibili, mentre la percentuale scende all’82 tra chi è convinto che il riscaldamento globale avrà un grosso impatto sulla vita delle persone.

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Alessia Albertin

Iea: troppo lenta la transizione verso l’energia pulita

Posted By Alessia Albertin On In | No Comments

La transizione verso l’energia pulita è ancora troppo lento per portare le emissioni globali a un calo sostenuto in linea con l’obiettivo Net zero. Lo rivela il World Energy Outlook 2021 [4], il rapporto annuale dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) sull’energia nel mondo.

Dall’analisi emerge che anche quest’anno, nonostante l’aumento delle installazioni di solare ed eolico, continua a crescere il consumo mondiale di carbone, spingendo le emissioni di anidride carbonica verso il loro secondo aumento annuale più grande nella storia.

Il report esplora tre scenari su come il settore energetico globale potrebbe svilupparsi nei prossimi tre decenni e quali sarebbero le implicazioni. Se tutti gli impegni climatici annunciati ad oggi dai vari governi saranno rispettati, l’aumento delle temperature medie globali è comunque destinato ad arrivare nel 2100 a 2,1 gradi, sopra l’obiettivo minimo dell’Accordo di Parigi sul clima. Invece, lo scenario Net Zero Emissions entro il 2050 permetterebbe di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C.

Questa edizione è concepita come un manuale per la Cop26. Il documento, infatti, fornisce un’analisi di come i governi dovrebbero muoversi per limitare il riscaldamento globale entro i limiti stabiliti dall’Accordo di Parigi ed evitare così i peggiori effetti del cambiamento climatico.

Quelli che… studiano la sostenibilità/ 75

Posted By Alessia Albertin On In | No Comments

Nella sua attività quotidiana, ETicaNews riporta o menziona con continuità ricerche, analisi, report sul business sostenibile e responsabile. Di seguito, riportiamo una selezione relativa alle ultime settimane, con una breve sintesi del contenuto e con un rimando al relativo articolo. Questi report sono una minima parte delle centinaia di ricerche che ETicaNews ha incrociato nel suo percorso, e che stiamo raccogliendo nelle nostre Directories [5], per offrire un riferimento unico ai professionisti dell’economia e della finanza responsabile. Il servizio Directories fa parte del pacchetto ET.pro. [6]

ABBIAMO PARLATO DEL REPORT…

Climate Change Litigation: The Case For Better Disclosure And Targets [7] (S&P Global Ratings)

ARTICOLO: S&P: cresce il rischio per cause green [8]

«Ad oggi, non siamo a conoscenza di alcuno scenario in cui una controversia ambientale abbia avuto un impatto materiale sull’affidabilità creditizia di un emittente; tuttavia, ci aspettiamo che l’aumento delle controversie sul clima possa essere uno dei molti meccanismi con cui i rischi di transizione e fisici si cristallizzano per le aziende emittenti, portando con sé un potenziale rischio reputazionale e finanziario». Questa è la conclusione del report Climate Change Litigation: The Case For Better Disclosure And Targets con cui S&P Global Ratings ha acceso il riflettore sui crescenti impatti delle cause ambientali a carico delle imprese. Anche in relazione alle accuse di greenwashing. L’analisi, pubblicata il 6 ottobre, ripercorre l’evolversi dello scenario giudiziario che accompagna la lotta al cambiamento climatico.

ABBIAMO PARLATO DELL’ANALISI…

Carbonwashing: A New Type of Carbon Data-Related ESG Greenwashing [9] (Stanford Sustainable Finance Initiative)

ARTICOLO: Il carbonwashing dentro il dato [10]

La transizione verso i livelli degli accordi di Parigi è «altamente inaffidabile». Questo perché nelle pieghe del greenwashing esiste un rischio specifico che riguarda le emissioni di Co2. L’analisi arriva dallo studio “Carbonwashing: A New Type of Carbon Data-Related ESG Greenwashing” pubblicato a luglio dalla Stanford Sustainable Finance Initiative che pone l’attenzione sul pericolo del greenwashing riguardante le emissioni di anidride carbonica, il carbonwashing. Gli autori notano come «la natura orientata al futuro di queste strategie di decarbonizzazione incoraggia le aziende a dichiarare anticipatamente dati di impatto che non esistono ancora». Il carbonwashing si annida soprattutto nella catena della gestione del dato. Se non obbligate a dichiarare le emissioni di Scope 3, «le aziende potrebbero passare le loro emissioni alla supply chain attraverso l’outsourcing».

ABBIAMO PARLATO DEL BENCHMARK…

2021 Food and Agriculture Benchmark [11] (World Benchmarking Alliance)

ARTICOLO: Le aziende food non digeriscono gli Sdgs [12]

Nonostante la sua centralità e rilevanza nel fronteggiare le sfide più complesse, dalla fame nel mondo al cambiamento climatico, il settore agroalimentare non collabora e non progredisce nel percorso verso il raggiungimento dei Sustainable Development Goals (Sdgs). Lo rivela il World Benchmarking Alliance nel suo primo benchmark sul settore agroalimentare, 2021 Food and Agriculture Benchmark, che misura gli sforzi di 350 tra le più influenti aziende globali del settore sul loro contributo agli Sdgs. Le aziende vengono analizzate «dal campo alla forchetta» su 45 indicatori che includono strategia e governance, ambiente, nutrizione e inclusione sociale. Emerge che la maggior parte delle aziende continua a riproporre il business as usual e non contribuisce alla transizione a un sistema di produzione del cibo sostenibile. Ferrero è la prima tra le italiane che, nel complesso, sono in retrovia.

ABBIAMO PARLATO DEL RAPPORTO…

La percezione del rischio climatico delle società quotate al Ftse Mib e Ftse Italia Mid Cap [13] (Carbonsink e Fondazione Eni Enrico Mattei)

ARTICOLO: Impatti clima, silenzio in 9 aziende su 10 [14]

Dalla terza edizione del Rapporto “La percezione del rischio climatico delle società quotate al Ftse Mib e Ftse Italia Mid Cap”, realizzata da Carbonsink e Fondazione Eni Enrico Mattei, emerge che solo il 31% delle società dà evidenza nella propria disclosure alle opportunità climate-related, «restituendo l’impressione che i cambiamenti climatici siano percepiti più come un rischio che come un’opportunità». La ricerca si basa sulle informazioni pubbliche in materia di disclosure climatica delle società del Ftse Mib e del Ftse Italia Mid Cap, analizzandone impegni e azioni nella lotta ai cambiamenti climatici. Il 64% delle società esaminate descrive i rischi climatici ai quali è esposta, ma solo il 10% ne quantifica gli impatti finanziari. Inoltre, più dell’80% delle società del campione non comunica informazioni in ordine ai rapporti con la catena di fornitura nella riduzione delle emissioni di gas serra.

ABBIAMO PARLATO DELLO STUDIO…

Why Comparability is a Greater Problem Than Greenwashing in ESG ETFs [15] (University of Calgary)

ARTICOLO: Nella giungla degli Etf Esg [16]

Nello studio “Why Comparability is a Greater Problem Than Greenwashing in ESG ETFs”, Ryan Clements, professore dell’Università canadese “University of Calgary”, rileva come non sia il greenwashing il vero problema dell’industria degli Etf: attira l’attenzione dei media, ma ci sono poche prove che sia diffuso negli Etf. Tanto più che il rischio non varrebbe il gioco: gli Etf affronterebbero un costo reputazionale significativo, e gli investitori non avrebbero costi nel passare da un Etf a un altro, in quanto il mercato è incredibilmente liquido. Al contrario, per Clements il greenwashing distrae dal vero problema: soggettività e mancanza di standardizzazione rendono difficile la comparazione e la comprensione dei fondi passivi Esg e confondono gli investitori. Lo studio propone 3 passaggi per risolvere il problema: ecolabel, metriche standardizzate e prospetti uniformi.

ABBIAMO PARLATO DELLA RICERCA…

Taking the Temperature: Unlocking breakthrough climate action in the G20 [17] (Science Based Target Initiative)

ARTICOLO: Low carbon? Solo il 20% è “scientifico” [18]

Sono 4.215 le aziende dei paesi del G20 che hanno riportato nel questionario Cdp obiettivi di decarbonizzazione. Tuttavia, solo il 20% di questi obiettivi sono stati validati come science-based targets. L’Italia è allineata alla media e su un totale di 99 aziende che rendicontano su obiettivi di decarbonizzazione, il 19% ha definito e adottato obiettivi di decarbonizzazione basati sulla scienza. Il bilancio emerge dall’aggiornamento periodico della Science Based Target Initiative (Sbti) contenuto nel report “Taking the Temperature: Unlocking breakthrough climate action in the G20”. Per supportare le aziende verso gli obiettivi comuni, la Science Based Target Initiative (Sbti) ha previsto un processo a cinque fasi studiato per assicurare la robustezza metodologica degli obiettivi e che include la validazione da parte della stessa Sbti degli obiettivi prima di poterli realmente definire science-based.

Falck Renewables lancia il lending crowfunding per il parco agrivoltaico di Scicli

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Prende piede il modello partecipativo nella transizione energetica. Falck Renewables annuncia [19] la sua prima campagna di lending crowdfunding del programma “Coltiviamo energia” per costruire il parco agrivoltaico di Landolina a Scicli, in provincia di Ragusa. L’impianto combinerà produzione agricola ed energia rinnovabile, massimizzando l’efficienza di uso del suolo.

Il progetto, la cui costruzione inizierà a novembre 2021, si estenderà su un terreno di 22 ettari: 17 ettari saranno destinati alla coesistenza di fotovoltaico e coltivazioni, e 5 ettari saranno dedicati unicamente a piantumazioni. Verranno messe a dimora colture autoctone individuate in collaborazione con il Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania. Si stima che il parco produrrà circa 20 GWh di energia rinnovabile, pari al fabbisogno di oltre 5mila famiglie.

L’iniziativa si svilupperà attraverso un prestito remunerato della durata di 10 anni, garantito da Falck Renewables, in modalità crowdfunding, al momento riservato ai soli siciliani. Gli abitanti di Scicli beneficeranno di un rendimento annuo lordo del 5-6%; mentre per gli abitanti della Regione, il valore fissato è al 4-5%.

Falck Renewables ha previsto anche la creazione di uno schema di beneficio collettivo, con la costituzione di un fondo annuale a sostegno di iniziative di impatto locale nel Comune di Scicli, e il finanziamento di un programma di borse di studio per formare nuove professionalità nel campo delle tecnologie rinnovabili e della sostenibilità energetica e dello sviluppo.

Sul web si parla di finanza a impatto e Pnrr

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ET.agenda [20] cambia formato per andare incontro alle nuove esigenze di distanziamento sociale. Un format rinnovato con gli appuntamenti etici della settimana e del mese, selezionati per chi si occupa di Csr, Social business, finanza Sri e crowdfunding. Tutto quanto fa sostenibilità, in webinar, dal vivo o sui social. Il servizio fa parte dell’abbonamento ET.pro [6]. [21]

Martedì 19 ottobre, dalle 18 alle 19,30, in diretta streaming si terrà l’evento “Finanza a impatto e Pnrr: una sfida necessaria. Dieci raccomandazioni per realizzare una Impact Economy [22]”, organizzato da Social Impact Agenda per l’Italia, network italiano della finanza a impatto, in collaborazione con Vita, magazine dedicato al racconto sociale. Si rifletterà sull’attuazione del Pnrr attraverso gli strumenti della finanza a impatto, presentando 10 raccomandazioni concrete per il paese. Si approfondiranno le possibilità che il Pnrr sta offrendo allo sviluppo e alla diffusione degli strumenti impact, con una panoramica sugli ultimi progetti in corso.

Dal 19 al 20 ottobre, presso la Camera di Commercio di Bari e online, si terrà l’evento “Italian Business & SDGs Annual Forum – Migrazioni e lavoro dignitoso, l’impegno del business per l’Agenda 2030 [23]”, organizzato dall’UN Global Compact Network Italia. Questa sesta edizione si concentrerà su imprese, migranti e lavoro dignitoso, una priorità riconosciuta dall’Sdg 8. L’appuntamento annuale ha l’obiettivo di creare un’occasione di dialogo e confronto tra mondo delle aziende, delle istituzioni, della società civile, di enti accademici e di ricerca, sul ruolo che il settore privato è chiamato a giocare per il raggiungimento dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo Sviluppo Sostenibile.

Mercoledì 20 ottobre, dalle 10 alle 11,30, si terrà il webinar “Una nuova frontiera per gli investimenti sostenibili: la biodiversità [24]”, organizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile, in collaborazione con la società di gestione Natixis Investment Managers. Si parlerà di come la perdita di biodiversità sia considerata un problema di rilevanza globale, comporti rischi finanziari per gli investitori, e chiami in causa il loro ruolo per gli impatti generati sugli ecosistemi. Si approfondirà il contributo della finanza sostenibile alla tutela della biodiversità, analizzando metodologie, strumenti e sfide per integrare il tema nelle strategie di investimento, in termini di valutazione/misurazione a livello del portafoglio e di selezione delle aziende.

Mercoledì 20 ottobre, dalle 11, a Roma e in diretta streaming, si terrà l’evento “GreenItaly 2021 – Un’economia a misura d’uomo per il futuro dell’Europa [25]”, organizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere. Durante l’appuntamento verrà presentata l’edizione 2021 del Rapporto GreenItaly, la ricerca su dati e storie della green economy italiana. Interverranno il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e il Commissario europeo per l’economia, Paolo Gentiloni.

Giovedì 21 ottobre, dalle 9 alle 17,30, a Milano e online, si terrà l’evento “Green Retail Forum 2021 – La transizione [26]”, organizzato dalla Planet Life Economy Foundation (Plef), associazione che si occupa di dare concretezza ai principi della sostenibilità. L’11esima edizione del forum dedicato all’evoluzione sostenibile nel mondo del retail e del largo consumo è incentrata sul tema della transizione. Si discuterà di come misurare nel tempo l’effettivo impatto delle iniziative green in linea con gli obiettivi del Pnrr e gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, e di come misurare la sostenibilità sia diventata una leva capace di incrementare significativamente le vendite.

Carrello green per 9 italiani su 10

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In Italia quasi 9 consumatori su 10 affermano di compiere scelte sostenibili quando acquistano prodotti alimentari o bevande. È quanto emerge dal “Rapporto Coop 2021 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani [27]“, elaborato dal Gruppo Prodotti a base vegetale di Unione Italiana Food. I numeri confermano il cambiamento delle abitudini alimentari degli italiani verso sistemi e modelli sempre più sostenibili.

L’analisi mette in luce che nel primo semestre 2021, il valore della spesa “green” al supermercato ha toccato i 10 miliardi di euro, segnando un +8% sul primo semestre 2020. L’aumento dei consumi di alimenti plant-based invece è del +3,1% a valore rispetto al 2020. In generale si spendono per l’acquisto di proteine vegetali oltre 800 milioni di euro circa.

Tra i fattori che hanno contribuito alla crescente attenzione dei consumatori italiani all’ambiente, alla salute e al benessere degli animali, c’è anche la pandemia: il 42% afferma di mangiare oggi in modo più sano ed equilibrato e il 26% di aver ridotto il consumo di proteine animali per ragioni di salute e/o ambientali.

La Consob francese: il greenwashing spaventa i risparmiatori

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Net Zero, gli azionisti incalzano le banche australiane

Posted By Alessia Albertin On In | No Comments

Un gruppo di circa 100 azionisti ha presentato risoluzioni sui cambiamenti climatici a Westpac Banking Corp, Australia and New Zealand Banking Group e National Australia Bank, tre delle quattro banche australiane, chiedendo loro di rispettare gli impegni presi per l’azzeramento delle emissioni entro il 2050.

Come anticipato dalla rassegna sostenibile [30] di questa settimana (OB/ 274 “Azionisti spronano le banche australiane sul clima”), i documenti chiedono anche un impegno da parte degli istituti a non finanziare progetti di combustibili fossili, in linea con l’International Energy Agency.

Le risoluzioni anticipano i colloqui sul clima della Cop26 delle Nazioni Unite a Glasgow, che inizieranno il 31 ottobre. In questo periodo,  i regolatori australiani stanno anche intensificando il controllo sui rischi e le divulgazioni legati al clima.

Tuttavia, è improbabile che vengano presentate ufficialmente per un voto alle assemblee generali annuali delle banche a dicembre, in parte a causa delle restrizioni previste dal diritto societario australiano. Il sostegno a questo tipo di risoluzioni, però, sta aumentando.

L’entropia Esg può aiutare il Var

Posted By Elena Bonanni On In | No Comments

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Europa, monster green bond da135 miliardi di ordini

Posted By Elena Bonanni On In | No Comments

La Commissione Ue ha emesso in settimana il suo primo green bond a lungo termine che alimenterà il Next Generation Eu registrando ordini record per oltre 135 miliardi di euro. I proventi saranno destinati agli Stati membri per la spesa a favore dell’efficienza energetica, l’energia pulita e l’adattamento ai cambiamenti climatici. L’emissione, da 12 miliardi di euro e con durata 15 anni, è la prima di un programma Ue da 250 miliardi di euro di vendite di obbligazioni verdi, pari al 30% dell’emissione totale di Next Generation Eu, entro il 2026. L’ammontare era stato indicato a settembre [31] in occasione della presentazione del “NextGenerationEU – Green Bond Framework” e posizionerebbe la Ue come il più grande emittente al mondo di titoli di debito verdi.