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Low carbon? Solo il 20% è “scientifico”

Sono 4.215 le aziende dei paesi del G20 che hanno riportato nel questionario Cdp obiettivi di decarbonizzazione. Tuttavia, solo il 20% di questi obiettivi sono stati validati come science-based targets, i cosiddetti obiettivi di decarbonizzazione basati sulla scienza. L’Italia è allineata alla media e su un totale di 99 aziende che rendicontano su obiettivi di decarbonizzazione, il 19% ha definito e adottato science-based targets. Il bilancio emerge dall’aggiornamento periodico della Science Based Target Initiative (Sbti) contenuto nel report “Taking the Temperature: Unlocking breakthrough climate action in the G20” [1] .

Per essere science-based, gli obiettivi di decarbonizzazione non solo devono essere volti alla riduzione delle emissioni aziendali di Co2 e Ghg ma devono anche essere in linea con il livello di decarbonizzazione richiesto dall’Accordo sul Clima di Parigi e funzionale a mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto di 1.5°C. Per supportare le aziende verso gli obiettivi comuni, la Science Based Target Initiative (Sbti) ha previsto un processo a cinque fasi studiato per assicurare la robustezza metodologica degli obiettivi e che include la validazione da parte della stessa Sbti degli obiettivi prima di poterli realmente definire science-based.

La spinta verso l’adozione di science-based targets da un numero crescente di aziende appare in ogni caso evidente, con un tasso di crescita globale del 25% nel numero di aziende dei Paesi del G20 che hanno definito e ottenuto la validazione di science-based targets tra il 2015 e il 2021. Un incremento che, secondo la ricerca di Sbti, è visibile anche nel brevissimo termine. Rispetto all’iniziale fotografia presentata a giugno 2021 nel report Sbti “Taking the Temperature: Assessing and scaling up climate ambition in the G7 Business Sector”, in soli due mesi, tra giugno e agosto 2021, il numero di aziende che hanno adottato science-based targets è cresciuta del 27%, contro il 20% di crescita rilevato nello stesso periodo del 2020 (tra giugno e agosto 2020).

Dalla ricerca Sbti emerge tuttavia un distacco tra le aziende dei Paesi del G7 e del G13, con le prime in testa con il 25% di science-based targets sul totale degli obiettivi di decarbonizzazione definiti e rendicontati, contro solo il 6% per le aziende dei Paesi del G13. Per quanto riguarda i paesi del G7, le aziende del Regno Unito e della Francia risultano essere le più ambiziose, staccando gli altri Paesi per percentuale di science-based targets sul totale degli obiettivi riportati (rispettivamente del 41% e 33%) subito seguiti dalla Germania (21%) e dall’Italia (19%).

Grandi impatti e grandi responsabilità

La strada sembrerebbe quasi in discesa, se non fosse che l’impegno mostrato nella definizione di science-based targets non sembra provenire dalle aziende che pesano maggiormente in termini di impatto ambientale.

Analizzando infatti i principali indici di Borsa dei Paesi del G7, la ricerca rivela che nonostante il trend positivo del numero di science-based targets fissati, le emissioni di Ghg coperte da science-based targets all’interno degli indici G7 non hanno registrato incrementi significativi da aprile 2021. In altre parole, secondo la Sbti, non è stato registrato alcuno scostamento negli indici di traiettoria delle temperature per Paese, definite sulla base degli impegni di decarbonizzazione delle aziende quotate negli indici in questione. Anzi, il 10% di queste aziende sembrerebbe essere responsabile per almeno il 48% delle emissioni totali degli indici dei paesi del G7.  Le aziende che hanno un maggior impatto ambientale in termini di emissioni Ghg non sono quindi necessariamente quelle che fissano gli obiettivi di decarbonizzazione più ambiziosi e scientifici.

È necessario fare di più e il prima possibile, come sottolinea Heidi Huusko, membro dell’executive leadership team Sbti e Senior Manager dell’UN Global Compact, «è cruciale che tutte le industrie e i settori si facciano avanti con azioni climatiche urgenti e rispondano a ciò che la scienza ci sta chiaramente dicendo: se vogliamo assicurarci un futuro su questo pianeta, dobbiamo tutti fare la nostra parte per dimezzare le emissioni e arrivare al net-zero prima del 2050». Nel commento alla ricerca, la Sbti riprende le azioni urgenti identificate nel report pubblicato a giugno 2021 e ricorda che la responsabilità è di tutti, dai governi agli investitori, passando per le aziende. Soprattutto i paesi del G7 devono agire da driver «delle trasformazioni dell’economia globale, incentivando le aziende a tagliare velocemente le emissioni, ai tempi e nei modi richiesti dalla scienza».

Martina Costa