analisi storico-economica di un esperto sri di bnpp ip

Clima, costerà un’inflazione di guerra

6 Nov 2016
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bnp-logo_ok_newsletter«La battaglia contro il clima è tutt’altro che finita. Anzi, è solo alle prime schermaglie ed è difficile prevedere quando inizierà la guerra vera, senza esclusione di colpi». Chi parla è uno specialista gestioni Sri di BNP Paribas Investment Partners, Alexandre Jeanblanc, in un intervento pubblicato recentemente sul Blog “Investors Corner” della società di investimento francese. L’autore propone l’analisi di un aspetto economico e finanziario ancora non pienamente considerato, nella proiezione di un impegno globale contro il climate change. Ovvero, il ritorno di tassi di inflazione a livelli ritenuti non più ripetibili. Si tratta di un esempio dei temi monitorati dai gestori dei fondi “environmental” di Bnp Paribas Investment Partners.

L’INSEGNAMENTO DELLA STORIA

Il punto di partenza è un’analisi storica. «La storia – scrive Jeanblanc – dimostra che ogni periodo bellico ha registrato un’impennata del tasso di inflazione. Questo avvenne, per esempio, durante le due guerre mondiali: in Francia, l’inflazione superò il 250% tra il 1915 e il 1920, e il 1.400% tra il 1940 e il 1949; negli Stati Uniti, l’indice dei prezzi sorpassò l’80% tra il 1916 e il 1929, e andò oltre il 40% tra il 1941 e il 1943».

La battaglia contro il climate change, è l’allarme dell’analista francese, «potrebbe condurre a simili incrementi dei prezzi! In tempi di guerra, le banche centrali hanno dimostrato una singolare e sorprendente abilità nel creare moneta che consentisse ai governi di finanziare le spese militari. Una raccolta di risorse attraverso le tasse, infatti, avrebbe causato rivolte popolari. Viceversa, la creazione di moneta (da cui discende direttamente l’inflazione, ndr) da parte delle banche centrali è una strada assai più subdola (e ipocrita) per finanziare l’espansione delle spese pubbliche. I cittadini non ne sono esposti direttamente, come con le tasse. Ma si confronteranno con il boom inflazionistico successivo all’evento».

UN MODELLO DA CAMBIARE. E IN FRETTA

Il ragionamento di Jeanblanc prosegue poi con una serie di considerazioni sul quadro di partenza, della sfida al cambiamento climatico. E porta il caso degli Stati Uniti, individuando quanto il Paese sia tuttora ancorato «all’high-energy American lifestyle», a partire dalla cultura delle maxi automobili, del viaggio aereo tra gli Stati confederati, dei condizionatori sempre al massimo, del cibo a base di carne e delle case oversize. Per cambiare un simile modello, sottintende l’autore, saranno necessarie azioni considerevoli.

Per contro, Jeanblanc evidenzia la possibilità che il temuto incremento climatico non sia così lontano negli anni come spesso si ritiene. Secondo i climatologi dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC),  all’attuale tasso di surriscaldamento, «i due gradi di innalzamento della temperatura non arriveranno in 100 anni, bensì in 25 anni».

Occorre dunque cambiare lo stile di vita alle società occidentali. Ecco perché è lecito attendersi la necessità di uno sforzo titanico, come può essere quello di una fase bellica. «Debito e deficit pubblici accelereranno, così come le due guerre mondiali forzarono i governi a cambiare le proprie strategie e a impegnare immense risorse. Non è certo il caso di attendersi che i cittadini/consumatori accettino felicemente di ridurre i propri consumi, o di pagare più tasse per sostenere lo sforzo». Da qui l’inevitabile strada della spesa finanziata col debito, e del debito sostenuto a colpi di nuova moneta e, dunque, di inflazione.

Jeanblanc propone una lista esemplificativa degli interventi finanziari di sostegno o incentivo, a fronte di scelte e imposizioni di nuovi modelli di vita (e di produzione industriale), considerando le automobili, le case, le catene produttive, i prodotti riciclabili, gli spazi pubblici e le tasse sulla Co2. E ricorda anche come, questo sforzo, porterà un effetto “innovazione” importante, che potrà consentire una nuova rinascita economica globale. Così come avvenne, anche in questo caso, dopo la seconda guerra mondiale.

QUANDO SUCCEDERÀ?

Un punto chiave, conclude l’analisi Jeanblanc, è capire quando tutto questo «prenderà forma». Difficile individuare un orizzonte temporale preciso. Quel che si può dire scrive l’analista, è che ciò avverrà «certamente una volta che eventi climatici estremi siano stati riconosciuti come un pericolo tangibile. Certamente quando le parti oggi interessate a mantenere l’attuale modello di vita, incluso il consumo di fossil fuel, saranno sorpassate dalle parti che vedranno l’attuale modello come un pericolo per i propri interessi. Certamente, una volta che i titolari di rendite economico-finanziarie, i quali vedono come un danno una ripresa dell’inflazione, avranno minor peso politico di coloro che vedono il proprio guadagno nella crescita sostenibile futura».

 

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