NUOVA RICERCA GOLDMAN SACHS

Engagement, più pressione Esg sui board

1 Lug 2019
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Goldman Sachs registra l’aumento delle attività di engagement e voto Esg degli azionisti a livello globale. Oltre alle risoluzioni, crescono anche i voti contrari su nomine e remunerazioni (+45% dal 2014). Risultato: più trasparenza Esg e alfa negli investimenti.

Grazie alle politiche di voto, gli azionisti espandono sempre di più la loro influenza sui board e spingono verso il miglioramento delle performance Esg. A sostenerlo è lo studio “Shareholder engagement in the age of transparency”, pubblicato da Goldman Sachs lo scorso 12 giugno. Il report rileva gli sforzi crescenti degli azionisti per influenzare la disclosure aziendale, la valutazione del rischio e la supervisione sulla governance, sia attraverso le risoluzioni sia utilizzando l’engagement diretto.

In particolare, l’impegno degli investitori si concentra sempre di più sui temi ambientali e sociali (E&S), che stanno colmando il divario con le risoluzioni più tradizionali riguardanti la governance. Nel 2019 (Ytd), il supporto medio per le proposte di risoluzione E&S del mercato statunitense è del 30%, e converge verso il 33% della governance, mentre tra i grandi emittenti britannici le proposte sociali e ambientali hanno già superato quelle sul governo societario. Sono le aziende più grandi a ricevere maggiore attenzione nelle risoluzioni E&S: Amazon ha avuto il maggior numero di proposte nel 2019, nel 2018 il principale destinatario è stato Chevron, preceduto da Alphabet nel 2017. Fra gli argomenti più gettonati ci sono i finanziamenti alla politica, i cambiamenti climatici, la diversity e le disparità salariali.

La crescita dell’impegno da parte degli investitori, spesso articolato in politiche di voto pubbliche orientate all’Esg, è guidata secondo gli analisti da una varietà di fattori: «I codici di stewardship globale, l’adesione ai Pri e le crescenti aspettative dei clienti». Gli investitori istituzionali utilizzano sempre di più l’engagement diretto (riunioni, chiamate, lettere scritte) per intervenire sulle questioni Esg e influenzare il processo decisionale a livello di board. «Per gli emittenti, questo significa investire tempo per dialogare con gli azionisti su questi temi durante tutto l’anno», si legge nel report.

SI VOTA CONTRO NOMINE E REMUNERAZIONI

Le pressioni degli azionisti cominciano a tradursi in azioni concrete anche al momento dell’elezione dei membri del board e delle decisioni sulle remunerazioni, che, a differenza delle risoluzioni (tendenzialmente consultive), producono effetti vincolanti. Per le aziende dell’S&P 500, il numero di amministratori che hanno ricevuto più del 20% di voti contrari è stato del 45% più alto nel 2018 rispetto al 2014. Sebbene la stragrande maggioranza dei consiglieri di amministrazione, a livello globale, sia approvata con oltre il 90% di voti favorevoli, gli investitori sono sempre più disposti a esprimere la loro insoddisfazione nelle votazioni sulle nomine e sulle remunerazioni. Il 14% delle candidature dei consiglieri e il 62% delle votazioni “say-on-pay” delle società S&P 500 ricevono ora meno del 95% di supporto (nel 2015, rispettivamente, solo l’11% e il 37% restavano sotto a questa soglia).

PRO E CONTRO DELLA TRASPARENZA

Secondo Goldman Sachs, il ruolo più attivo degli investitori ha promosso un aumento della responsabilità e degli standard Esg degli emittenti: «A nostro avviso, i costanti miglioramenti nella disclosure ambientale e sociale possono essere in parte attribuiti agli sforzi di engagement degli azionisti». Inoltre, fra le tendenze positive nell’evoluzione delle pratiche di governance nelle principali economie sviluppate, vengono citate la maggiore indipendenza dei consigli di amministrazione, la diminuzione delle disposizioni anti-acquisizione e la riduzione degli “staggered board”. Tuttavia, prosegue il report, la trasparenza sui processi decisionali del consiglio di amministrazione potrebbe dare troppo spazio a fattori che collimano con la rilevanza finanziaria: «Il peso crescente delle attività pubbliche di stewardship da parte degli investitori può creare tensioni fra le considerazioni che riguardano le public relation e la materialità finanziaria delle decisioni di voto degli azionisti».

Infine, un’ultima considerazione riguarda le possibilità di generare alfa con un investimento orientato all’Esg. Il lavoro di Goldman Sachs suggerisce che, sebbene le attività di engagement favoriscano un miglioramento delle prestazioni future, le migliori opportunità di rendimento si possono individuare negli emittenti leader sull’Esg, dotati di una «cultura proattiva di attenuazione del rischio Esg».

 

Fabio Fiorucci

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