Definiti 13 principi per fare chiarezza sul mercato

La World Bank contro l’impact washing

13 Set 2018
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Il documento, che dovrebbe essere sottoscritto da investitori e asset owners, sarà presentato a ottobre. La stessa indagine annuale del Giin del 2018 ha evidenziato un rischio diluizione: per l'80% dei rispondenti la trasparenza rimane la soluzione principale

sriA livello mondiale il mercato dell’impact investing vale 1.300 miliardi di dollari, ma proprio questa sua crescente popolarità fa aumentare il rischio di usi impropri della strategia. Di fronte a questo pericolo, la Banca mondiale prova a correre ai ripari ufficializzando una definizione degli investimenti a impatto. L’obiettivo è tracciare con precisione il perimetro dell’impact, cercando così di scoraggiare tentativi di impact washing. Nascondersi dietro nobili cause per metter in atto pratiche che lo sono un po’ meno, è il ragionamento della Banca Mondiale, porterebbe a un danno di reputazione per tutto l’impact, che invece sta iniettando liquidità alle economie emergenti.

Per questo l’International Finance Corporation, il braccio del gruppo World Bank che si occupa di investire nel settore privato dei Paesi in via di sviluppo, ha stilato una lista di 13 principi dell’impact investing. Il documento sarà reso pubblico a ottobre 2018 durante il meeting annuale della World Bank e dell’International Monetary Fund in Indonesia, ma si sa già che i principi sono divisi in cinque categorie: strategia, struttura, management del portafoglio, uscita dagli investimenti e verifica dei risultati. Hans Peter Lankes, vicepresidente di Ifc, ha detto al Financial Times che la messa a punto dei 13 principi è avvenuta su richiesta di investitori preoccupati per una diluizione del brand dell’impact investing.

In attesa della presentazione del documento, che nelle speranze della World Bank dovrebbe essere sottoscritto da investitori e asset owner, i dati dell’ultima survey annuale Giin (Global impact investing network) possono aiutare a tracciare il fenomeno dell’impact washing. Per l’80% degli operatori che hanno risposto, una maggiore trasparenza da parte degli investitori impact aiuterebbe a mitigare il rischio di «impact diluition». Per il 41% un aiuto potrebbe arrivare da una certificazione di parte terza, mentre il 31% e il 26% rispettivamente hanno risposto che principi condivisi e un codice di condotta potrebbero rappresentare approcci efficaci.

E proprio sugli strumenti dei principi condivisi o codice di comportamento, i rispondenti all’indagine annuale del Giin hanno dato suggerimenti sulle pratiche che gli investitori impact dovrebbero dare prova di mettere in atto. Ai primi posti per priorità ci sono quelle che contribuiscono a definire gli investimenti impact, come l’obiettivo di creare impatti ambientali e sociali positivi (92%) e la misurazione dei risultati (76%).

Veronica Ulivieri

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