cosa significano le scelte degli asset owner
Deflussi dai fondi? Ma è una riscossa Esg
C’è una frase, nell’ultimo report di Morningstar sui flussi di capitale verso i fondi Esg, nella quale si nasconde una svolta di sistema. Il report registra le evoluzioni dell’ultimo trimestre 2025, e ripercorre anche l’andamento annuale (un approfondimento sarà presentato la prossima settimana). Il risultato emergente non è positivo: ci sono stati chiari deflussi dai fondi Esg nel terzo e nel quarto trimestre dell’anno passato.
Ma ecco la frase a sorpresa che cambia il quadro: «Gran parte del deflusso in entrambi i trimestri – scrive Morningstar – è derivato dai rimborsi da parte di grandi investitori istituzionali britannici che hanno trasferito le attività dai fondi Esg comuni a mandati Esg separati su misura».
Quanto tale fenomeno sia eccezionale lo conferma la stessa Morningstar, con una nota a fondo pagina in cui spiega di «non raccogliere i dati delle gestioni separate». Uguale: fino a oggi tali flussi non erano considerati rilevanti per il monitoraggio trimestrale.
Ma, diversamente dal passato, questa volta il report stima una dimensione che cambia il mercato, riguardando «gran parte dei deflussi in entrambi i trimestri».
LA STIMA QUANTITATIVA
La “stima” si basa su prese di posizioni pubbliche dei singoli colossi della previdenza, a patire dal primo annuncio del 2025 di The People’s Pension che fece il giro del mondo, cui sono seguite una serie di iniziative anche da parte di investitori istituzionali non britannici.
Questi annunci spiegano la portata degli spostamenti richiesti dai fondi pensione, in direzione di una gestione molto più allineata alle loro esigenze. E quando tale gestione non è incasellabile nei prodotti “ufficiali”, diventa necessario studiare gestioni personalizzate con “Esg ad personam”. Molto più Esg, anche se meno visibili.
Ecco perché si tratta di una azione “mansueta” nei modi, ma rivoluzionaria negli effetti.
LA STIMA POLITICA
Per quanto “mansueta”, la portata politica di tale svolta è, se possibile, anche più potente dei miliardi che cambiano gestore. Come spiegato a salone.SRI da Valeria Piani, Head of Stewardship Phoenix Group e chair of CA100+ Steering Committee, gli asset owner hanno comunque alzato il tono della voce, alla ricerca di un nuovo posizionamento in grado di incidere sulle cose, anche in termini di narrativa e messaggio.
È emblematico, in questo senso, l’appello pubblico contenuto nel documento “Asset owner statement on climate stewardship”, co-firmato da una coalizione di investitori guidata da People’s Pension, Brunel e Scottish Widows, con altri 32 fondi pensione firmatari. Letto in termini amichevoli, è una chiamata all’azione dei gestori. Letto in termini meno amichevoli, si tratta di cinque ultimatum alle case di gestione, perché mettano da parte i timori generati dalle politiche anti-Esg, e facciano il loro dovere per canalizzare al meglio i capitali messi loro a disposizione. Nel rispetto dei principi di stewardship, cioè nel rispetto dei principi Esg che gli sono stati chiesti.
UNA SCOSSA DI SISTEMA
Questa trasformazione riguarda solo gli asset owner? Assolutamente no. In primo luogo, quando si parla di asset owner si parla dei detentori dei maggiori capitali mondiali, peraltro spesso in rappresentanza dei patrimoni pensionistiti o assicurativi delle persone. Questo significa che il ruolo di questi soggetti è istituzionale e strutturale: un loro mutamento è una scossa al vertice della filiera (o, per dirla con le leggi della natura, al vertice della catena alimentare). Il che significa che non potrà che ripercuotersi su tutti i gradini della filiera finanziaria.
Inoltre, per quanto mansueta, la rivoluzione degli asset owner sta imponendo i canoni della nuova narrativa Esg. Come aveva spiegato Piani a salone.SRI: per troppo tempo si è parlato dell’utilità e della necessità dei fattori Esg solo tra addetti ai lavori, col risultato di aver lasciato la narrativa ai detrattori, i quali hanno avuto buon gioco nel dipingerli come un fenomeno politico dai costi eccessivi.
La presa di posizione ai vertici della catena alimentare finanziaria, potrà liberare dalla prigione concettuale tanti manager (della finanza e non) congelati dal terrore di finire sotto attacco per aver proseguito un percorso utile. Ma narrato al contrario.
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