Banche europee e clima: ShareAction lancia l’allarme

20 Gen 2026
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I progressi sull’azione climatica da parte delle principali banche europee si sono completamente fermati e, in diversi casi, sono addirittura regrediti.

Questo è quanto emerge da un’indagine di ShareAction che ha analizzato l’approccio di 25 tra i maggiori gruppi bancari europei nell’affrontare il cambiamento climatico, nel proteggere gli habitat naturali nel mondo e nel rispettare i diritti delle comunità indigene che si trovano in prima linea nella crisi climatica.

È emerso che, sebbene un numero limitato di banche continui a fissare nuovi obiettivi per ridurre le emissioni nei settori chiave, il quadro generale è caratterizzato da politiche deboli sui combustibili fossili e da un’ambizione in calo.

Qui alcuni dei principali aspetti emersi dal report:

  • la valutazione media delle banche si ferma al 41%, un dato che secondo ShareAction indica che «le banche non stanno adottando le misure necessarie per affrontare i rischi ambientali e sociali più urgenti». Solo quattro istituti (Bnp Paribas, Crédit Mutuel, La Banque Postale e Rabobank) superano la soglia del 50% nella classifica complessiva. Ubs (25%) e Deutsche Bank (27%) sono invece risultate le peggiori;
  • le policy sui combustibili fossili sono deboli e ancora lontane dall’allinearsi alla scienza climatica. Sono infatti solo quattro le banche che escludono completamente il finanziamento a società che portano avanti nuovi progetti di petrolio e gas;
  • l’espansione delle infrastrutture per i combustibili fossili rimane in gran parte incontrollata;
  • i nuovi obiettivi di finanza sostenibile mostrano un calo di ambizione. Cinque banche che hanno adottato nuovi obiettivi di finanza sostenibile dal maggio 2024 hanno ridotto il livello di ambizione.

«Le banche hanno un ruolo cruciale nel guidare l’economia attraverso le sfide poste dalla crisi climatica – ha commentato Xavier Lerin, Head of Financial Sector Research di ShareAction -. Eppure, invece di mostrare leadership, la maggior parte delle banche sta rallentando i progressi sul clima e una minoranza preoccupante sta addirittura tornando indietro sugli impegni presi».

L’organizzazione chiede ora un intervento più deciso da parte di investitori e regolatori, sollecitando l’introduzione di piani di transizione credibili e requisiti patrimoniali che riflettano gli elevati rischi associati agli investimenti nei combustibili fossili.

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