Gli investitori sempre meno interessati ai combustibili fossili: l’analisi di Carbon Tracker Initiative

12 Apr 2021
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Il valore delle azioni offerte dalle compagnie legate alla produzione e sfruttamento dei combustibili fossili è crollato di 123 miliardi di dollari nell’ultimo decennio, sottoperformando l’indice ACWI del 52% dal 2012 al 2020. Questo quanto rilevato da un’analisi di Carbon Tracker Initiative, A Tale of Two Share Issues: How fossil fuel equity offerings are losing investors billions.

Gli analisti di Carbon Tracker avevano già stimato nel 2011 un forte rischio di attivi non recuperabili (stranded assets) per gli investitori in società dipendenti dai combustibili fossili. Da allora i produttori e utilizzatori di combustibili fossili hanno venduto sui mercati azionari titoli per oltre 640 miliardi di dollari in 2360 transazioni di borsa. Oggi gli investitori in quelle società si trovano con perdite sul capitale investito che ammontano a 123 miliardi.

L’appetito degli investitori per il carbone sta calando e per le compagnie basate sui combustibili fossili l’accesso ai capitali diventa sempre più problematico. L’analisi di Carbon Tracker mostra un trend negativo della percentuale di titoli nel settore dei combustibili fossili rispetto al totale del mercato azionario, con un calo dal 12% nel 2012 all’8% nel 2014-16, fino a meno dell’1% nel 2020, con un crollo del numero di transazioni annuali nel settore pari al 75%.

Al contrario, i titoli azionari delle società di energia elettrica derivante da fonti rinnovabili hanno sovraperformato rispetto alle loro pari basate sul carbone, arrivando a un valore complessivo di 111 miliardi di dollari. Allo stesso modo, un trend positivo si registra per le società specializzate in tecnologie per le rinnovabili, che hanno sovraperformato rispetto al mercato, con una crescita del loro valore pari a 77 miliardi di dollari.

  

 

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