NNIP analizza l'arte dell'investimento responsabile

ESG, nei bond c’è più strada da fare

11 Nov 2019
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NN_IP_logo_webL’investimento responsabile è un’arte. Questo concetto è centrale nella strategia di NN Investment Partners che, da tempo, integra sistematicamente i criteri ambientali, sociali e di governance (Esg) nella maggior parte dei patrimoni in gestione (attualmente 176 miliardi o il 66%), e si impegna costantemente ad aumentare questo valore.

Secondo il sondaggio Fiducia negli investimenti responsabili condotto da NN IP a maggio 2019 (intervistati 290 investitori professionali provenienti da 5 aree principali: Francia, Germania, Paesi Bassi, Italia e Belgio, con altri gruppi di intervistati provenienti Uk e Scandinavia), attualmente, soltanto il 26% di quanti investono in obbligazioni ha un approccio chiaramente responsabile rispetto al 49% di chi già investe responsabilmente nell’equity; e il 49% degli investitori obbligazionari intende migliorare il proprio approccio entro i prossimi tre anni (per l’azionario la quota è del 61%).

FARE EMERGERE GLI IR NELL’OBBLIGAZIONARIO

Secondo Edith Siermann, Head of Fixed Income Solutions and Responsible Investing, chi investe in obbligazioni riconosce l’esigenza di concentrarsi maggiormente sull’approccio verso gli investimenti responsabili (IR). Al contempo, però, il manager ritiene che occorra lavorare ancora per far emergere l’importanza di tali investimenti nell’obbligazionario, dato che offrono opportunità enormi. «Un elemento che complica la questione è il fatto che i titoli di Stato costituiscono gran parte dell’universo obbligazionario e i fattori Esg per i Paesi sono meno sviluppati rispetto a quelli corporate – sostiene Siermann –. Per colmare tale divario, servono dati Esg migliori sui Paesi, dato che tali informazioni sono spesso datate. Inoltre, le agenzie di rating Esg tendono a concentrarsi più sui risultati aziendali rispetto che su quelli dei Paesi. La situazione sta cambiando, ma c’è ancora del lavoro da fare». Anche alla luce di questa analisi non sorprende come i titoli azionari siano più evoluti rispetto alle obbligazioni in termini di integrazione IR.

UNA E “PESANTE”

Dal sondaggio sulla Fiducia negli IR è emerso anche un altro dato, ossia che la carenza di opportunità di investimenti responsabili preoccupa il 46% degli investitori. A questo si somma il peso attribuito al fattore E (environmental) per la generazione di rendimenti interessanti: il 66% degli intervistati ha scelto i temi ambientali quali fattori trainanti per gli investimenti rispetto al 40% che ha indicato i temi di governance e il 15% quelli sociali. Secondo Jeroen Bos, Head of Specialised Equity & Responsible Investing, tuttavia, tutto parte dalla governance. «Le imprese con problemi di governance rischiano di non riuscire ad affrontare i fattori ambientali e sociali, il che può avere un impatto notevole sul business. BP e Volkswagen ben esemplificano l’unione dei fattori E, S e G*. Entrambe le imprese hanno attraversato gravi questioni ambientali (la fuoriuscita di petrolio BP e lo scandalo delle emissioni di Volkswagen) ma esse sono legate indissolubilmente alla S della sicurezza del personale di BP e alla G delle questioni di governance di Volkswagen. I fattori sociali negativi possono essere deleteri per la reputazione e il marchio. Ad esempio, questioni nella catena di fornitura possono emergere per un unico evento negativo che distrugge la reputazione di un’azienda. Anche la crescita dei social media ha aumentato notevolmente l’influenza e la portata di tali dinamiche, per cui un unico evento può avere un impatto molto più veloce e grave rispetto a 20 anni fa».

MISURARE LA “S” È PIÙ DIFFICILE

Per quanto riguarda la minor attenzione rivolta ai fattori sociali, Siermann indica due cause ben precise. In primo luogo un numero inferiore di dati: «La misurazione dei fattori sociali è di gran lunga più difficile e qualitativa». Inoltre in tempi recenti «la sensibilità ambientale ha raggiunto il livello più alto di tutti i tempi». Ma Siermann individua anche altri elementi che possono influire sull’attenzione rivolta a fattori E, S e G specifici, ossia la posizione geografica, la cultura e il tipo di mercato. «In molti mercati emergenti, la governance rimane la chiave – conclude Siermann –. La ricerca di NN IP, ad esempio, svela un nesso tra la governance e i livelli di inadempimento nell’area del credito asiatico. Inoltre, le varie culture hanno approcci differenti verso la governance e ciò che si ritiene accettabile».

*Solo per scopi illustrativi. Il nome dell’azienda, le giustificazioni e le argomentazioni sono forniti come esempio e non costituiscono alcuna raccomandazione per l’acquisto, il mantenimento o la vendita dei titoli azionari.

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