IL FUTURO DEL RISPARMIO SECONDO LYXOR

Investire nel clima per cambiare il mondo

13 Gen 2021
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Tra le varie sfide ambientali, sociali e di governance (ESG) che si trovano ad affrontare oggi le aziende, una in particolare le accomuna tutte: l’incapacità della nostra civiltà, basata sui carburanti fossili, di affrontare il cambiamento climatico.

La minaccia del riscaldamento globale ci impone di rivoluzionare i nostri sistemi energetici. Il tempo stringe, ma come gestori patrimoniali e investitori abbiamo ancora il potere di cambiare il mondo, aiutando a orientare il risparmio su investimenti rispettosi del clima. In caso contrario, il giudizio della storia sul nostro operato potrebbe essere impietoso.

Tuttavia, la creazione di benchmark allineati agli obiettivi climatici, nonché di una selezione di ETF innovativi che li adottano, può essere d’aiuto a contrastare l’emergenza climatica.

Scopri perché investire nel clima con Lyxor ETF è un’opportunità

ACCETTARE LA SFIDA

Con l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale “ben al disotto dei 2° C oltre i livelli preindustriali” e al fine di “perseguire misure atte a contenere l’aumento delle temperature entro 1,5° C”, nel 2015 ben 195 Paesi, attraverso l’Accordo di Parigi, si sono impegnati a modificare in maniera radicale e significativa le loro politiche in materia di emissioni e di clima.

Conseguire quest’obiettivo sarà un’impresa non da poco, ma possiamo tutti fare la differenza. Quando si tratta di emissioni di CO2 nessuno può abbassare la guardia. Come fare per capire se il nostro portafoglio è sulla strada giusta?

DEFINIRE NUOVI STANDARD

Grazie al lavoro svolto da organizzazioni quali il CDP (già Carbon Disclosure Project), la Taskforce for Climate-Related Financial Disclosure (TCFD) e la Science-Based Target initiative (SBTi), oggi possiamo contare su un sistema trasparente per calcolare, prevedere e comunicare i dati relativi alle emissioni di carbonio delle aziende.

La SBTi prevede l’incremento medio della temperatura associato alle emissioni di CO2 stimate di un’azienda. Collegando un portafoglio di investimento ad una specifica temperatura si ottiene un indicatore che qualsiasi investitore può comprendere in maniera immediata.

Purtroppo, allo stato attuale i numeri non sono granché confortanti. Tutti i principali benchmark azionari ad oggi implicano aumenti delle temperature di circa 4° C o oltre, un risultato potenzialmente deleterio.(i)

REGOLAMENTAZIONE DEI BENCHMARK: L’ANELLO MANCANTE

L’UE è in procinto di aggiornare la regolamentazione sui benchmark, obbligando le società emittenti di indici a comunicare se i principali benchmark siano o meno allineati con lo scenario di riscaldamento globale delineato dall’Accordo di Parigi.

L’Unione Europea promuove inoltre la creazione di Climate Transition Benchmark (CTB) e Paris-Aligned Benchmark (PAB). Questi benchmark rendono molto più semplice la creazione di strumenti d’investimento che rispettino l’Accordo, nonché il finanziamento della transizione verso un mondo in cui l’aumento medio delle temperature non vada oltre 1,5° C sopra i livelli pre-industriali.

A nostro avviso, in breve tempo questi marchi CTB e PAB diventeranno diffusi tanto quanto le certificazioni bio dei prodotti alimentari, svolgendo peraltro una funzione analoga: garantire a colpo d’occhio che un dato prodotto rispetti certi standard di produzione e/o servizio, o che sia “pulito”. L’effetto indiretto sarà quello di stigmatizzare gli indici “inquinati”, ossia tutti i principali benchmark tuttora utilizzati dagli investitori istituzionali.

La nuova regolamentazione comunitaria sui benchmark potrebbe rappresentare una vera e propria rivoluzione e portare ad un mondo in cui i flussi azionari e le valutazioni societarie possano realmente dipendere dall’impronta di carbonio delle aziende.

UN CIRCOLO VIRTUOSO

La pubblicazione degli scenari di riscaldamento globale relativi ai benchmark più utilizzati inciderà su tutti i soggetti coinvolti. I clienti attuali e potenziali, così come i media, potranno associare chiunque – istituzioni e grandi marchi, gestori di fondi e patrimoni, banche private e reti di consulenza – ad un determinato scenario di riscaldamento globale e ad una posizione de facto sul tema del cambiamento climatico. Potrebbe persino scatenarsi una corsa alla temperatura più bassa.

Con un tale livello di controllo, ci aspettiamo che le istituzioni comincino a indirizzare i propri investimenti sui benchmark CTB o PAB. Allo stesso tempo, se la valutazione di una certa azienda è dettata dalla sua impronta di carbonio, è ipotizzabile che i suoi azionisti facciano pressione sui dirigenti della società stessa perché questa acceleri la transizione energetica.

Assisteremo dunque alla nascita di un circolo virtuoso, alimentato da una regolamentazione lungimirante e dall’occhio vigile dell’opinione pubblica.

L’INVESTIMENTO DEL DECENNIO

Attualmente, i prezzi dei mercati azionari includono costi per energia ed elettricità talmente bassi da essere irrealistici ed insostenibili, poiché non tengono conto del “costo reale” delle emissioni di CO2 . Inoltre, non stanno considerando le migliaia di miliardi di dollari richiesti per trasformare l’assetto energetico mondiale.

Secondo alcune stime, è necessario lasciare nel sottosuolo l’80% delle riserve note di carburanti fossili se non vogliamo rischiare di surriscaldare il pianeta ben oltre i limiti tracciati da scienziati e governi.(ii)

Eppure, i mercati azionari continuano ad inglobare alcune di quelle riserve nei prezzi delle azioni delle compagnie petrolifere. Questo potrebbe essere il maggior rischio implicito presente in portafoglio, ed è un rischio che non si può coprire.

Non è possibile infatti “decarbonizzare” i portafogli senza ridurre l’esposizione ad un possibile rimbalzo dei carburanti fossili. Secondo noi, è un rischio di portafoglio che vale la pena assumere. Accettare la sfida significa aprirsi ad opportunità concrete, ma per farlo bisogna avere lungimiranza ed una visione d’insieme. A nostro avviso, sarà l’investimento del prossimo decennio e oltre.

Naturalmente, ritarare i portafogli su parametri di tale portata non è un processo semplice né immediato. Ci vorranno anni per assimilare questo tipo di competenze a livello più ampio, anni che purtroppo non abbiamo a disposizione. L’unica, possibile soluzione passa per i colossi mondiali degli indici ed i loro nuovi benchmark.

INDICI ED ETF FARANNO DA VOLANO ALLA TRANSIZIONE

Crediamo che un approccio quantitativo e basato su regole sia il modo migliore per utilizzare l’enorme (e crescente) quantità di dati sul clima oggi disponibile. Le maggiori società di indici al mondo, S&P e MSCI, hanno costruito le proprie competenze sul clima mediante acquisizioni societarie e stanno ora cominciando a condividerle in indici climatici idonei ai fini CTB e PAB.

Ovviamente, la semplice costituzione di questi indici non basta per vincere la battaglia. È necessario che gli investitori orientino concretamente il risparmio sugli indici CTB e PAB per invertire davvero la rotta.

Gli “influencer finanziari” e gli “early adopter” possono giocare un ruolo fondamentale in tal senso: è sufficiente che qualche detentore di grandi capitali inizi a dirigerli verso indici ed ETF pro clima, dando quindi il buon esempio, affinché molti altri investitori che non hanno lo stesso tempo e pari risorse per costruire un proprio portafoglio “green” orientino i propri capitali nella stessa direzione.

UN’OPPORTUNITÀ IRRIPETIBILE

I mercati quotati sono in procinto di segnare una svolta paragonabile per dimensioni all’avvento dell’era digitale. La revisione radicale della regolamentazione sui benchmark potrebbe essere l’elemento catalizzatore per un futuro più pulito e più verde.

I gestori di ETF hanno dunque davanti un’occasione unica per plasmare il cambiamento e rendere accessibile questo tipo di investimenti per un numero sempre maggiore di persone, praticamente a portata di click.

Ognuno di noi può fare la propria parte in questa rivoluzione, dai più grandi asset manager a livello mondiale al singolo investitore che pianifica la propria pensione. Pensaci: se con un semplice clic una persona spostasse i suoi risparmi su fondi per la transizione climatica, genererebbe un impatto di gran lunga superiore rispetto alla scelta di non volare più, usare trasporti pubblici o diventare vegani.(iii) Cosa succederebbe se fossimo in milioni a farlo?

Il tempo stringe, ma abbiamo ancora il potere di invertire la rotta. Il cambiamento può partire da ciascuno di noi: insieme possiamo fare la differenza nel contrastare l’emergenza climatica.

Scopri gli strumenti di Lyxor ETF per investire nel Clima

(i) Gruppo Tecnico di Esperti dell’Unione Europea (TEG) sulla Finanza Sostenibile, Rapporto semestrale sui benchmark climatici, giugno 2019.
(ii): autore e leader del gruppo ambientalista 350.org, https://350.org/why-we-need-to-keep-80-percent-of-fossil-fuels-in-the-ground/
(iii): https://www.nordea.com/en/sustainability/sustainability-news/nordeas-illustrative-analysis-on-carbon-footprint-from-savings.html

MATERIALE AD USO ESCLUSIVO DEGLI INVESTITORI PROFESSIONALI. RISCHIO DI PERDITA DEL CAPITALE.
Questo documento è ad uso esclusivo degli investitori che agiscono per conto proprio e classificati come “Controparti Qualificate” o “Clienti Professionali” ai sensi della Direttiva 2004/39/CE relativa ai Mercati degli Strumenti Finanziari. Société Générale e Lyxor International Asset Management (LIAM) raccomandano agli investitori di leggere attentamente la sezione "rischi d'investimento" contenuta nella documentazione di prodotto (prospetto informativo e KIID). Il prospetto informativo e il KIID sono disponibili a titolo gratuito sul sito web www.lyxoretf.it e ottenibili su richiesta inviando un'e-mail all'indirizzo client-services-etf@lyxor.com.
Salvo che nel Regno Unito, dove la presente comunicazione è pubblicata da Lyxor Asset Management UK LLP, la quale è autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority nel Regno Unito con il numero di registrazione 435658, la presente comunicazione è pubblicata da Lyxor International Asset Management (LIAM), una società di gestione francese autorizzata dalla Autorité des marchés financiers e soggetta alla regolamentazione delle Direttive UCITS (2014/91/UE) e GEFIA (2011/61/UE). Société Générale è un istituto di credito (banca) autorizzato dall'Autorité de contrôle prudentiel et de résolution francese.

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