da Invesco una guida per un mercato composito

La giusta strategia Esg in 6 domande

12 Nov 2019
Contributi Notizie Extra Commenta Stampa Invia ad un amico

Le soluzioni di investimento che incorporano i criteri Esg (Environmental, social and governance) aumentano in parallelo alla crescita della richiesta da parte degli investitori e, in molti casi, spinte dalla richiesta stessa. Si tratta di un panorama composito, in cui una scelta più ampia implica anche una maggiore probabilità di trovare la strategia Esg in grado di soddisfare le esigenze dell’investitore. Fermo restando che quest’ultimo si ponga le giuste domande.

Invesco, che vanta oltre 30 anni di esperienza nell’implementazione delle strategie di sostenibilità con un forte riconoscimento da parte dell’industria, ha elaborato «sei domande da porsi quando si valutano i fattori Esg». A questa analisi si somma l’importanza che «la strategia sia chiara, il processo d’investimento sia robusto e che vi sia trasparenza per quel che riguarda le componenti sottostanti».

1) Qual è il mio obiettivo?

La prima domanda intende chiarire come la conoscenza del proprio obiettivo aiuti a individuare le strategie più adatte. Sebbene esistano numerosi approcci Esg, ciascuno di essi tende a rientrare in una delle tre seguenti categorie: Etica, Integrazione Esg, Multi-strategia. Nel primo caso l’obiettivo risponde a criteri etici e segue un metodo basato sull’esclusione; nel secondo si punta a generare performance finanziarie con un metodo di integrazione dei fattori Esg nel processo di investimento; mentre, nel terzo caso, l’obiettivo è la somma dei due precedenti e quindi il metodo implicherà sia l’esclusione basata su criteri etici, sia l’integrazione dei fattori di sostenibilità.

2) Esistono società o settori che vorrei evitare?

Nel caso di risposta affermativa è probabile che si utilizzi una strategia etica o un approccio multi-strategia come descritto in precedenza. Invesco sottolinea l’opportunità di «consultare lo specifico elenco di esclusioni applicate dai fondi presi in considerazione» dal momento che questi variano tra quanti applicano esclusioni rigorose e quanti sono «meno restrittivi». Inoltre, possono esistere delle soglie, ad esempio: «Un determinato titolo è escluso solo qualora la società in questione tragga oltre il 5% del fatturato 
da una specifica prassi
 commerciale»

3) Voglio focalizzarmi solo sulle compagnie dalle forti credenziali Esg?

Tornano ancora una volta gli obiettivi. Se la risposta è affermativa, «è opportuno considerare una strategia che includa un processo di selezione positiva, di quelle società considerate migliori in termini Esg. Tale strategia mira di norma a investire solo nelle società che ottengono il punteggio massimo Esg». Se invece non si è certi di voler focalizzare l’attenzione su compagnie dalle forti credenziali di sostenibilità «si può prendere in considerazione un approccio multi-strategia o Esg integrato».

4) È importante che il gestore collabori con le società sul fronte delle tematiche Esg?

In questo caso, la risposta incide anche sulla società di gestione selezionata, oltre ad avere implicazioni sul fondo scelto. «Considerare i fattori Esg significa essenzialmente contribuire alla trasformazione dei modelli di business e migliorare la conoscenza di tematiche importanti per un futuro sostenibile. La trasformazione non è un processo semplice e richiede solitamente la collaborazione tra il management e gli azionisti di una società». Di conseguenza, se si ritiene importante questa collaborazione è necessario approfondire come avviene, con particolare attenzione alle politiche di proxy voting utilizzate.

5) A fronte del rischio che sono disposto ad assumere, cosa mi aspetto in termini di performance?

La domanda, in questo caso, sposta l’attenzione sulla scelta di un determinato fondo e la differenza tra la composizione di quel fondo e quella dell’indice di riferimento. Più la differenza è elevata, più aumenta la probabilità che la performance del fondo si discosti da quella del benchmark. È il cosiddetto “tracking error” e può derivare «da una maggiore concentrazione delle partecipazioni di un fondo, oppure da una differenza a livello di allocazione settoriale e geografica». Un fondo, sottolinea Invesco, solitamente mira a mantenersi prossimo al benchmark, o a sovraperformarlo. «La scelta dello strumento giusto per un determinato investitore è spesso legata al grado di rischio che è disposto ad assumere».

6) Quanto è importante il costo?

Il costo rappresenta generalmente uno degli aspetti più importanti per l’investitore. La scelta tra una gestione attiva o una gestione passiva ha un effetto diretto sui costi. Nel primo caso, si punta a sovraperformare l’indice (accettando implicitamente anche un rischio e una volatilità più elevati) e questo comporta «di norma costi più elevati». Una gestione passiva, invece, aiuta a contenere i costi totali, e mira «a replicare gli indici Esg più vicini ai propri criteri».

 

Lascia un commento