Survey di Invesco sugli investitori europei

L’approccio degli istituzionali agli Etf Esg

22 Ott 2020
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Un tempo ritenuti un segmento di nicchia ricercato soltanto da un numero ristretto di investitori “eticamente corretti”, i fattori ambientali, sociali e di governance (Esg) sono ora considerati una strategia di base per un pubblico di investitori in crescita e diversificato. L’evoluzione ha subito un’accelerazione negli ultimi anni ed è guidata da molteplici fattori, tra cui: l’influenza di una nuova generazione di investitori consapevoli dal punto di vista sociale e ambientale; l’aumento della regolamentazione e la pressione pubblica esercitata sulle società e sugli asset owner; una maggiore consapevolezza globale sul cambiamento climatico, sulla salute e sul benessere, e sull’equality.

La crescente domanda viene soddisfatta da un aumento dell’offerta sotto forma di nuovi fondi Esg, compresi sia i fondi comuni d’investimento a gestione attiva sia gli Etf passivi. Tuttavia, “Esg” comprende un’ampia gamma di strategie, che variano in base all’obiettivo, alla metodologia e ai risultati attesi.

L’INDAGINE SUGLI ASSET OWNER

Nell’estate del 2020 Invesco ha commissionato un’indagine rivolta agli investitori istituzionali europei (sono stati coinvolti 101 asset owner nel periodo compreso tra maggio e luglio) per individuare i bisogni specifici della “base”, ossia come gli investitori si approcciano all’evoluzione sostenibile nel mondo degli investimenti passivi. Dai risultati emerge una tendenza crescente all’adozione di Etf Esg nei portafogli dei clienti, questo anche alla luce del ruolo più incisivo che assumeranno le strategie passive nei prossimi anni.

Se oggi, infatti, la percentuale del portafoglio collocata in fondi o in altri investimenti che tengono conto dei criteri Esg è elevata ma non preponderante (soltanto il 13,1% degli investitori ha una quota superiore al 75%, mentre il 75,7% si colloca al di sotto del 25% del portafoglio), il 53% degli istituzionali ritiene che ci sarà un aumento, seppure modesto, nei prossimi 24 mesi, mentre un 18% si spinge a individuare un aumento superiore al doppio rispetto alla quota attuale. In questo la pandemia di Covid-19 assume senz’altro un ruolo propulsore verso gli investimenti sostenibili, con il 77,6% che ritiene possa accelerare lo sviluppo e l’attrattiva degli investimenti Esg nei prossimi due anni.

Un aspetto indagato ha riguardato anche la correlazione tra Esg, performance e volatilità in condizioni di mercato normali, qui il dato interessante riguarda la sola percentuale di rispondenti convinti che gli Esg non possano offrire performance superiori rispetto agli omologhi non-Esg: il 4 per cento.

Attualmente il 33% degli istituzionali non ha alcuna esposizione verso prodotti Esg passivi, mentre il 50,5% si colloca tra l’1 e il 25%, ancora lontana quindi la quota di quanti investono già in prodotti Esg passivi. Anche in questo caso il 9,2% crede che questa quota aumenterà considerevolmente nei prossimi due anni, ma la maggioranza (42,9%) ritiene rimarrà inalterata.
Interessante notare però come il 40,8% ritenga “abbastanza probabile” che la maggior parte dell’esposizione agli investimenti ESG sarà costituita da prodotti passivi entro i prossimi cinque anni, mentre un 14,3% la indica come “molto probabile”.

Nella ricerca di un Etf Esg, appare significativo (vedi tabella sotto), che i fattori ai primi due posti, facendo la somma di “il più importante” e “molto importante”, siano l’attività di engagement e la reputazione Esg dell’emittente.

Spostandosi su un altro quesito, quando si considera un Etf per l’esposizione Esg, l’86% degli istituzionali ritiene sia importante che fornisca una performance simile a quella del benchmark standard (non Esg), in questa quota, il 14,6% lo indica come “estremamente importante”, mentre per il 34,4% lo è “molto” e per il 37,5% “abbastanza”.

Le previsioni sul 2020 intravedono, in oltre la metà delle risposte (51%), che nel 2020 il grosso dei flussi continuerà̀ a confluire verso Etf azionari di tipo Esg. L’altra metà delle risposte si divide tra flussi bilanciati azionari e obbligazionari (25%) e solo obbligazionari (24%).

Infine una domanda ha riguardato anche l’importanza di data e rating provider, considerati per la metà degli intervistati (52%) “moderatamente importanti” ma con una quota rilevante (23%) che li considera “estremamente importanti”.

Il settore degli investimenti si è evoluto per soddisfare le esigenze della crescente e mutevole base di investitori Esg. Il concetto di investimento basato sui valori non è nuovo, con i primi esempi di investitori che evitano di investire nei titoli di società coinvolte in pratiche con le quali l’investitore non era d’accordo, ad esempio la vendita o la produzione di tabacco o alcolici, o il sostegno finanziario della guerra o di regimi oppressivi. L’attenzione più recente sulla lotta al cambiamento climatico ha visto il lancio di strategie mirate all’ambiente, che non solo evitano alcune aziende, ma selezionano quelle che guidano il cambiamento positivo. Mentre l’immediatezza della necessità di affrontare il cambiamento climatico rende chiaramente importante la parte ambientale dell’Esg, la maggior parte degli investitori vorrà garantire che le questioni sociali e di governance non vengano ignorate.

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