un altro segnale strutturale dopo deutsche bank
Se anche Hsbc fa il record Esg (silenzioso)
Si riduce ancora il fumo Esg, ma l’arrosto è sempre più succulento. Nei giorni scorsi, un altro colosso bancario, Hsbc, ha registrato risultati 2025 superiori alle aspettative, e con una sorpresa di sostenibilità ben incartata nei conti. Come già accaduto nel caso di Deutsche Bank (vedi articolo Deutsche Bank, è record Esg (ma di nascosto)), il gruppo britannico ha battuto le attese degli analisti con utili per 29,9 miliardi di dollari, nonostante aggiustamenti straordinari negativi per 4,9 miliardi. E, come per la banca tedesca, andando ad approfondire i conti, si scopre quanto il profilo Esg sia stato un traino.
Nel 2025, infatti, Hsbc ha mobilizzato 102 miliardi di dollari per la finanza sostenibile, intesi come volumi di finanziamento, gestione di emissioni obbligazionarie, raccolta di capitali (vedi tabella sotto). Il superamento di quota 100, arriva nonostante un calo nei collocamenti sostenibili, e grazie a un aumento dei crediti Esg e, soprattutto, per un aumento delle masse in gestione Esg.
Questo risultato porta il totale cumulativo dal 2020 a 495,6 miliardi di dollari in sei anni, e va perciò ben oltre la media annuale ottenuta finora (3 miliardi in più rispetto al 2024, quasi 20 in più rispetto al 2023).
IL SENSO ESG DELLE BANCHE
Questi progressi Esg dei grandi gruppi bancari internazionali sono significativi. Innanzi tutto, confermano la divaricazione tra, da un lato, la narrativa politico-istituzionale che presenta gli Esg come un fenomeno anti-competitivo e, come tale, cancellabile dalle strategie di sistema; e, dall’altro lato, ciò che avviene nella realtà del modello economico-finanziario. Infatti, questi exploit evidenziano come sia proprio il motore dell’economia reale (il credito) ad aver ormai pienamente integrato il nuovo modello della sostenibilità.
Inoltre, entrambi i casi (Deutsche Bank e Hsbc) confermano il cambiamento radicale di narrativa. L’effetto dell’annuncio Esg è sostanzialmente scomparso. In primo luogo, perché l’acronimo è attualmente considerato una bandiera scomoda. Ma, in termini più strutturali, è scomparso perché si assiste a un salto contenutistico della narrazione, a sua volta concentrato sulla necessità di un balzo in avanti dal punto di vista operativo-strategico.
Questa trasformazione della narrativa, e della sottostante strategia, non è certo limitata al mondo bancario.
Giusto per un esempio recente, è particolarmente interessante quanto si rileva da uno studio sul venture capital italiano (vedi articolo Venture Esg, meno fumo, ma più due diligence). Negli ultimi due anni, i gestori hanno ridotto le dichiarazioni sugli Esg, rispetto alla fase euforica del 2022-23. Per contro, gli Esg sono divenuti un’informazione pressoché strutturale nelle fasi di due diligence. Come dire: l’acronimo è uscito dalla narrativa di marketing, ma si è consolidato nella narrativa strategica.
NARRATIVA DI SOSTANZA
Tutto questo è coerente con i messaggi emersi dal webinar “ESG nel 2026: nuova consapevolezza, nuova narrativa”, organizzato da ET.Group e Ramboll nei giorni scorsi. In particolare, è stato tratteggiato un sistema alla ricerca di nuovi modelli per mettere a terra l’ambizione sostenibile: dopo la caduta della compliance, sul tavolo c’è un ventaglio troppo ampio di opzioni Esg. Da qui la necessità di ripensare lo sforzo, e quindi concentrare gli impegni di monitoraggio, reporting e condivisione, per renderli più coerenti (e propulsivi) rispetto alla strategia.
Come? Attraverso, per esempio: 1) l’individuazione di metriche identitarie, 2) la consapevolezza di fare selezione nei dati utilizzati (e, quindi, escluderne parte), 3) il coraggio di raccontare anche “ciò che non si fa”.
C’è quindi l’aspettativa che, oltre il fumo che si dirada, si preparino succose sorprese.
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