I vescovi italiani dicono “no” alla finanza per le armi

23 Gen 2026
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Banca Etica ha rilanciato in questi giorni la Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), Educare a una pace disarmata e disarmante. La nota è stata pubblicata in dicembre, ed è stata rilanciata sui media evidenziando i differenti aspetti che i vescovi italiani hanno affrontato.

Tra gli aspetti più controcorrente, quello evidenziato da Banca Etica: la bocciatura della finanza al servizio dell’industria della difesa.

LA PERSUASIONE NASCOSTA

«Spesso – si legge nella nota della Cei – si sente affermare che le armi sarebbero realtà moralmente neutra, il cui senso dipenderebbe solo dall’uso che se ne fa. È un’affermazione fragile, che dimentica che ogni arma è orientata all’uccisione o al ferimento di qualcuno […]. Si dimentica soprattutto che la produzione ed il commercio di armi innescano meccanismi economici che tendono a perpetuarsi, sostenendo e talvolta fomentando conflitti o supportando regimi autoritari.».

C’è una critica all’Europa, e un invito a cambiare il suo protagonismo nel fronte della difesa. «È un’istanza da promuovere anche a livello di Unione Europea la cui normativa in tal senso è meno forte di quella italiana e potrebbe essere ulteriormente allentata dal piano ReArm Europe. Occorre invece che l’Unione Europea si faccia promotrice di una rinnovata cooperazione in tal senso, sostenendo la costituzione di un’agenzia unica per il controllo dell’industria militare interna e del commercio di armi con il resto del mondo».

STOP ALLA FINANZA

Poi la Cei prende, come detto, prende una posizione netta sulla finanza, sottolineando l’esigenza di una «presa di distanza da quelle realtà economiche che sostengono la produzione ed il commercio di armi. Occorre evitare la speculazione da parte di investitori che, sostenendo gli acquisti di titoli azionari dell’industria militare, contribuiscono all’economia di guerra e indirizzano, seppur inconsapevolmente, l’impegno militare da parte dei governi. Nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2025, papa Francesco segnalava «i cospicui finanziamenti dell’industria militare» tra i «fattori che, anche solo indirettamente, alimentano i conflitti che stanno flagellando l’umanità». Si parla talvolta di obiezione bancaria per indicare il disinvestimento (da parte di singoli e istituzioni) da quei soggetti finanziari coinvolti in tali dinamiche. È un’opzione importante, che singoli e comunità possono valorizzare per esprimere una volontà di pace attenta a quei
fattori strutturali che contribuiscono a dinamiche conflittuali».

IL RICHIAMO PROFESSIONALE

I vescovi si rivolgono poi ai singoli, richiamando «l’obiezione professionale: è il gesto di chi rifiuta di mettere le proprie competenze professionali e lavorative a servizio di aziende orientate alla produzione di armi. Si tratta di una scelta che può essere onerosa in tempi di crisi del mercato del lavoro, ma che proprio per questo va segnalata e sostenuta anche da parte delle comunità».

«Il documento della Cei – dice il presidente di Banca Etica, Aldo Soldi – rappresenta un’autorevole incoraggiamento per tutte le persone e le organizzazioni convinte che la pace non è un’astrazione, ma il risultato di scelte concrete, a partire da quella su dove orientare i flussi finanziari e il nostro risparmio».

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