aNALISI SUI PAI E RISCHIO CLIMATICO DEGLI INVESTIMENTI

Ania: più emissioni nei portafogli assicurativi

27 Gen 2026
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L’indagine dell'associazione attesta che nel 2024 le assicurazioni italiane hanno registrato un aumento delle emissioni finanziate in valore assoluto. Si è invece ridotta l’impronta carbonica, in tutte le asset class. Il rischio climatico complessivo risulta contenuto secondo il Climate VaR

Nel 2024, le emissioni finanziate del settore assicurativo italiano sono aumentate in valore assoluto rispetto all’anno precedente, mentre migliora l’intensità delle emissioni associate agli emittenti Sovereign. Il Climate VaR segnala perdite contenute, ma i fondi restano gli strumenti di investimento più esposti. Questo è quanto emerge dall’analisi 2025 sui Pai e sul rischio climatico (fisico e di transizione) degli investimenti delle imprese assicurative italiane condotta da Ania (dati aggiornati al 2024).

ANALISI PAI AMBIENTALI

L’analisi dei Pai ha interessato il portafoglio investimenti delle assicurazioni italiane al 2024, pari a 1.012 mld di euro e con una copertura nel database di Msci del 78% (circa 787 mld).

Secondo lo studio, nel 2024 le emissioni Ghg (Pai 1), pari a quasi 165 mln di tonnellate di carbonio (mln tCo2e), sono aumentate rispetto agli anni precedenti (ca 155 mln tCO2e nel 2023). Un incremento che, precisano gli analisti, è legato soprattutto alla maggiore disponibilità e qualità dei dati Es forniti dagli infoprovider e a revisioni metodologiche, più che a un peggioramento strutturale delle scelte di investimento.

Delle 165 mln tCO2e, circa la metà è attribuibile ai fondi di investimento (pesano il 55% del portafoglio) e oltre il 40% alle obbligazioni societarie (23% del portafoglio).

 

Diverso il quadro se si guarda all’impronta carbonica (Pai 2), che si è ridotta del 3,5%, passando da 431 a 415 tonnellate per milione di euro investito. La riduzione è diffusa nella maggior parte delle asset class, con un miglioramento più marcato per azioni e obbligazioni strutturate.

Segnali positivi arrivano anche dall’intensità Ghg Sovereign (Pai 15), ossia l’intensità di Ghg dei Paesi che beneficiano degli investimenti, che cala da 232,7 a 208,6 tCO₂e per milione di euro di Pil, grazie soprattutto alla diminuzione delle emissioni associate ai titoli di Stato (diminuita dell’11%) e quelle associate ai fondi obbligazionari (scese del 7% in un anno).

Per quanto riguarda invece il Pai 7 sulla biodiversità, l’analisi di portafoglio mostra come la quota di investimenti in imprese che conducono attività che incidono negativamente sulla biodiversità sia lievemente aumentata, passando in un anno da 8,5% a 8,7 per cento.

ANALISI PAI SOCIALI

In merito al Pai 10 (Violazione dei principi sociali), secondo l’analisi di portafoglio, il settore assicurativo ha dimezzato la quota di investimenti in imprese soggette a violazioni sociali rispetto allo scorso anno (è passata da 0,6 a 0,3%). Per quanto riguarda invece il Pai 11 (Mancanza di procedure e di meccanismi di conformità), l’analisi mostra un aumento significativo dell’investimento in imprese che non dispongono di politiche per monitorare le violazioni dei principi del Global Compact delle Nazioni unite e le linee guida dell’Ocse (passa da 0,9% a 1,9%).

La disparità salariale (Pai 12) è inferiore rispetto allo scorso anno (passa da 11,6% a 10,4%), tuttavia l’indicatore Pai 13 (Diversità di genere negli organi aziendali) mostra una minore rappresentatività delle donne nei consigli di amministrazione (dal 37,2% nel 2024 è diminuito al 35,7% nel 2025).

L’esposizione verso armi controverse (Pai 14) è rimasta minima e pressoché invariata rispetto all’analisi precedente, e le uniche esposizioni avvengono tramite fondi di investimento.

Infine per quanto riguarda il Pai 16 (Paesi coinvolti in violazioni sociali) anche l’analisi di portafoglio condotta nel 2025 sui dati al 2024 ha riportato 9 Paesi soggetti a violazioni sociali su un totale di 122 paesi in portafoglio (7,3%).

ANALISI CLIMATE VAR

La vera novità dell’analisi 2025 è l’analisi del Climate VaR, che stima il potenziale impatto negativo che può avere il rischio climatico, tenendo conto dei due componenti, il rischio fisico e il rischio di transizione. Per l’indagine Ania ha utilizzato l’indicatore Climate Value-at-Risk di Msci.

 

Per la misurazione del rischio fisico e di transizione del portafoglio assicurativo si è provveduto alla stima del Rischio Climatico per singola asset class, attraverso quattro ipotesi di scenario allineate a quelli del Network of Central Banks and Supervisors for Greening the Financial System (Ngfs), che rappresentano diverse traiettorie di transizione climatica.

I risultati evidenziano come il rischio climatico risulta relativamente basso sul portafoglio in tutti e quattro gli scenari considerati, con il rischio di transizione che costituisce la componente di costo principale.

Nello scenario di transizione ordinata a 1,5°C, quello più ambizioso che prevede il Net Zero entro il 2050, la perdita potenziale del portafoglio assicurativo ammonterebbe a 4,50% al 2025, con un rischio di transizione più alto rispetto agli altri scenari (4,08%) per via della velocità di transizione verso l’obiettivo di Net Zero al 2050. Il rischio climatico diminuisce sensibilmente negli scenari di transizione a 2°C che prevedono il raggiungimento del Net Zero dopo il 2070, soprattutto in caso di transizione ordinata (-1,34%) in quanto si presuppone un periodo di transizione più lungo per raggiungere gli obiettivi Net Zero, mentre nello scenario di “hothouse world” a 3°C aumenterebbe il rischio fisico in ragione dell’aumento delle temperature, mentre risulta contenuto il rischio di transizione per via delle politiche climatiche meno stringenti che si traducono in un impegno verso la decarbonizzazione più limitato e graduale, con un’esposizione moderata ai costi di transizione.

Come sottolineato dagli esperti, «in ognuno degli scenari considerati, i principali driver di rischio fisico sono i rischi legati alle ondate di calore e alle inondazioni costiere. Riguardo al rischio di transizione, la componente principale di costo è legata alle emissioni della catena del valore (Scope 3) per gli scenari Net Zero 1,5°C e 2°C Orderly, mentre per gli scenari 2°C Disorderly e hothouse la quota più consistente è rappresentata dalle emissioni dirette (Scope 1)».

Dal punto di vista delle asset class, i fondi di investimento e le obbligazioni societarie risultano gli strumenti di investimento più esposti al rischio climatico (rispettivamente 33,6% e 14,5% del portafoglio totale). L’analisi per settore conferma che manifattura ed energia, pur rappresentando circa il 6% del portafoglio al 2024, hanno un Climate VaR del -28 per cento.

Noemi Primini

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