l'analisi della Investment Association
Sorpresa: il voto non fa la stewardship
La Investment Association (Ia), organizzazione che rappresenta gli interessi degli asset manager nel Regno Unito, ha pubblicato il report “Realigning Stewardship: Delivering Sustainable Value Through Stewardship”. Lo studio arriva in concomitanza con l’entrata in vigore, a inizio anno, del nuovo Uk Stewardship Code, ed è stato sviluppato da Ia assieme a un gruppo di lavoro in cui figurano Blackrock, Fidelity International, M&G e Legal & General Investment Management. Al suo interno sono stati analizzate evoluzione, modalità e approcci di gestione responsabile sul mercato britannico in seguito all’entrata in vigore delle due precedenti versioni dello Uk Stewardship Code, l’originale del 2010 e l’aggiornamento del 2019, e di specifici requisiti normativi per i fondi pensione.
Come riportato da Responsible Investor, lo studio indica aree di intervento che coinvolgono tutti gli attori dell’ecosistema finanziario con l’obiettivo di migliorare l’efficacia dell’attività di stewardship. Tra queste: l’invito ai consulenti di investimento a essere più trasparenti sia riguardo il loro supporto alle pratiche di gestione responsabile sia riguardo ai compromessi che queste comportano; e l’incoraggiamento rivolto ai clienti a esprimere in modo più chiaro le proprie aspettative in termini di risultati concreti. Ai gestori viene richiesto di fornire informazioni più dettagliate sulla propria strategia di stewardship nella documentazione fornita e di instaurare un dialogo più proattivo con i clienti, integrando allo stesso tempo le loro aspettative a livello contrattuale. Un ulteriore suggerimento spinge per maggiore collaborazione tra gestori patrimoniali, clienti e consulenti finanziari per ridurre gli oneri e la duplicazione degli standard di rendicontazione.
Il report afferma che sulla gestione responsabile ricadono spesso aspettative irrealistiche, soprattutto nell’affrontare sfide complesse come la perdita di biodiversità. Sotto questo aspetto sono criticati anche i policy makers che spesso tendono a sopravvalutare l’efficacia della stewardship nel modificare e indirizzare il comportamento aziendale in modo virtuoso in assenza di misure politiche o regolamentari ben definite. È quindi necessario comprendere più chiaramente cosa si può ottenere attraverso l’impegno delle singole aziende e il ruolo che il settore nel suo complesso può svolgere nell’affrontare problematiche sistemiche.
Tuttavia, secondo l’Investment Association il maggior elemento distorsivo è rappresentato dall’eccessiva importanza ricoperta dal voto assembleare quale metro di valutazione di tutta l’attività di stewardship. Altri strumenti meno visibili, come il dialogo continuativo con le società, passano così in secondo piano agli occhi del pubblico. Inoltre viene denunciata la diffusa convinzione secondo cui votare contro il management sarebbe di per sé positivo, indipendentemente dal merito delle risoluzioni o dai risultati ottenuti attraverso l’engagement. Ne deriva una confusione che porta a interpretare il mancato sostegno a risoluzioni degli azionisti, spesso su temi di sostenibilità, come una mancanza di attenzione alle questioni Esg in senso più ampio.
Infine, il documento critica alcuni stakeholder per la produzione di classifiche che ordinano i gestori in base al sostegno alle risoluzioni degli azionisti. Secondo l’Ia, la valutazione della stewardship dovrebbe invece concentrarsi sugli esiti e sulla creazione di valore nel lungo periodo, piuttosto che su indicatori di attività come il numero di voti contrari al management o di incontri di engagement.
Matteo Russo
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