la comissione lancia consultazione
Shareholder Rights, si ri-cambia
La Commissione Europea riapre il cantiere sulla disciplina dei diritti degli azionisti e chiama a raccolta investitori, imprese e operatori di mercato per valutare l’efficacia della Shareholder Rights Directive (Srd), la normativa introdotta nel 2007 con l’obiettivo di rafforzare la corporate governance e incentivare il coinvolgimento degli azionisti nel lungo periodo. L’esecutivo Ue vuole dar così seguito a quanto annunciato lo scorso anno nell’ambito della strategia Savings and Investments Union, revisionando la normativa entro il 2026.
La consultazione pubblica, che resterà aperta fino al 6 maggio, mira a individuare criticità e carenze dell’attuale impianto regolatorio, anche alla luce dei cambiamenti intervenuti nei mercati dei capitali e nelle modalità di partecipazione assembleare. L’iniziativa è sostenuta dalla Banca Centrale Europea e dall’Esma, che hanno più volte evidenziato inefficienze e disallineamenti tra ordinamenti nazionali. Analoghe sollecitazioni sono arrivate da organizzazioni che curano gli interessi degli investitori, tra cui l’International Corporate Governance Network, che chiedono di equiparare i diritti degli azionisti su tutto il territorio dell’Unione.
Un primo aggiornamento significativo della normativa, la cosiddetta Srd II, risale al 2017, quando è stata ampliato il perimetro della direttiva agli Esg attraverso alcuni capisaldi, i quali l’avevano trasformata in un potente strumento di azione e cultura per gli investitori istituzionali. Obblighi di disclosure sulle politiche di engagement, maggiore trasparenza sulle strategie di investimento e sul ruolo dei proxy advisor, con un esplicito richiamo ai fattori Esg come elementi rilevanti nelle decisioni di stewardship e nella valutazione delle performance di lungo termine delle società partecipate, che non si dovrà più basare solamente su risultati finanziari ma dovrà prendere in considerazione anche rischi, governance e impatti. Come riporta Responsible Investor le difficoltà applicative non sono mancate. Nel 2024 la Ethos Foundation, società svizzera di investimenti sostenibili, ha avviato un ricorso in Francia dopo che TotalEnergies aveva respinto una proposta consultiva sulla separazione dei ruoli di presidente e amministratore delegato. Il proxy advisor Glass Lewis ha ritenuto il fatto frutto di un quadro giuridico ancora ambiguo. Anche in Germania un tribunale ha respinto un’iniziativa analoga promossa da fondi pensione europei nei confronti di Volkswagen.
Con la revisione, la Commissione vuole adesso andare oltre, impegnandosi a ridurre la frammentazione normativa ed eliminare gli ostacoli che interferiscono con gli investimenti transnazionali e a creare un mercato dei capitali più integrato, liquido ed efficiente. Un mercato dei capitali così più attraente sia per gli investitori azionari dell’Ue che per quelli extra-Ue, e capace di indirizzare gli investimenti privati verso settori innovativi stimolando la crescita economica e rafforzando la competitività dell’intera Unione. Tra le proposte sul tavolo figurano l’impiego di tecnologie digitali per migliorare lo scambio informativo tra emittenti e azionisti e facilitare l’esercizio dei diritti di voto, inclusa la definizione di un quadro giuridico più certo per lo svolgimento delle assemblee virtuali. È inoltre prevista una riduzione degli oneri e dei costi di conformità per le parti interessate.
Michael McGrath, Commissario europeo per la democrazia, la giustizia, lo stato di diritto e la tutela dei consumatori, ha esortato gli investitori a suggerire ulteriori soluzioni su come «costruire un sistema più semplice, più adatto e più efficiente per rafforzare la competitività dell’Ue».
Matteo Russo
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