eba aggiorna il proprio esg dashboard

Rischi clima, banche italiane oltre media Ue

23 Feb 2026
Notizie ESG Governance Commenta Invia ad un amico
Secondo il monitoraggio semestrale dell'autorità bancaria, i 120 istituti considerati mantengono un'elevata esposizione del 62 per cento. L'Italia fa peggio, con una esposizione del 76% che rimane inchiodata dall'inizio delle rilevazioni

Scende lentamente l’elevata esposizione ai rischi climatici delle banche europee. Mentre l’esposizione italiana resta inchiodata a un livello notevolmente superiore a quello continentale. Sono i risultati della quinta edizione dell’Esg Dashboard pubblicata dall’Eba (l’authority bancaria Ue), monitoraggio semestrale avviato nel 2024 (su dati di fine 2023), che presenta i dati provenienti da un campione rappresentativo di quasi 120 grandi banche, aggregando le esposizioni e gli indicatori di rischio sia a livello nazionale sia a livello di banca in forma anonima. Il campione include le banche che rendicontano in base ai requisiti di informativa Esg del terzo pilastro, garantendo la comparabilità tra gli istituti.

Questa edizione integra i dati fino al secondo trimestre del 2025.

Il dashboard riflette gli ultimi cambiamenti nell’esposizione delle banche ai rischi climatici e mira a fornire informazioni di base per supportare le istituzioni e le autorità nella gestione di tali rischi. La nuova versione «conferma la continua stabilità dei principali indicatori di rischio legati al clima, sostanzialmente in linea con i modelli osservati nei precedenti aggiornamenti».

EUROPA MALE, ITALIA PEGGIO

A livello europeo, l’esposizione delle banche ai settori che contribuiscono in modo significativo al cambiamento climatico è rimasta elevata, attestandosi intorno al 62%, «giustificando il proseguimento degli sforzi volti a sviluppare e mantenere strumenti di gestione dei rischi climatici e quadri di monitoraggio solidi».

E se l’Europa non può dormire sonni tranquilli, l’Italia dovrebbe soffrire d’insonnia. Secondo il Dashboard, infatti, l’Italia ha una esposizione tangibilmente superiore alla media europea, ovvero del 76 per cento. Per giunta, con due aggravanti. La prima è che tale quota non si è mossa, cioè non è migliorata, dalla prima edizione. La  seconda è che questa immobilità ha addirittura peggiorato la posizione relativa dell’Italia che, due anni fa, era 11esima per peggior livello di esposizione al clima, mentre oggi si ritrova al non invidiabile sesto posto (dietro a Estonia, Danimarca, Lettonia, Norvegia, e Finlandia).

MIGLIORANO I DATI

Tornando ai dati europei, l’Eba rileva un segnale positivo in termini di qualità dei dati che ha continuato a migliorare. Le esposizioni garantite da beni immobili hanno registrato ottimi punteggi in termini di efficienza energetica, mentre il ricorso da parte delle banche a indicatori proxy è diminuito di circa 10 punti percentuali dal dicembre 2023, a testimonianza di una migliore copertura dei dati e di valutazioni di sostenibilità più affidabili.

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