accordo coi Repubblicani fuori dal tribunale

Vanguard si arrende. Patteggia con anti-Esg

6 Mar 2026
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Il secondo gestore patrimoniale più grande al mondo ha raggiunto un accordo con 13 Stati repubblicani, guidati dal Texas, e pagherà 29,5 milioni di dollari per chiudere la controversia legale sui suoi investimenti Esg. Blackrock e State Street invece continueranno a difendersi in tribunale

La strategia della pressione esercitata dai politici repubblicani degli Stati Uniti per ostacolare gli investimenti ambientali, sociali e di governance (Esg) ha ottenuto la capitolazione di un big della finanza. Vanguard, il secondo gestore patrimoniale più grande al mondo, ha raggiunto un accordo con 13 Stati a guida repubblicana per chiudere il caso giudiziario sui suoi investimenti Esg.

Il 27 novembre 2024 un gruppo di Stati repubblicani, guidati dal Texas, aveva fatto causa contro le tre principali società di gestione patrimoniale, Blackrock, Vanguard e State Street, che insieme gestiscono circa 27mila miliardi di dollari, accusandole di aver violato la legge antitrust attraverso il loro attivismo climatico (leggi il caso sulla rubrica Esg.litigation: “Usa, 11 Stati repubblicani fanno causa ai gestori Esg”).

Come anticipato dalla rassegna sostenibile di questa settimana (OB/ 439 “Litigation Esg, Vanguard si accorda con il Texas”), Vanguard, che gestisce 12mila miliardi di dollari di asset, non ha ammesso alcun illecito, ma pagherà 29,5 milioni di dollari per chiudere la controversia ed evitare ulteriori spese legali. L’uscita dell’asset manager lascia Blackrock e State Street, che non hanno raggiunto un accordo, a difendersi da sole nel contenzioso in cui sono accusate di aver cospirato e collaborato, sfruttando la loro vasta influenza e il voto per delega, per spingere le aziende ad azzerare le loro emissioni nette e a ridurre la produzione di carbone, facendo aumentare di conseguenza i prezzi dell’energia.

L’ACCORDO CON VANGUARD

Oltre al corrispettivo economico, Vanguard ha accettato di assumere più forti impegni di passività e di dare potere ai propri investitori in fondi azionari statunitensi attraverso il voto per delega. Inoltre, il gestore si è impegnato a evitare di imporre obiettivi Esg sulla redditività dei propri clienti: non utilizzerà le sue partecipazioni azionarie per orientare le strategie aziendali, nominare amministratori o spingere proposte di azionisti per le società in portafoglio.

«Sono lieto di constatare che Vanguard abbia scelto di proteggere gli investitori e di diventare leader del settore quando si tratta di dare potere agli investitori con la possibilità di voto per delega. Questo stabilisce un nuovo standard per gli investitori istituzionali che ogni azienda dovrebbe seguire», ha dichiarato il Procuratore Generale del Texas, Ken Paxton. Sul suo sito governativo, Paxton ha definito l’accordo «storico» e «una delle azioni coercitive più significative mai intraprese contro la manipolazione coordinata del mercato basata sui criteri Esg», e ha ribadito che «garantirà un’industria del carbone competitiva e a basso costo» e «ridefinirà radicalmente la condotta dei grandi investitori istituzionali».

LA CAUSA CONTRO LE BIG 3

La causa, ancora in corso presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti nel distretto orientale del Texas, argomenta che i tre gestori avrebbero creato un “cartello” per acquistare azioni di società produttrici di carbone, solo per costringerle a ridurre la produzione. Si tratta di uno dei casi di più alto profilo contro gli sforzi per promuovere obiettivi Esg. L’esito potrebbe avere importanti implicazioni sul modo in cui le società di gestione patrimoniale gestiranno le loro partecipazioni e i fondi passivi sotto la pressione dei Repubblicani anti-Esg, che hanno dichiarato guerra a tutti gli asset manager che ritengono impegnati a promuovere un’agenda climatica.

I gestori patrimoniali hanno respinto le accuse e si sono difesi in tribunale, sostenendo che non ci sono prove che abbiano cercato direttamente di limitare la produzione di carbone o abbiano lavorato insieme per spingere le aziende a ridurre le loro emissioni. I querelanti avevano anche chiesto alla corte di respingere la causa, definendola un caso senza precedenti che avrebbe sconvolto il modo in cui i gruppi finanziari gestiscono la governance aziendale. Tuttavia, ad agosto 2025, il tribunale ha in gran parte negato la richiesta, consentendo al caso di procedere (leggi il caso sulla rubrica Esg.litigation: “Repubblicani vs gestori Esg, la causa va avanti”).

LA BLACKLIST DEI GESTORI ESG

Nel frattempo, in un’altra causa parallela, il 4 febbraio 2026, il tribunale distrettuale federale del distretto occidentale del Texas ha bloccato la legge dello Stato che inseriva in una “lista nera” le società di investimento accusate di boicottare i combustibili fossili. Il caso è stato depositato il 29 agosto 2024 dall’American Sustainable Business Council contro l’attuale Procuratore Generale del Texas Ken Paxton e Glenn Hegar, Controllore dei Conti Pubblici del Texas dal 2015 al 2025, contestando la legge SB 13, approvata nel 2021, che vieta alle entità statali di investire o stipulare contratti con società finanziarie accusate di “boicottare” l’industria petrolifera (leggi il caso sulla rubrica Esg.litigation: “Texas, la Corte annulla la blacklist dei gestori Esg”).

A difesa dei procuratori repubblicani e della loro battaglia contro le politiche Esg dei tre grandi gestori americani si sono schierati invece il Dipartimento di Giustizia e la Federal Trade Commission, che hanno depositato una memoria aggiuntiva nella causa intentata dal Texas e dagli altri Stati repubblicani contro Blackrock, Vanguard e State Street per le loro partecipazioni azionarie nelle società operanti nel settore dell’estrazione del carbone per favorirne la transizione. Le due agenzie governative hanno appoggiato l’accusa che le tre società avrebbero spinto le aziende partecipate a tagliare la produzione di carbone per perseguire i propri obiettivi di sostenibilità, alterando i prezzi sul mercato energetico e danneggiando i consumatori (leggi l’articolo “Antitrust Usa: l’Esg fa cartello sul carbone”).

Alessia Albertin

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