SFDR 2.0 / PARLA Christian Schütz, Head of Sustainable Investing
Schütz (Golding): «Sfdr 2.0 ha dei limiti per i private markets»
A meno di cinque anni dall’entrata in vigore della Sfdr, la versione 2.0 rischia di riportare incertezza nei mercati privati. In questa intervista, della serie dedicata al nuovo Regolamento, Christian Schütz, Head of Sustainable Investing di Golding Capital Partners evidenzia i limiti della bozza che, da un lato, non rappresenta in modo adeguato alcune strategie di private asset e, dall’altro, prevede regole rigide di comunicazione e classificazioni fisse. «Per investitori professionali nei mercati privati – dichiara il manager –, la flessibilità e la trasparenza in materia di strategia, governance e creazione di valore sono più rilevanti rispetto a classificazioni rigide e standardizzate».
Ritiene fosse necessario modificare il Regolamento Sfdr?
Dal punto di vista dei mercati privati, no. L’attuale quadro normativo Sfdr è in vigore da meno di cinque anni e i mercati privati avevano appena raggiunto una fase di maturità operativa con la normativa Sfdr 1.0. A fronte dell’uso improprio di cui sono stati oggetto gli articoli 8 e 9, che sono stati utilizzati come etichette nella pratica di mercato, la modifica dell’Sfdr rappresenta ora una risposta logica da parte dell’autorità di regolamentazione. Gli obiettivi dell’Sfdr e della sua attuale riforma (ridurre il greenwashing e migliorare la trasparenza) sono assolutamente corretti. Tuttavia, la bozza dell’Sfdr 2.0 presenta evidenti limiti, in particolare per i mercati privati. Le strutture complesse dei fondi, i veicoli blind pool e i lunghi periodi di investimento non sono ancora sufficientemente rappresentati. È quindi necessaria una revisione dell’attuale proposta per rendere il quadro praticabile e garantire che le strategie di private equity, private credit e i fondi di fondi possano essere integrate in modo significativo nell’agenda europea della finanza sostenibile.
Ritiene che l’Sfdr 2.0 possa rendere più trasparente ed effettiva l’integrazione degli Esg nelle strategie del gestore?
L’Sfdr 2.0 potrà migliorare la trasparenza, ma solo se rifletterà meglio l’effettiva realtà dei mercati privati. Categorie più chiare e una maggiore attenzione alla sostanza piuttosto che alla forma contribuiranno a questo risultato. Al contempo, l’introduzione di quote rigide e classificazioni fisse rischia di ridurne l’efficacia. L’investimento sostenibile nei mercati privati è un processo continuo che dura per tutta la vita di un fondo e dovrebbe essere valutato di conseguenza.
Le nuove categorie di prodotti incontrano l’interesse dei vostri clienti e sono in grado di rispondere alle loro preferenze di sostenibilità?
Le nuove categorie forniscono un utile orientamento agli investitori e rispondono alla crescente domanda di trasparenza. Tuttavia, gli investitori professionali nei mercati privati sono meno interessati alle etichette e più attenti alle modalità concrete di attuazione degli investimenti sostenibili. Per questa tipologia di investitori, la flessibilità e la trasparenza in materia di strategia, governance e creazione di valore sono più rilevanti rispetto a classificazioni rigide e standardizzate.
Prevede che con il nuovo Regolamento il rischio di greenwashing venga realmente ridotto? Oppure permangono zone d’ombra?
È possibile ridurre il rischio di greenwashing spostando l’attenzione dai messaggi di marketing a processi e risultati verificabili. Tuttavia, permangono alcune zone d’ombra, in particolare laddove regole rigide scoraggiano una comunicazione ricca di sfumature. Esiste il rischio che le strategie che integrano realmente criteri Esg e investimenti sostenibili non rientrino nelle nuove categorie e diventino meno visibili, nonostante il loro impatto sulla sostenibilità sia reale.
Alla luce delle nuove categorie, come prevede che si modificherà il mercato? La vostra attuale offerta subirà modifiche? Cosa potrebbe essere incluso/escluso? Come funzionerebbero le vostre strategie nell’ambito della proposta Sfdr 2.0?
Prevediamo una maggiore differenziazione nel mercato piuttosto che uno generalizzato cambio di classificazione. Gli asset manager dovranno posizionare i prodotti in modo più mirato e spiegare con maggiore chiarezza gli approcci di investimento sostenibile. Il nostro obiettivo rimane quello di integrare i nostri metodi di investimento sostenibile nell’intero processo di investimento, piuttosto che adattare le strategie al solo scopo di soddisfare i requisiti formali. Saranno possibili eventuali adeguamenti selettivi, ma la sostanza continuerà a prevalere sulle etichette formali.
Ritiene che la disclosure “alleggerita” possa agevolare il cliente finale nella scelta consapevole dei prodotti?
Una rendicontazione semplificata può essere vantaggiosa se migliora la chiarezza e si concentra su ciò che è veramente rilevante. Una rendicontazione eccessiva non sempre porta a una migliore comprensione. Tuttavia, gli investitori professionali non dovrebbero essere vincolati da limitazioni che potrebbero, ad esempio, imporre un limite al numero di pagine che i fondi possono dedicare alla presentazione delle loro politiche di investimento sostenibile. Non esistono limitazioni nemmeno per i fondi che spiegano le proprie strategie. Nel contesto degli investitori professionali, è nostro dovere comunicare e comprendere strategie sofisticate. Ostacolare questo processo con la scusa della “semplificazione” causerebbe più danni che benefici nel mercato professionale.
Noemi Primini
Christian Schützet.sfdrGolding Capital PartnersSFDR 2.0
