analisi di Hymans Robertson
Uk, gli asset owner resistono all’anti Esg
Nonostante il crescente backlash politico e mediatico anti Esg, la maggior parte degli asset owner inglesi riconosce l’importanza e la complessità delle questioni Esg, continua a credere nel valore della stewardship e si aspetta di più dai propri gestori. È quanto emerge dal nuovo report pubblicato dalla società di consulenza britannica Hymans Robertson, che ha analizzato i risultati di una survey su 100 asset owner britannici, inclusi i fondi pensione.
Secondo lo studio, la narrativa secondo cui la finanza sostenibile sarebbe in declino non trova conferma nei dati. Al contrario, la maggior parte degli investitori (81%) ritiene che i fattori Esg siano oggi ancora più importanti rispetto a due anni fa, soprattutto alla luce dei rischi climatici e geopolitici.
ESG SEMPRE PIÙ COMPLESSO
Il contesto, tuttavia, si fa sempre più complesso. Il 90% degli investitori intervistati ritiene che le tematiche Esg siano oggi più articolate rispetto al passato, complice l’intensificarsi dei rischi fisici legati al cambiamento climatico, le tensioni geopolitiche che riaprono il dibattito sugli investimenti nella difesa e sulla fragilità delle catene di approvvigionamento, e l’emergere di nuove sfide tecnologiche, tra cui l’intelligenza artificiale.
Eppure un dato interessante riguarda l’evoluzione dell’atteggiamento degli investitori: il 35% dichiara di sentirsi oggi più a proprio agio con l’Esg rispetto al passato. Tra le ragioni principali emergono una maggiore trasparenza, una riduzione del greenwashing e un migliore allineamento con risultati tangibili nel mondo reale.
L’EFFICACIA DELLA STEWARDSHIP
Nonostante le critiche rivolte agli Esg «la stewardship è considerata efficace e in grado di creare valore» sostengono gli autori del report. L’87% degli intervistati percepisce infatti un impatto concreto di queste attività sui risultati finanziari. Nel dettaglio, il 10% si aspetta che le attività di stewardship aumentino i risultati finanziari di oltre il 3%, mentre il 42% prevede un miglioramento dell’1-3% all’anno; solo il 12% non vede alcun beneficio e il 2% prevede invece un impatto negativo.
Non solo, anche se il 59% degli asset owner inglesi ha affermato che la stewardship è diventata più complessa, circa la metà degli intervistati (il 48%) ha dichiarato di aver intrapreso un maggior numero di iniziative in materia di investimento responsabile e di stewardship (il 34% ha dichiarato di averne intraprese meno; il 18% lo stesso numero). Ciò ha comportato una maggiore formazione, un assessment dettagliato sulle capacità dei gestori e un engagement mirato.
GLI INVESTITORI CHIEDONO RISULTATI
La ricerca mostra che la maggioranza degli asset owner (il 67%) si aspetta un impegno più incisivo da parte dei propri gestori in materia di investimenti responsabili, soprattutto sul fronte della gestione dei rischi climatici.
«Sta emergendo un divario crescente tra l’operato degli asset manager e le aspettative degli investitori. Se gli investment manager fanno un passo indietro, gli investitori devono farsi avanti e far sentire la propria voce», si legge nel report.
La maggior parte degli investitori (l’88%) ritiene infatti che i gestori debbano riconoscere esplicitamente il cambiamento climatico come un rischio sistemico. Allo stesso tempo, si aspettano che dispongano di tool e dati adeguati per valutare rischi e opportunità legati al clima (82%), che utilizzino la propria influenza lungo l’intera catena del valore degli investimenti (90%) e favoriscano il finanziamento di un economia low-carbon (83%).
COSA FARE
Secondo gli esperti di Hymans Robertson, gli investitori dovrebbero rafforzare la formazione sui temi Esg più complessi e aggiornare le proprie policy per chiarire le aspettative nei confronti dei gestori. È importante fare un assessment delle capacità degli investment manager sulle diverse tematiche relative all’investimento responsabile e e metteteli alla prova sui rischi sistemici emergenti, come clima, natura e intelligenza artificiale. Allo stesso tempo occorre continuare l’attività di engagement, rivedendo l’efficacia dei programmi di stewardship, così da adattarli al nuovo contesto, e integrando le conoscenze acquisite nel processo decisionale di investimento.
Noemi Primini
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