SFDR 2.0 / PARLA Fabio Caiani, Managing Director e Head of South East Europe
Caiani (Nordea): Sfdr 2.0 bene, ma «troppi aspetti al Livello 2»
Sfdr 2.0 ha un grande potenziale per rendere l’integrazione Esg più chiara ed efficace. Ne è convinto Fabio Caiani, Managing Director e Head of South East Europe di Nordea Asset Management, secondo il quale le nuove categorie, in particolare gli articoli 7 e 9, offrono agli investitori strumenti più trasparenti per scegliere consapevolmente. Tuttavia, nonostante i progressi, restano criticità importanti. In questa intervista, della serie dedicata al nuovo Regolamento, il manager avverte che il rischio di greenwashing non scompare del tutto e che un eccessivo affidamento sulle future norme di Livello 2 potrebbe reintrodurre complessità e incertezza giuridica. Il tema dei tempi è cruciale: «La proposta non prevede adeguati periodi di transizione, ed è ancora necessaria maggiore chiarezza su come Sfdr 2.0 interagirà con le altre normative».
Ritiene fosse necessario modificare il Regolamento Sfdr?
Sì, la riforma è stata più che necessaria. Sfdr 1.0 non è riuscita a garantire chiarezza agli investitori. Le informative sono diventate eccessivamente tecniche, difficili da confrontare e di scarsa utilità pratica per gli investitori finali e i consulenti. Gli articoli 8 e 9 sono stati ampiamente utilizzati come etichette di fatto, creando confusione, prassi incoerenti tra gli Stati membri e un aumento del rischio di greenwashing.
Senza una riforma, Sfdr rischiava di diventare un esercizio di spunta di caselle anziché uno strumento significativo per la scelta degli investitori. La versione Sfdr 2.0 affronta direttamente queste carenze semplificando le informative e introducendo categorie di prodotto più chiare e intuitive.
Il nuovo Regolamento, nella versione presentata, ha soddisfatto le aspettative? Cosa eventualmente manca?
Si, le aspettative sono state soddisfatte in diverse aree importanti. L’introduzione di categorie di prodotto esplicite rappresenta un miglioramento significativo, sostituendo le quasi-etichette implicite con classificazioni più chiare e intuitive. Il lavoro importante di semplificazione della documentazione, tra cui informative sui prodotti più brevi e l’eliminazione della rendicontazione Pai a livello di entità, risponde direttamente a preoccupazioni del settore. Infine, regole di denominazione più severe ed esclusioni obbligatorie rafforzano la comparabilità e fungono da importante salvaguardia contro il greenwashing.
Restano comunque alcune preoccupazioni, come il rinvio di troppi aspetti al Livello 2. Gli elementi chiave delle categorie di prodotto, inclusi i criteri di ammissibilità e le deviazioni consentite, saranno definiti solo in seguito, rendendo difficile una valutazione completa della proposta in questa fase. Inoltre, la proposta non prevede adeguati periodi di transizione. Le categorie di prodotto non dovrebbero essere applicate prima che le regole e i modelli di Livello 2 siano stati finalizzati e che alle aziende sia stato concesso tempo sufficiente per implementarli. Infine, è ancora necessaria maggiore chiarezza su come Sfdr 2.0 interagirà con la Mifid, le linee guida sulla denominazione dell’Esms, le etichette nazionali e i regimi non Ue come l’Sdr del Regno Unito.
Quali sono le aree di miglioramento più evidenti? E quali quelle che possono comportare più difficoltà?
In primo luogo, un eccessivo affidamento alle future norme di Livello 2 rischia di reintrodurre complessità e incertezza giuridica. In secondo luogo, senza adeguati periodi di transizione, i fondi potrebbero dover affrontare riclassificazioni affrettate, modifiche al prospetto e potenziali perturbazioni del mercato. In terzo luogo, è essenziale un’applicazione coerente della vigilanza in tutti gli Stati membri: interpretazioni nazionali divergenti hanno significativamente indebolito l’Sfdr 1.0 e non devono ripetersi.
Ritiene che l’Sfdr 2.0 possa rendere più trasparente ed effettiva l’integrazione degli Esg nelle strategie del gestore?
Sì, la Sfdr 2.0 ha il potenziale per rendere l’integrazione Esg più chiara ed efficace. Le categorie di prodotto e percorsi di ammissibilità definiti rendono l’intenzionalità Esg più esplicita, mentre una minore complessità informativa migliora il rapporto “signal/noise” per gli investitori. Allo stesso tempo, una comparabilità più chiara e misure anti-greenwashing più efficaci dovrebbero supportare un’allocazione del capitale più efficiente e contribuire a ripristinare la fiducia degli investitori nei prodotti sostenibili.
Ritiene che possa essere un fattore di razionalizzazione e spinta del mercato?
Certamente. Categorie più chiare riducono la confusione e l’inutile proliferazione di prodotti, mentre una migliore comparabilità supporta decisioni più efficaci in materia di allocazione del capitale. Minori oneri di conformità dovrebbero anche migliorare la competitività, in particolare per i gestori patrimoniali con sede nell’Ue. Più forti misure di salvaguardia contro il greenwashing possono contribuire a ripristinare la fiducia degli investitori nella finanza sostenibile.
Le nuove categorie di prodotti incontrano l’interesse dei vostri clienti e sono in grado di rispondere alle loro preferenze di sostenibilità?
Sì. Le nuove categorie, in particolare gli articoli 7 e 9, migliorano significativamente la comparabilità e la trasparenza, consentendo ai clienti di prendere decisioni di investimento più consapevoli. Rileviamo inoltre una chiara domanda da parte dei clienti di strategie incentrate sulle aziende in transizione, e la nuova categoria dell’articolo 7 è ben posizionata per rispondere a questa esigenza, a condizione che venga applicata con rigore.
Prevede che con il nuovo Regolamento il rischio di greenwashing venga realmente ridotto? Oppure permangono zone d’ombra?
Il rischio di greenwashing sarà ridotto, ma non eliminato. Un sistema di classificazione comune, regole di denominazione più chiare ed esclusioni minime faciliteranno il confronto tra prodotti e la contestazione delle dichiarazioni Esg. È importante sottolineare che Sfdr 2.0 offre anche ai gestori patrimoniali una maggiore certezza giuridica sulle aspettative di informativa, un punto debole fondamentale della precedente normativa.
Alla luce delle nuove categorie, come prevede che si modificherà il mercato? La vostra attuale offerta subirà modifiche? Cosa potrebbe essere incluso/escluso? Come funzionerebbero le vostre strategie nell’ambito della proposta Sfdr 2.0?
Sfdr 2.0 è ancora in una fase legislativa iniziale ed è troppo presto per quantificarne l’impatto preciso sull’offerta di prodotti. Continueremo a valutare come i fondi esistenti e futuri possano inserirsi nel quadro normativo proposto dagli articoli 7, 8 e 9 man mano che il processo legislativo procede.
Quanto impatterà la norma sulla vostra struttura dedicata alla finanza sostenibile?
In questa fase, è troppo presto per stimare l’entità di un eventuale riallineamento. Ciò dipenderà dalla forma definitiva della normativa e dai requisiti dettagliati di Livello 2.
I criteri proposti per i prodotti di transizione (articolo 7) (considerando anche l’allineamento ai benchmark Ctb e Pab) ritiene che favoriranno gli investimenti in società che hanno realmente bisogno di una transizione?
L’introduzione di una categoria di transizione dedicata è un passo avanti positivo. Tuttavia, la sua efficacia dipenderà dal rigore con cui i criteri saranno definiti e supervisionati. Sarà essenziale che vengano ammesse solo strategie di transizione credibili, per evitare che la categoria diventi eccessivamente ampia o diluita.
L’articolo 6a fa riferimento alla Trasparenza volontaria sull’integrazione dei fattori di sostenibilità nelle disclosure precontrattuale dei prodotti finanziari non classificati come sostenibili (cioè non rientranti nelle categorie degli articoli 7, 8 o 9). Tali informazioni possono essere fornite, ma solo in modo limitato, marginale, non promozionale e con rigide regole su dove e come comunicarlo. Individua in questo aspetto qualche punto di incertezza?
Sì, sussistono incertezze sostanziali circa il confine pratico tra trasparenza e promozione. In particolare, non è ancora chiaro fino a che punto i gestori patrimoniali possano spingersi nel descrivere i processi di gestione del rischio di sostenibilità o le esclusioni basate sui criteri Esg a livello di fondo senza violare i rigidi limiti imposti dall’articolo 6a.
Senza linee guida più chiare, le società potrebbero adottare un approccio eccessivamente conservativo e ridurre del tutto le informative relative alla sostenibilità, anche quando queste informazioni sono effettivamente rilevanti per gli investitori. Sarà necessaria maggiore chiarezza per garantire che la legittima trasparenza non venga involontariamente scoraggiata.
Il nuovo regolamento riconosce per la prima volta, in modo esplicito, l’impact investing come una pratica distinta. Viene definito “sustainability-related financial product with impact” un fondo conforme all’articolo 7 o 9 che ha come obiettivo la generazione di un impatto sociale o ambientale predefinito, positivo e misurabile. Il nuovo sistema di categorizzazione favorisce la diffusione di questi prodotti? La disclosure richiesta è opportuna o rischia di escludere qualche strategia di impatto?
Il riconoscimento esplicito dell’impact investing è un’evoluzione positiva. Tuttavia, una valutazione completa è difficile in questa fase, poiché i requisiti dettagliati saranno in gran parte definiti nelle misure di Livello 2. Il successo di questo framework dipenderà dalla sua capacità di trovare il giusto equilibrio tra credibilità e flessibilità, senza escludere legittime strategie di impatto.
Ritiene che la disclosure “alleggerita” possa agevolare il cliente finale nella scelta consapevole dei prodotti?
Un’informativa più snella può favorire una migliore comprensione da parte degli investitori, a condizione che gli indicatori rimanenti siano ben scelti. Se ciò produrrà reali benefici per gli investitori finali – e riduzioni di costo per le aziende – dipenderà in larga misura dagli indicatori Pai selezionati al Livello 2.
Cosa si attende in termini di costi per il gestore? Una riduzione come previsto oppure un aumento dovuto all’implementazione dei nuovi modelli di disclosure?
Nel complesso, prevediamo una netta riduzione dei costi di conformità continua, ma con significativi costi di implementazione iniziali.
L’eliminazione della rendicontazione Pai a livello di entità e la semplificazione delle informative sui siti web e sui prodotti dovrebbero ridurre i costi operativi e di rendicontazione ricorrenti nel tempo. Tuttavia, questi benefici saranno in parte compensati nel breve termine dagli sforzi di implementazione, tra cui la rivalutazione dei prodotti, gli aggiornamenti delle informative e i potenziali adeguamenti del sistema legati alle nuove categorie di prodotto e ai nuovi modelli. Il risultato finale in termini di costi dipenderà in larga misura dall’ambito e dalla complessità dei requisiti di Livello 2 e dalla durata dei periodi di transizione concessi
L’articolo 12 prevede che gli operatori finanziari debbano garantire che l’utilizzo di dati forniti da data provider esterni si basi su accordi formalizzati e documentati, e lo stesso vale per le stime e le relative metodologie. Permane quindi la sfida del dato. Quali sono secondo lei gli aspetti più critici?
La disponibilità e la qualità dei dati rimangono sfide importanti. Sebbene la governance relativa ai fornitori di dati esterni sia rafforzata, la proposta non riflette sufficientemente le attuali limitazioni dei dati, soprattutto considerando la portata ridotta della Csrd.
Le esclusioni minime obbligatorie previste possono tralasciare qualche occasione di investimento?
Questa è la natura intrinseca delle esclusioni. Sebbene aumentino la credibilità, possono limitare alcune opportunità di investimento, in particolare per i portafogli ampiamente diversificati.
All’interno nuova proposta del Regolamento Sfdr l’unica esclusione relativa agli investimenti nel settore della difesa è legata al fatto che i prodotti classificati articolo 7, 8 e 9 non sarebbero in grado di finanziare armi vietate nella maggior parte degli Stati membri, come le armi chimiche e biologiche. Quali erano le sue attese sul tema della difesa?
L’ambito delle esclusioni per le attività legate alla difesa rimane in linea con le attuali disposizioni Rts dell’Sfdr sulle armi controverse. In tal senso, la proposta non modifica sostanzialmente l’attuale prassi giuridica.
In attesa della sua adozione, avete avviato un percorso di allineamento? Pensate di approcciarvi al nuovo regolamento già dal 2026? Ad esempio iniziare a rivedere i nomi dei prodotti, la comunicazione di marketing e la disclosure sui prodotti che potrebbero essere soggetti a Sfdr 2.0?
Considerato che è improbabile che il trilogo di negoziazione inizi prima dell’autunno e che ulteriori modifiche significative alla proposta restano possibili, Sfdr 2.0 è ancora in una fase molto iniziale. A questo punto, un’attuazione prematura sarebbe controproducente. La priorità è la valutazione d’impatto continua e il coinvolgimento durante tutto il processo legislativo.
Noemi Primini
et.sfdrFabio CaianiNordea Asset ManagementSFDR 2.0
