analisi sull'impatto dei costi delle emissioni sostenibili

Consob: greenium del 23% sui bond italiani

3 Giu 2026
Notizie ESG Governance Commenta Invia ad un amico
Il quaderno dell'Authorty stima un premio per i bond Esg nel mercato italiano emessi dalle imprese non finanziarie. A incidere non solo le caratteristiche dell'emissione, ma anche l'identità Esg dell'emittente. La dimensione Esg sta diventando parte integrante della determinazione del prezzo. Anche per i bond tradizionali

Chi emette bond sostenibili incassa il ‘greenium’, uno sconto rispetto ai titoli tradizionali. Le obbligazioni sostenibili consentono quindi alle imprese italiane di finanziarsi a costi inferiori rispetto ai titoli tradizionali, in particolare nel settore corporate. Non solo. A incidere sulle preferenze del mercato, non sono solo le caratteristiche della singola obbligazione, ma anche il profilo di sostenibilità complessivo dell’azienda.

È quanto emerge dal nuovo “Quaderno di finanza sostenibile” pubblicato dalla Consob, che analizza l’impatto sui costi di finanziamento per le imprese italiane del cosiddetto greenium, il differenziale di rendimento tra obbligazioni Esg e strumenti simili, ma non sostenibili. Lo studio esamina oltre 3.300 obbligazioni in circolazione a giugno 2025, emesse da soggetti italiani, corporate e financial, e rappresenta il primo studio focalizzato sul mercato domestico. Un mercato ESG-labelled (green, social, sustainable, SDG-linked, transition bond, etc) che è cresciuto stabilmente nel tempo e che a febbraio 2026 si attestava a quasi 700 miliardi di euro nel mercato italiano del reddito fisso (dati Borsa Italiana).

La stima di un potenziale premio di sostenibilità, si legge nel Quaderno, «sta assumendo un ruolo sempre più centrale nell’attività delle autorità di vigilanza, poiché consente di valutare se i mercati finanziari riflettano correttamente gli attributi Esg nei prezzi e se eventuali errori di valutazione possano segnalare rischi emergenti o inefficienze di mercato». Un numero crescente di studi empirici evidenzia la complessità di tale analisi.

IL PREMIO DI SOSTENIBILITÀ

In fase di emissione, stima lo studio, il rendimento medio dei titoli sostenibili è inferiore di circa un punto percentuale rispetto a quello delle obbligazioni tradizionali, che si attesta al 4,1% a parità di altre caratteristiche. Il premio di sostenibilità, ossia il vantaggio in termini di minori costi di finanziamento per l’emittente, è quindi pari a circa il 23%, indicando che gli investitori sono disposti ad accettare rendimenti inferiori pur di avere titoli sostenibili. Un premio di rischio può essere spiegato con la percezione che gli investitori hanno di questi attivi come meno rischiosi nel contesto di una transizione verso la sostenibilità. Un’altra spiegazione è di natura preferenziale, secondo la quale gli investitori si aspettano rendimenti inferiori a causa del loro orientamento verso la sostenibilità.

«Emerge comunque una distinzione significativa fra i diversi comparti del mercato – si legge –  con un premio più rilevante nel settore corporate, dove le imprese non finanziarie traggono un maggior beneficio dalle emissioni green. Per le obbligazioni emesse da intermediari finanziari, invece, il vantaggio appare meno netto, anche in ragione di un legame meno diretto tra l’utilizzo dei fondi e l’attività dell’emittente». La mancanza di un premio significativo nel settore finanziario, rileva ancora l’Authority, è in linea con le principali tendenze internazionali.

LA RILEVANZA DEL PROFILO ESG

Tra i dati di attenzione dello studio, c’è il ruolo del profilo Esg dell’emittente. Oltre alle caratteristiche della singola obbligazione, il mercato considera, infatti, anche il profilo di sostenibilità complessivo dell’azienda. L’analisi di Consob conferma, sotto questo profilo, la relazione diretta tra il greenium e l’ESG Identity aziendale emersa, per esempio, in un recente quaderno della Banca d’Italia realizzato sulla base dei collocamenti internazionali.

Dunque, un “voto” di sostenibilità più elevato può contribuire a ridurre i costi di finanziamento. «I risultati delle analisi – si legge nel Quaderno – pongono in risalto che accanto alle determinanti tradizionali dei rendimenti (quali l’affidabilità creditizia e le condizioni di liquidità), rilevante è il ruolo del rating Esg degli emittenti. Queste evidenze mostrano come la performance Esg dell’emittente sia rilevante tanto quanto la classificazione di sostenibilità dell’obbligazione che nello studio si effettua sulla base dei principi Icma». Non solo, dallo studio emerge che la performance Esg a livello di emittente svolge un ruolo fondamentale nel determinare i rendimenti «sia delle obbligazioni Esg che di quelle convenzionali. Ciò significa che, anche nel mercato italiano, in linea con la maggior parte delle evidenze internazionali, la dimensione Esg sta diventando parte integrante della determinazione del prezzo delle obbligazioni, insieme alle caratteristiche tradizionali delle obbligazioni (ad esempio, affidabilità creditizia, condizioni di liquidità)».

L’EVOLUZIONE EUGB

Lo studio precisa comunque che il periodo di tempo preso in esame «non consente una valutazione completa dell’impatto del quadro normativo sui green bond dell’Ue recentemente introdotto». Ciononostante, il documento sviluppa e valuta un «approccio metodologico che potrebbe essere utilizzato per monitorare l’evoluzione del contesto normativo, compresi gli effetti derivanti dall’introduzione dei nuovi standard».

Il quadro normativo relativo alle obbligazioni verdi europee (Eugb) potrebbe infatti contribuire ad affrontare diverse inefficienze strutturali attualmente evidenti nel mercato. Migliorando l’identificabilità degli strumenti con etichetta Esg, ottimizzando gli standard di informativa delle obbligazioni italiane e rafforzando la credibilità dei revisori esterni, lo standard Eugs, sottolinea lo studio, «ha il potenziale di ridurre l’asimmetria informativa e mitigare i rischi di selezione avversa o greenwashing». Sulla base dei risultati di questo studio, ci si potrebbe aspettare che le obbligazioni emesse secondo il nuovo standard Eugb siano associate a un greenium più negativo rispetto alle obbligazioni verdi non emesse secondo lo stesso standard, ceteris paribus. In questo contesto, «le strategie empiriche adottate nello studio potrebbero essere impiegate a fini di monitoraggio normativo e di analisi d’impatto».

Elena Bonanni

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