RISULTATI DELLA SURVEY DI ETICANEWS SU 18 GESTORI GLOBALI
Sfdr 2.0: a pagare saranno gli art. 8
Come cambierà l’offerta di prodotti sostenibili alla luce della nuova proposta di revisione della Sfdr? Secondo la maggior parte dei gestori, non sono attese variazioni significative nel numero complessivo di fondi. Emergono tuttavia segnali di una possibile razionalizzazione dell’offerta, in particolare tra i prodotti classificati ai sensi dell’articolo 8, mentre per gli art. 6 si registra una moderata apertura a un ampliamento dell’offerta.
È quanto emerge dall’indagine “Gli effetti della nuova Sfdr” condotta da ETicaNews che ha visto il coinvolgimento di 18 Asset Manager globali (le risposte sono state raccolte tra gennaio e febbraio 2026). L’analisi odierna rappresenta il secondo approfondimento dedicato alla proposta di revisione della Sfdr (leggi anche Sondaggio: Sfdr 2.0 promossa con riserva) e analizza le possibili implicazioni operative e strategiche per l’industria del risparmio gestito.
In vista di una possibile entrata in vigore della Sfdr 2.0 a partire dal 2027, le società di gestione sembrano intenzionate ad adottare un approccio prudente nel corso del 2026. Prevale infatti l’attesa di indicazioni definitive sul nuovo impianto normativo, anche se una quota non trascurabile di operatori sta già valutando interventi mirati, soprattutto sugli aspetti tecnici e operativi più che su quelli di natura comunicativa o commerciale.
Anche sul fronte organizzativo non si prevedono impatti rilevanti. La struttura dedicata alla finanza sostenibile appare infatti destinata a mantenere un assetto sostanzialmente invariato, a conferma del fatto che la nuova normativa viene percepita più come un elemento di evoluzione e consolidamento del quadro esistente, piuttosto che come un fattore di trasformazione radicale.
IMPATTO SULL’OFFERTA
Come anticipato, i fondi art. 8 sono quelli che mostrano il maggiore potenziale di ribilanciamento, con un numero significativo di gestori che ipotizza una revisione al ribasso. Per i fondi art. 9, prevale invece la stabilità: si tratta quindi della categoria meno esposta a interventi correttivi, segno di un assetto ritenuto già coerente con il nuovo quadro.
IMPATTO SU COSTI E STRUTTURA
La riduzione degli oneri di disclosure avrà un impatto sui costi? Al momento prevale un atteggiamento prudente: più che una chiara aspettativa di incremento o riduzione dei costi, emerge una fase di attesa e valutazione, in cui l’impatto economico della disclosure semplificata non è ancora pienamente quantificabile.
La maggior parte dei rispondenti (72%) ritiene infatti che sia ancora difficile effettuare una valutazione, molto probabilmente perché le modalità operative non sono ancora sufficientemente definite. Solo una quota minoritaria (11%) prevede un aumento dei costi, mentre al contrario, il 17% intravede una possibile riduzione dei costi, ipotizzando che la semplificazione possa tradursi in minori oneri di compliance e in un alleggerimento delle attività amministrative e di reporting.
Per quanto riguarda la struttura dedicata alla finanza sostenibile, non si rilevano impatti particolarmente significativi derivanti dalla nuova proposta. In particolare, emerge dal sondaggio, il 35% stima un adeguamento inferiore al 10% e il 41% inferiore al 30%. Complessivamente, oltre tre quarti del campione (76%) prevede quindi un riallineamento contenuto della struttura dedicata alla finanza sostenibile, che si configura più come un affinamento o un rafforzamento dell’esistente che come una riorganizzazione profonda. Questo dato suggerisce che molte strutture si considerano già in larga misura allineate ai requisiti normativi o comunque dotate di presìdi adeguati.
ROAD TO SFDR 2.0
In merito all’avvio di un percorso di allineamento anticipato, la metà dei rispondenti dichiara che attenderà la pubblicazione del Level 2 prima di intervenire, mentre un ulteriore 17% prevede di adeguarsi solo quando il nuovo impianto normativo sarà effettivamente in vigore. A questi si aggiunge un 28% che ritiene l’attuale operatività già in linea con quanto previsto dal nuovo Regolamento. Nel complesso, emerge quindi un atteggiamento prudente: la maggioranza degli operatori non intende avviare modifiche strutturate nel 2026, preferendo attendere maggiore chiarezza regolamentare o ritenendo sufficiente l’assetto attuale.
Al contrario, le iniziative proattive appaiono più circoscritte. Solo il 6% prevede di rivedere i nomi dei prodotti; più rilevante è invece il 28% che intende applicare le esclusioni obbligatorie in anticipo, dimostrando un’attenzione concreta ai criteri di investimento. L’11% prevede inoltre di formalizzare e documentare gli accordi con i data provider esterni.
I PARTECIPANTI ALLA SURVEY
Tra i gestori che hanno partecipato alla survey figurano: Raiffeisen Capital Management, Algebris Investments, Nordea Asset Management, Golding Capital Partners, IMPact SGR, Rothschild & Co Asset Management, Allianz Global Investors, BancoPosta Fondi SGR, Schroders, DPAM e NEAM SA.
Tra i manager che hanno risposto compaiono Portfolio Manager, Head of Corporate Responsibility, Head of Strategic Products, Head of Responsible/ Sustainable Investments, ESG/Sustainability Specialist e Risk Analyst.
Noemi Primini
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