l'AGGIORNAMENTO DELLE Linee guida della cei
Zuppi: «Responsabilità è ciò che dà senso anche alla finanza»
Una finanza al servizio della persona, capace di generare sviluppo e non soltanto rendimento, orientata al bene comune e alle generazioni future. È il messaggio emerso dall’incontro promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) per presentare l’aggiornamento delle Linee guida per gli investimenti etici e sostenibili, documento che aggiorna la versione del 2020 alla luce delle profonde trasformazioni intervenute negli ultimi anni, dalla pandemia alle guerre, dall’inflazione all’intelligenza artificiale.
Ad aprire il confronto, ospitato a Milano in Borsa Italiana, il presidente della Cei, il cardinale Matteo Maria Zuppi, affiancato dal Dean della Sda Bocconi School of Management, Stefano Caselli.
LA FINANZA AL SERVIZIO DELLA PERSONA
«Se la finanza è per la finanza e perde di vista ciò che deve avere al centro, diventa pericolosa anche per se stessa», ha affermato Zuppi, sottolineando come il nuovo documento non rappresenti una lezione impartita al mondo economico, ma anzitutto un impegno che la Chiesa assume nei confronti delle proprie risorse e delle proprie scelte di investimento. La finanza, ha spiegato il cardinale, non può trasformarsi in un assoluto autoreferenziale: deve restare uno strumento orientato alla persona, al lavoro, alle comunità e alla giustizia sociale.
Il confronto ha preso le mosse da uno scenario caratterizzato da una crescente distanza tra i mercati finanziari e l’economia reale. Da un lato, quotazioni ai massimi storici e grandi aspettative legate all’intelligenza artificiale; dall’altro, debito pubblico elevato, difficoltà delle famiglie e nuove forme di disuguaglianza. In questo contesto, la Cei rilancia il tema della finanza responsabile come questione che riguarda non soltanto gli operatori del settore, ma l’intera società.
Caselli ha ricordato il peso ormai assunto dalla finanza nell’economia globale. Secondo il docente, la quantità di ricchezza finanziaria disponibile nel mondo conferisce agli investitori una responsabilità senza precedenti. «Ogni singolo euro può contribuire a cambiare il destino del mondo», ha osservato, evidenziando come le scelte di allocazione del capitale non siano mai neutre. Da qui l’invito a superare una visione puramente tecnica dell’investimento per recuperare una dimensione di consapevolezza e responsabilità individuale.
ESG UTILI MA NON SUFFICIENTI
Uno dei passaggi più rilevanti dell’incontro riguarda proprio l’evoluzione dell’acronimo Esg. Pur riconoscendone il valore come strumento di valutazione e orientamento degli investimenti, i relatori hanno evidenziato i limiti di un approccio che rischia di trasformarsi in mero esercizio di compliance. Tra le criticità richiamate figurano il greenwashing, il social washing, la proliferazione di metriche non sempre coerenti e la difficoltà di affrontare questioni caratterizzate da forti aree grigie, come gli investimenti in Paesi con standard differenti in materia di diritti umani o i dilemmi legati ai settori strategici della difesa e della sicurezza.
La conclusione condivisa è che nessun rating Esg può sostituire la responsabilità dell’investitore.
IL BENE COMUNE AL CENTRO
Nel corso del confronto, il bene comune è emerso come il punto di incontro tra etica e finanza. Non un vincolo imposto agli investitori, ma una condizione necessaria per garantire sviluppo duraturo e stabilità economica. In questa prospettiva, la sostenibilità va oltre la semplice applicazione dei criteri Esg e si misura nella capacità di contribuire alla riduzione dei divari sociali, ambientali e generazionali, creando valore nel lungo periodo per l’intera collettività.
Uno dei passaggi più significativi ha riguardato il risparmio italiano, definito una vera e propria “risorsa naturale”. È stato ricordato che le famiglie italiane detengono circa 6.100 miliardi di euro di risparmi, patrimonio accumulato dalle generazioni precedenti e che comporta una doppia responsabilità: verso chi lo ha costruito e verso chi verrà dopo.
Da qui il richiamo all’educazione finanziaria, soprattutto per i giovani, affinché l’investimento non sia percepito soltanto come una scelta privata, ma anche come un contributo al bene comune.
CAPITALE DI RISCHIO COME LEVA DI SVILUPPO
Tra i temi centrali del confronto è emerso quello del rapporto tra risparmio, debito e sviluppo. Caselli ha richiamato l’attenzione su quella che ha definito la “malattia del debito”, una dinamica che rischia di scaricare sulle generazioni future il costo delle scelte attuali. In un contesto in cui Stati e sistemi economici fanno sempre più ricorso all’indebitamento, il preside della Sda Bocconi ha sostenuto la necessità di rafforzare il ruolo del capitale di rischio come leva per sostenere la crescita di lungo periodo.
Secondo Caselli, la sfida non consiste soltanto nell’allocare in modo efficiente il capitale, ma nel dirigerlo verso progetti capaci di generare valore economico e sociale nel tempo. Da qui il richiamo a una maggiore connessione tra risparmio ed economia reale attraverso investimenti che favoriscano la nascita di nuove imprese, l’innovazione e la creazione di occupazione. «Se colleghiamo il risparmio al capitale di rischio, allora possiamo costruire un mondo migliore», ha affermato.
Da qui il richiamo all’educazione finanziaria e alla necessità di sviluppare una maggiore consapevolezza tra gli investitori retail, soprattutto tra le nuove generazioni, spesso attente ai temi ambientali e sociali ma non sempre coerenti nelle proprie scelte di allocazione del capitale.
LE NOVITÀ DELLE LINEE GUIDA CEI
Tra i messaggi più forti emersi dal documento vi è quello relativo alla gestione professionale del patrimonio.
La prima forma di etica finanziaria, è stato sottolineato, consiste nella capacità di amministrare correttamente le risorse affidate. Per questo le linee guida insistono su pianificazione di lungo periodo, asset allocation strategica, gestione del rischio, controlli indipendenti e selezione strutturata delle controparti.
Una visione che supera l’idea secondo cui l’investimento etico possa ridursi alla semplice esclusione di alcuni settori o alla scelta di prodotti classificati come sostenibili. La sostenibilità, nella prospettiva proposta dalla Cei, nasce prima di tutto dalla qualità delle decisioni e dalla responsabilità con cui viene esercitato il ruolo di investitore.
Sul piano operativo, le linee guida aggiornate rafforzano alcuni principi ormai consolidati nella finanza sostenibile. Accanto agli approcci di esclusione e di selezione best in class, viene valorizzato il ruolo dell’engagement come strumento privilegiato per accompagnare il cambiamento delle imprese partecipate.
In questo senso il messaggio finale del cardinale Zuppi sintetizza l’intero impianto delle nuove linee guida: il rischio è legittimo quando è assunto con responsabilità e con uno sguardo rivolto al futuro; l’azzardo, invece, trasferisce i costi sulle generazioni successive. Una distinzione che dovrebbe diventare uno dei criteri guida per una finanza capace di coniugare rendimento, sostenibilità e bene comune.
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Noemi Primini
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