COALIZIONE DI FONDI PENSIONE, UN UNICO MESSAGGIO
Asset owner: 5 ultimatum Esg ai gestori
Gli asset owner chiedono agli asset manager strategie di stewardship sul clima più robuste, risorse adeguate e maggiore trasparenza, a costo di cambiare gestore. La tendenza ad alzare la voce da parte degli istituzionali, emersa negli ultimi mesi (vedi articolo L’asset owner Esg fa disubbidienza politica) ed evidenziata con convinzione anche allo scorso salone.SRI (vedi articolo Sgr attente! Gli asset owner Esg alzano la voce), si traduce adesso in un meccanismo operativo. A mettere nero su bianco una serie di richieste è il documento “Asset owner statement on climate stewardship”, co-firmato da una coalizione di investitori guidata da People’s Pension, Brunel e Scottish Widows, con altri 32 fondi pensione firmatari.
Nella lista, non figura alcun fondo pensione italiano.
Lo statement dei fondi pensione parte da un presupposto chiaro: «I cambiamenti climatici sono un rischio finanziario, dunque la gestione degli impatti e la dovuta considerazione dei rischi e delle opportunità correlati diventano una componente essenziale del dovere fiduciario degli investitori». Nonostante questo fatto, la coalizione afferma che diversi studi mostrano una divergenza tra le aspettative degli asset owner e le attività di gestione climatica delle Sgr.
Con questa dichiarazione, la coalizione di investitori previdenziali chiede ai gestori di «sviluppare e dimostrare una strategia di gestione responsabile indipendente e solida che affronti l’urgenza di agire sui rischi legati al clima e rafforzi la resilienza dei mercati finanziari». Per fare ciò, il documento articola cinque principi operativi:
- Industry e public policy engagement al centro della stewardship: il primo principio richiede che l’industry/market e il public policy engagement siano parte integrante della stewardship, ovvero che gli asset manager allochino tempo e risorse per comunicare le proprie posizioni politiche e riferire tale impegno nei report ai clienti;
- Prioritizzazione delle iniziative collaborative: il secondo principio promuove la prioritizzazione di iniziative collaborative per aumentare l’impatto dell’engagement e ridurre le inefficienze;
- Prioritizzazione dell’engagement sull’impatto: il terzo principio chiede che la prioritizzazione dell’engagement sia radicata in una robusta “theory of change”, concentrandosi dunque su settori critici per la decarbonizzazione (quali i settori la cui attività dipende in modo strutturale dai combustibili fossili, le materie prime legate alla deforestazione e i settori difficili da decarbonizzare) e su aziende dove l’intervento può produrre cambiamenti sistemici;
- Approccio sistematico al voto: il quarto principio sottolinea la necessità di istituzionalizzare e regolare chiaramente il processo di voto, in cui siano definite escalation chiare, un uso strategico delle attività di engagement di routine (nomine dei direttori, remunerazione, audit) e vi sia trasparenza sulle eccezioni;
- Maggiori risorse alla stewardship: l’ultimo principio richiede che le funzioni di stewardship siano supportate da risorse adeguate, con un numero di professionisti, competenze tematiche e strumenti adeguatamente proporzionati all’ambizione climatica.
La dichiarazione invita alla collaborazione, gli asset owner chiedono dialogo e azioni concrete, avvertendo che «un’attività di gestione inadeguata o non allineata potrebbe contribuire a un declassamento dei rating dei gestori, a una rivalutazione del mandato o alla selezione di asset manager che dimostrino un maggiore allineamento con gli obiettivi del regime pensionistico».
Il messaggio è forte: dopo i dietrofront Esg di alcuni gestori, gli asset owner alzano il livello di controllo e chiedono prove tangibili ed evidenti (non nascoste/greenhushing) che la stewardship climatica sia effettiva e orientata ai risultati.
Alessandro Fenili
Brunelclimadietrofrontengagementet.politicaet.resilienzafondi pensionegreenhushingnarrativa ESGPeople’s PensionScottish WidowsStewardshiptrasparenzavoto