analisi della London School of economics

Conflitti asset owner-gestori, è solo l’inizio

6 Lug 2026
Editoriali ESG Governance Commenta Invia ad un amico
I docenti della Lse studiano il fenomeno del voto reclamato direttamente dagli istituzionali. Si tratta di un escamotage per risolvere un problema più ampio: il rapporto tra grandi investitori e gestori è cambiato. E la divergenza è solo ai primi passi

Il riequilibrio di “potere” tra asset owner e asset manager, alimentato dai fattori Esg, entra tra le materie accademiche. Il tema, che sarà tra gli argomenti di studio e approfondimento al prossimo salone.SRI del 17-18 novembre in Borsa Italiana (sotto l’egida del concept 2026, “Changemaker”),  è stato infatti oggetto di un interessante articolo pubblicato dalla London School of economics qualche settimana fa, dal titolo “Pass-through voting: can greater investor voice strengthen sustainable stewardship?”.

L’analisi, firmata da Tom Gosling e Suren Gomtsian, si concentra su un aspetto di frontiera del suddetto riequilibrio, ovvero sui meccanismi per cui le decisioni di voto vengono tolte all’asset manager e prese in carico direttamente dai grandi investitori  (fenomeno denominato, appunto, “pass-through voting”).

IL RISCHIO DELL’ESCAMOTAGE

Lo studio, che parte da una serie di colloqui con 33 organizzazioni Uk, conclude che tale meccanismo ha le potenzialità per trasformare i principi di stewardship. Ma l’articolo evidenzia, altresì, che non si tratta  di un passaggio “cost-free”. In primo luogo, allo stato attuale, compromette l’attività di engagement dei gestori (depotenziati, appunto, dell’arma del voto). Inoltre, e più in generale, un sistema in cui gli asset owner gestiscono il voto secondo i propri allineamenti valoriali, «non può sostituire il lavoro più impegnativo necessario per chiarire gli obiettivi di gestione responsabile, migliorare la selezione dei manager e rafforzare il mercato della gestione responsabile nel suo complesso».

Perciò, il pass-through voting appare oggi come una «second best solution». Ad alto potenziale. Ma accettata dai gestori come rischioso escamotage per risolvere un problema più ampio.

IL CONFLITTO TRA INVESTITORI E GESTORI

Ed è questo “problema più ampio” il messaggio più interessante dell’intera riflessione. Gli accademici di Lse, infatti, partono da un assunto: il rapporto tra asset owner e asset manager è cambiato. Ancor meglio, sta cambiando.

«Fino a circa un decennio fa», scrivono gli autori, i temi su cui focalizzarsi accumunavano piuttosto facilmente investitori e gestori. Invece, «mentre i dibattiti sulla sostenibilità si polarizzano, i grandi gestori patrimoniali faticano a riflettere le diverse opinioni dei clienti: ciò che per un cliente rappresenta un rischio ambientale o sociale rilevante, per un altro è solo una “agenda woke”. I grandi gestori patrimoniali (in particolare i gestori di indici statunitensi) con una base clienti diversificata si sono trovati al centro di queste controversie. Non sono in grado di soddisfare tutti i loro clienti in ogni occasione con le loro decisioni di voto (anzi, sono sempre meno in grado di soddisfare anche solo uno dei loro clienti in qualsiasi occasione) oltre a subire notevoli pressioni politiche riguardo alle loro politiche di voto».

Questo ha generato una progressiva distanza tra gli intenti degli asset owner e quelli degli asset manager. «Con i grandi gestori statunitensi che ridimensionano alcuni dei propri impegni e sforzi in materia di sostenibilità, i fondi pensione britannici si trovano sempre più in contrasto con i propri gestori patrimoniali riguardo all’approccio da adottare nelle votazioni su questioni di sostenibilità. Non è difficile capire perché alcuni proprietari di asset britannici vogliano avere maggiore voce in capitolo su come vengono espressi i “loro” voti. E, allo stesso tempo, perché alcuni gestori patrimoniali possano essere propensi a offrire tale opzione».

Ma tale opzione, come spiegato sopra, è una soluzione second best, ovvero un escamotage per cercare di salvare le rispettive esigenze. Nella realtà, si è rotto un equilibrio storico (vedi articolo Unpri: 1 asset owner su 2 pronto a cambiare Sgr), i cui effetti sulla stewardship emergeranno nel medio-lungo periodo. Come dicono gli autori della Lse, sarà un tema to watch for the future.

 

 

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