Cop30, niente accordo, c’è silenzio sul fossil fuel
Dalla Cop30 di Belém, in Brasile, arriva un altro segnale di bipolarismo politico sul fronte della sostenibilità. «Alla fine – ha scritto l’inviata di Avvenire -, il multilateralismo, sempre più sfilacciato, ha tenuto, nonostante la spaccatura sui combustibili fossili con America Latina e Europa, da una parte, Brasile e Colombia in testa, e blocco arabo (con sostegno africano), dall’altra. Il compromesso è stato trovato sull’intesa raggiunta a Dubai due anni fa».
Il risultato della spaccatura è stato che, nonostante gli sforzi della presidenza brasiliana e il sostegno di almeno 86 Paesi, i negoziatori non sono riusciti a concordare alcun riferimento diretto alla transizione dai combustibili fossili nei testi formali. Allo stesso modo, mentre più di 90 Paesi hanno sostenuto un piano di attuazione per arrestare e invertire la deforestazione entro il 2030, a Belém è mancata una più ampia volontà politica per garantire questo obiettivo, nonostante la foresta amazzonica facesse da sfondo al vertice.
Tuttavia, spiega un’analisi di Wwf Italia, «al di fuori dei testi negoziati formalmente approvati, il Brasile in quanto presidenza della COP guiderà una sede di dibattito internazionale sulle tabelle di marcia per l’abbandono dei combustibili fossili e la fine della deforestazione in base alle indicazioni della comunità scientifica».
Eppure, prosegue sempre Wwf Italia, «visto che questo è stato il primo vertice sul clima dopo che il mondo ha registrato un intero anno con temperature superiori a 1,5 °C, questi progressi sono insufficienti per promuovere l’azione urgente e trasformativa necessaria per evitare impatti climatici devastanti e proteggere le persone e la natura».
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