ESG.PRIVATEMARKETS /29 INTERVISTA AL CEO Luca Duranti
Duranti (Alkemia sgr): «Sull’Esg nelle Pmi contano processi, dati e responsabilità»
Per il nuovo appuntamento della serie Esg.Private Markets, l’intervista a Luca Duranti, ceo e managing partner di Alkemia Sgr, mette al centro un tema chiave per il private equity: il passaggio dell’Esg da dichiarazione di intenti a disciplina strutturata di governance. Duranti racconta che, in Alkemia, l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance parte dal consiglio di amministrazione e si traduce in processi formali, sistemi di controllo, metriche misurabili e responsabilità definite. Dalla selezione degli investimenti alla gestione del portafoglio, fino alle strategie di exit e al dialogo con investitori e stakeholder, l’Esg viene utilizzato come strumento di gestione del rischio e di creazione di valore di lungo periodo, in linea con le richieste normative e con l’evoluzione delle aspettative degli asset owner.
In che modo le tematiche Esg sono integrate nella governance della vostra società di gestione?
Come sgr abbiamo scelto di integrare in modo strutturale i fattori Esg all’interno della nostra governance, perché riteniamo che sostenibilità e performance di lungo periodo siano ormai inscindibili. Il consiglio di amministrazione definisce e approva la nostra strategia Esg, garantendone un’applicazione concreta in tutti i processi decisionali. Sotto la supervisione del board operano funzioni aziendali che hanno recepito i fattori Esg nei propri modelli di controllo e di gestione del rischio, e un comitato Esg (istituito nel 2023) che assicura coerenza, monitoraggio continuo e allineamento con la normativa in evoluzione.
La cultura interna riflette questi principi: promuoviamo un ambiente inclusivo e valorizziamo il capitale umano attraverso politiche di welfare e formazione specifica. Tutto il personale, dagli amministratori ai team operativi, partecipa a programmi dedicati per assicurare una piena comprensione delle normative, delle best practice e delle competenze tecniche Esg. Inoltre, la nostra politica di remunerazione incorpora obiettivi collegati alla gestione dei rischi di sostenibilità, perché riteniamo essenziale allineare gli incentivi individuali alle responsabilità che ci assumiamo verso i nostri investitori e gli stakeholder. Dal punto di vista della trasparenza, pubblichiamo sul sito tutte le nostre policy Esg, la dichiarazione Pai e le informazioni richieste per i prodotti Sfdr Art. 8 e Art. 9, assicurando una comunicazione chiara, coerente e aggiornata.
Qual è il ruolo dell’analisi Esg nel processo di due diligence pre-investimento?
Nella fase di pre-investimento, l’analisi Esg è un elemento essenziale e non accessorio della nostra valutazione. Applichiamo innanzi tutto un processo di screening che esclude a priori settori o comportamenti non coerenti con i nostri principi. Successivamente approfondiamo il profilo della società target attraverso una combinazione di screening positivo e di due diligence Esg dedicata, spesso svolta con il supporto di advisor esterni specializzati.
Questa due diligence ci consente di comprendere in modo dettagliato i rischi e le opportunità Esg della target: analizziamo la governance, la struttura organizzativa, la cultura interna, la gestione del capitale umano, gli impatti ambientali e sociali, e la capacità dell’azienda di rispondere al contesto normativo e di mercato che evolve rapidamente. A valle di questa analisi definiamo un piano di azione Esg personalizzato, che include obiettivi e Kpi misurabili e che rappresenta un elemento rilevante nella decisione finale di investimento. Valutiamo costantemente la qualità della leadership, l’allineamento ai valori Esg e la maturità dei processi interni, perché riteniamo che la sostenibilità sia un driver determinante per la creazione di valore a lungo termine.
Come vengono gestiti e monitorati i temi Esg nel periodo di “holding” in portafoglio delle aziende?
Durante l’holding period lavoriamo attivamente con il management delle partecipate per implementare i piani di azione Esg definiti in fase di due diligence. La nostra attività consiste nel monitorare i progressi, supportare l’azienda nell’affrontare eventuali criticità e favorire lo sviluppo di pratiche operative e processi che migliorino il profilo Esg complessivo.
Abbiamo definito un modello di engagement continuativo che ci permette di accompagnare le aziende in un percorso di evoluzione. Ci confrontiamo regolarmente con il management, monitoriamo Kpi ambientali, sociali e di governance, aggiorniamo la mappatura dei rischi e verifichiamo l’efficacia delle iniziative intraprese. Le funzioni di controllo della sgr (risk management, compliance e internal audit) integrano nei propri perimetri di attività verifiche specifiche sui fattori Esg, garantendo un presidio rigoroso e indipendente. Infine, predisponiamo la reportistica Esg sia a livello di singola partecipata sia per l’intero portafoglio, in conformità alle richieste Sfdr. Riteniamo che la trasparenza sia parte integrante dell’integrità gestionale.
Le considerazioni Esg influenzano le strategie di disinvestimento?
Anche nella fase di disinvestimento le considerazioni Esg assumono un ruolo fondamentale. Prima di avviare un processo di exit, valutiamo attentamente i progressi compiuti dalla società partecipata rispetto ai piani di azione definiti inizialmente e analizziamo il livello di maturità Esg raggiunto.
Questi elementi migliorano sia la qualità del dialogo con potenziali acquirenti sia il valore stesso dell’asset. Presentare in modo strutturato la crescita Esg di una società significa offrire evidenza della sua resilienza, della sua capacità di creare valore sostenibile e della solidità del percorso intrapreso. Quando possibile, condividiamo con gli acquirenti il lavoro svolto sulle tematiche Esg per favorire continuità negli impegni, perché riteniamo che la sostenibilità non debba interrompersi con il nostro disinvestimento.
Come cambiano le aspettative Esg dei propri investitori professionali e istituzionali e come vi confrontate con loro su questi temi?
Negli ultimi anni abbiamo osservato un’evoluzione significativa delle aspettative Esg dei nostri investitori istituzionali. La richiesta di trasparenza è molto più elevata, così come l’attenzione alla qualità dei dati, alla coerenza delle strategie e alla capacità del gestore di integrare i fattori Esg in modo autentico e misurabile. Come sgr ci confrontiamo regolarmente con i nostri investitori, condividendo aggiornamenti, report periodici e analisi approfondite delle strategie di sostenibilità adottate. Questo dialogo continuo ci consente di comprendere le loro esigenze, anticipare le evoluzioni normative e rafforzare l’allineamento strategico. Nei prossimi mesi completeremo inoltre l’adesione ai Principles for Responsible Investment (UnPri), un passaggio naturale nel percorso di formalizzazione dei nostri impegni Esg.
Quanto conta la relazione con gli stakeholder nella vostra strategia Esg?
Consideriamo la relazione con gli stakeholder un elemento fondamentale della nostra strategia Esg. L’impatto del private equity si manifesta sempre attraverso le persone e i territori: lavoriamo quindi affinché le partecipate sviluppino un approccio responsabile nei confronti dei dipendenti, delle comunità locali, dei fornitori e degli altri stakeholder rilevanti. All’interno della sgr il Comitato Esg garantisce un presidio costante su questo fronte, definendo linee guida e supportando gli investment team nell’instaurare relazioni costruttive con il management delle aziende in portafoglio. Il nostro obiettivo è favorire un modello di crescita equilibrato e sostenibile, che tenga conto dei benefici economici ma anche degli impatti sociali e ambientali generati nel lungo periodo.
Fabrizio Guidoni
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