ET.Analist/ Schroders: «La “consapevolezza” sul clima fa competizione»

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18 Mag 2021
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ET.Analist è lo spazio in cui ETicaNews raccoglie i contributi di analisti, asset manager e studiosi che fanno il punto su temi specifici del mondo della finanza sostenibile. Nell’ultimo numero (Finanza Sri, gli ultimi report degli analisti/ 24) Simon Webber, gestore del fondo Schroder ISF Global Climate Change Equity di Schroders, nel documento “Schroders: il gioco si fa duro per chi investe nel cambiamento climatico” prende il via dalle politiche messe in atto nell’ultimo anno per la lotta al cambiamento climatico. Movimenti che hanno portato anche a un approccio più consapevole sul fronte degli investimenti, con un parallelo slancio di R&S e collaborazione internazionale per accompagnare la transizione verso un’economia a zero emissioni.

Tuttavia, secondo Webber, la presa di coscienza a livello geopolitico non si può tradurre immediatamente nelle scelte di investimento. Lo scorso anno i mercati hanno capito la portata della transizione necessaria nel prossimo futuro, e questo si è riverberato nelle valutazioni aziendali: si è assistito a una revisione al rialzo (un re-rating) dei prezzi delle società con tecnologie in aree legate alla transizione energetica (energia rinnovabile, veicoli elettrici, idrogeno, economia circolare). Le valutazioni più elevate degli investimenti legati al cambiamento climatico rappresentano secondo Schroders «un vento contrario per i futuri rendimenti» e l’accresciuta consapevolezza sulle opportunità della transizione «porterà inevitabilmente a una maggiore competizione», con l’ingresso di nuovi player nel mercato o di passaggi di aziende presenti in settori paralleli e che riorientano la loro strategia.

Un esempio di calo di rendimenti si è già verificato nel solare e con l’ingresso massiccio della produzione cinese nel mercato che ha «frammentato l’industria» rendendola «una “commodity”, mettendo fuori gioco quasi tutti i produttori non cinesi». Un altro esempio recente è quello dei materiali catodici, componenti essenziali nelle batterie agli ioni di litio. Anche qui le enormi opportunità di crescita hanno generato un massiccio ingresso di nuovi player «soprattutto in Cina». Sulla base di questi esempi “storici”, Schroeder individua altri settori che si preparano alla possibilità di forte concorrenza e “frammentazione”, è il caso dei veicoli elettrici e degli asset legati alla generazione di energia rinnovabile. Mentre è interessante l’andamento del settore dell’eolico, dove nell’ultimo decennio le quote di mercato si sono consolidate in modo naturale attorno alle aziende più forti, senza nuovi ingressi di rilievo negli ultimi anni. L’eolico è la dimostrazione di come in tutti i settori «ad avere successo saranno quelle aziende che godono di un vantaggio competitivo chiaro e sostenibile» e i migliori settori su cui investire «saranno quelli in cui resteranno un numero ragionevole di competitor, grazie alle elevate barriere all’ingresso e alla possibilità di differenziazione dei prodotti».

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