In vigore il trattato sulla biodiversità, ma senza l’Italia

21 Gen 2026
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Il 17 gennaio è entrato in vigore il trattato delle Nazioni Unite “Biodiversity Beyond National Jurisdiction” (Bbnj), un accordo globale volto alla salvaguardia della biodiversità in alto mare. Come anticipato nella rassegna stampa di questa settimana, il trattato fornisce ai Paesi un quadro giuridicamente vincolante per affrontare minacce come la pesca eccessiva e per raggiungere l’obiettivo di proteggere almeno il 30% dell’ambiente oceanico entro il 2030. L’accordo è stato finalizzato nel marzo 2023 dopo oltre 15 anni di negoziati e consentirà la creazione di una rete globale di aree marine protette in vasti ecosistemi oceanici finora privi di una regolamentazione condivisa. Si tratta di aree che rappresentano circa due terzi degli oceani e metà della superficie del pianeta, che per la prima volta saranno coperte da un regime giuridico completo.

Il trattato ha raggiunto la soglia delle 60 ratifiche nazionali necessarie per l’entrata in vigore il 19 settembre dello scorso anno; da allora il numero di adesioni è salito a oltre 80, con Paesi come Cina, Brasile e Giappone che hanno recentemente completato il processo di ratifica. Altri Stati, tra cui Regno Unito e Australia, sono attesi nei prossimi mesi, mentre gli Stati Uniti hanno firmato l’accordo ma non lo hanno ancora ratificato.

Nonostante l’ampio consenso internazionale, l’Italia non figura tra i Paesi che hanno ratificato il trattato. Greenpeace e Blue Marine Foundation hanno rivolto un appello al governo affinché colmi al più presto questo ritardo, sottolineando come l’Italia sia ancora distante dall’obiettivo di proteggere il 30% dei mari entro il 2030: attualmente, meno dell’1% delle acque nazionali è coperto da misure di conservazione efficaci.

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