ESG.PRIVATEMARKETS/ Report Starting Finance Club Univ. Padova
Micro private equity, qui l’Esg è leva industriale
Nel micro private equity italiano la sostenibilità emerge come infrastruttura operativa della creazione di valore. È questa una delle chiavi di lettura del grande mondo delle Pmi italiane e del loro rapporto con i capitali privati che si ricava dallo studio elaborato dallo Starting Finance Club Padova, Unità locale del network Starting Finance dell’Università degli Studi di Padova, dedicato a un segmento degli investimenti private ancora poco analizzato, quello micro, a causa delle dimensioni più ridotte rispetto ai grandi fondi internazionali di private equity ma in espansione nel mercato europeo e particolarmente adatto al mercato italiano dove le aziende di piccole dimensione sono dominanti in numero più che in altri Paesi del Vecchio Continente.
Il micro-PE, quello che a grandi linee è caratterizzato da ticket di investimento compresi tra 50.000 e 5 milioni di euro, opera in un contesto caratterizzato da forte frammentazione produttiva, sottocapitalizzazione e difficoltà di accesso al credito. In Italia il fenomeno è amplificato dal “nanismo aziendale” e dall’urgenza del passaggio generazionale. In questo quadro, l’integrazione dei criteri Esg diventa un fattore abilitante: migliora la trasparenza, facilita l’accesso a capitali orientati alla sostenibilità e rafforza la disciplina gestionale delle PMI.
ESG, UNA LEVA PER LA DEMOCRATIZZAZIONE
Il micro private equity, secondo lo studio, può assumere un ruolo di politica industriale, soprattutto in un sistema produttivo frammentato come quello italiano. L’integrazione strutturale dei criteri Esg nei processi di investimento e nella governance delle Pmi non appare più una scelta opzionale, ma una condizione per rafforzarne competitività e resilienza. In questo scenario, il micro-PE non rappresenta soltanto un’alternativa al credito bancario, ma un possibile laboratorio di integrazione tra capitale paziente, managerializzazione e sostenibilità. La sfida non è introdurre l’Esg nei processi, ma renderlo parte ordinaria della disciplina industriale delle piccole imprese.
DUE DILIGENCE E GOVERNANCE: L’ESG COME FILTRO SELETTIVO
Lo studio sottolinea come la due diligence rappresenti il dispositivo centrale di valutazione dell’investimento. Oltre alle componenti finanziarie e fiscali, assumono rilievo crescente quelle ambientali, legali e di governance. La due diligence legale, in particolare, consente di intercettare rischi regolatori, vincoli contrattuali e criticità negli assetti societari che possono incidere in modo sostanziale sul valore dell’operazione.
In un contesto in cui le operazioni con enterprise value inferiore a 250 milioni rappresentano circa il 90% delle transazioni complessive a livello internazionale, la capacità di integrare fattori Esg nei processi valutativi diventa elemento distintivo, soprattutto per operatori di piccola scala che agiscono spesso in operazioni off-market e in contesti imprenditoriali familiari.
La creazione di valore nel micro-PE deriva prevalentemente da leve operative e negoziali più che dall’utilizzo intensivo della leva finanziaria: aggregazioni, platforming, arbitraggio di multipli e riorganizzazione manageriale. In questo scenario, l’Esg entra come strumento di governo dei rischi e di strutturazione dei processi decisionali.
PERFORMANCE E RICHI DI SOSTENIBILITA’ FINANZIARIA
I dati riportati nello studio, che fa riferimento a informazioni da fonti pubbliche e anche dal lavoro di studenti dell’Università di Padova nell’ambito del loro percorso di studi, mostrano effetti economici rilevanti dopo l’ingresso di investitori di micro-PE: incremento dei ricavi del 38%, crescita dell’Ebitda del 33% e miglioramento del capitale circolante del 37%. Tuttavia, la sostenibilità finanziaria non è automatica. L’utile netto registra una contrazione del 38% e peggiorano indicatori come Roe, Roi e Ros, anche a causa dell’aumento degli oneri finanziari e dei costi straordinari.
Parallelamente cresce la leva finanziaria, con maggiore esposizione al rischio di illiquidità. Diventa quindi cruciale una governance post-deal graduale, fondata su piani industriali coerenti con la struttura del capitale e su un monitoraggio sistematico dei covenant. In questo passaggio, l’Esg contribuisce a rafforzare la resilienza dell’impresa, riducendo vulnerabilità operative e reputazionali.
IL MICRO -PE IN ITALIA
Lo studia sottolinea come proprio il micro-PE rappresenta un’opportunità strategica per il sistema produttivo italiano, caratterizzato da un’elevata frammentazione e dal fenomeno del “nanismo aziendale”. “La crescente trappola demografica, con un numero significativo di imprenditori over-65 privi di piani di successione, rende urgente l’adozione di strumenti capaci di favorire il passaggio generazionale e la managerializzazione delle Pmi. Nonostante l’ampiezza del mercato potenziale, il settore è frenato da costi di transazione elevati, rigidità normative delle operazioni.
In questo contesto emergono attori alternativi come Search Funds, Club Deals e Family Office, capaci di colmare il vuoto lasciato dai grandi fondi. I casi di successo mostrano il valore di strategie di active ownership, platforming e integrazione di competenze manageriali. Tuttavia, per liberare pienamente il potenziale del micro-PE sono necessarie riforme mirate in ambito fiscale, normativo e finanziario. La defiscalizzazione dei costi di acquisizione, il supporto pubblico alle operazioni di Mbi e la digitalizzazione delle quote di Srl rappresentano leve chiave”.
IL RITARDO DELLE PMI ITALIANE
Lo studio evidenzia anche il divario significativo tra disponibilità di capitali orientati alla sostenibilità e capacità delle imprese di intercettarli. Circa il 35-40% dei fondi destinati alle aziende è orientato a progetti sostenibili, ma solo il 17% delle imprese ne usufruisce.
Le cause sono riconducibili alla carenza di competenze nella raccolta e misurazione dei dati, come nel caso delle emissioni Scope 2, e alla complessità dei framework regolatori internazionali, tra cui Gri, Csrd, Esrs ed Eu Taxonomy. La sostenibilità è spesso percepita come costo amministrativo, mentre rappresenta potenzialmente un canale di finanza agevolata e un fattore di attrattività per gli investitori.
Nel micro-PE, al contrario, la reportistica Esg tende a essere integrata nella governance del fondo e nel monitoraggio delle società in portafoglio, trasformando un obbligo normativo in leva strategica.
DIGITALIZZAZIONE E DEMOCRATIZZAZIONE DEL CAPITALE
La trasformazione Esg si intreccia con la digitalizzazione del settore. Marketplace per la compravendita di imprese ampliano la visibilità delle operazioni di piccola scala. Lo studio sottolinea che in Italia, le piattaforme di equity crowdfunding regolamentate da Consob – tra cui Mamacrowd e CrowdFundMe – possono favorire l’accesso diffuso al capitale di rischio, anche in settori orientati alla sostenibilità. E non è tutto. L’integrazione di strumenti digitali e di intelligenza artificiale nei processi di raccolta e analisi dei dati può ridurre costi di transazione e migliorare il monitoraggio dei Kpi Esg, contribuendo a strutturare il mercato.
Fabrizio Guidoni
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