serie di report di Legg Mason sulle strategie integrate

Esg, standard dell’approccio attivo

19 Set 2018
Contributi Notizie Extra Commenta Stampa Invia ad un amico

Si è assistito a un cambio di prospettiva, negli ultimi anni, in riferimento ai parametri sociali, ambientali e di governance (Esg). Da attributi connessi a una sorta di etica dell’investimento, gli Esg si sono collocati in una dimensione in grado di influenzare le dinamiche dell’industria finanziaria. E la loro integrazione è divenuta un fattore fondamentale nell’analisi degli investimenti. Mary Jane McQuillen, Managing Director, Head of Esg Investment, Portfolio Manager di Legg Mason, nel report “ESG: The New Standard for Best-in-Class?” si domanda, appunto, cosa stia guidando la convergenza tra le preoccupazioni degli investitori e gli obiettivi aziendali.

Un elenco delle preoccupazioni va dalle emissioni di gas serra alla globalizzazione delle economie mondiali, all’aumento della popolazione con conseguente incremento della richiesta di beni di consumo. Sono tutte criticità che potranno incidere negativamente su alcune aziende. Ma che possono aprire nuovi spazi di azione perché, come sottolinea Legg Mason, «queste tendenze stanno rimodellando il panorama competitivo di molti settori». Per questo motivo un’attenta selezione delle società su cui investire passa per l’analisi delle modalità con cui le società stesse «riconoscono e rispondono» ai fattori Esg che emergono all’interno della loro arena operativa come indicativi del loro «livello di consapevolezza».

Certo che, come ammette McQuillen, «misurare questa consapevolezza è un esercizio impreciso». Per questo motivo ClearBridge, società di investimento controllata da Legg Mason, utilizza una metodologia Best-in-class, che «mira a valutare la capacità di un’azienda di gestire i driver Esg delle prestazioni di business analizzando le politiche aziendali, i sistemi di gestione e le pratiche, e il track record di un’azienda in queste aree». L’analisi si basa sui fattori legati a demografia e produttività della forza lavoro, indicatori ambientali, coinvolgimento della comunità (che include anche la gestione dei diritti umani) e la governance aziendale.

UN APPROCCIO ESG ATTIVO

L’approccio di Legg Mason segue un’analisi attiva dell’Esg, come sottolineato anche da David Sheasby, Head of Stewardship and ESG di Legg Mason che, in un altro documento “The What, Why and How of active ESG integration“, spiega il collegamento tra parametri Esg e capacità di creazione di valore di un’azienda. «La maggior parte del valore di un’azienda deriva dalla sua capacità di generare rendimenti sostenibili a lungo termine – scrive Sheasby –. Le aziende che analizzano questi fattori hanno maggiori probabilità di crescere in modo sostenibile man mano che le cose cambiano». Questo approccio fa sì che sia più probabile ottenere risultati positivi nel lungo periodo, con un riscontro anche sul perché «i prezzi azionari possano essere meno volatili di quelli di coloro che non hanno adottato un punto di vista più ampio». Di conseguenza «la combinazione di migliori prospettive di sovraperformance e minore volatilità crea un quadro convincente per i portafogli a lungo termine».

UNO SGUARDO D’INSIEME

Per comprendere meglio il futuro degli Esg, Legg Mason ha analizzato le motivazioni che spingono alcune società ad adottare o meno questo approccio, ma anche quali motivi inducono alcune aziende e alcuni investitori a essere ancora scettici sul fenomeno. Nel report “Esg: the future of investing” curato da McQuillen emerge come tra le ragioni alla base dell’incremento degli investimenti Esg si conferma, ancora una volta, il fatto che vi siano «maggiori prove che i principi Esg abbiano un impatto positivo sui rendimenti a lungo termine ponderati per il rischio». A questo si aggiungono altri sviluppi, come l’evoluzione di strategie incentrate su un approccio “positivo” ai parametri (vedi figura), oltre al fatto che si sia assistito anche a un aumento del numero di opzioni di investimento Esg di alta qualità «sia all’interno delle classi di attività sia tra di esse».

Fonte: grafico tratto dal report “ESG: the future of investing”

Crescono, dunque, fondi indicizzati e smart beta, ETF, strategie Esg quant o che offrono approcci diversi riguardo allo shareholder engagement. Questo comporta la possibilità di costruire un’intera allocazione delle attività in linea con i principi Esg, compresi i fondi di investimento pubblici e privati, fixed income e alternative asset. Tra gli altri fattori che incidono sul boom degli investimenti Esg sono da includere, poi, la domanda in crescita da parte degli investitori, un cambio di mentalità collegato all’avvento dei Millennis e una nuova definizione più ampia di fiduciary duty.

Per contro, però, il report ha evidenziato alcune criticità: alcuni investitori sono ancora scettici perché ritengono che l’Esg limiti l’universo degli investimenti e le potenziali opportunità di performance. Inoltre, l’universo dei gestori Esg, per quanto in crescita, rimane piccolo e poco diversificato rispetto a quello dei gestori non Esg. L’attuazione, dunque, in un contesto di portafoglio totale può risultare ancora difficile.

 

Lascia un commento