Efrag presenta analisi costi benefici della bozza di revisione
Nuovi Esrs, la finanza smentisce l’azienda
La bozza di revisione degli European Sustainability Reporting Standards (Esrs) pubblicata lo scorso dicembre dall’European Financial Reporting Advisory Group (Efrag) è stata oggetto di un’analisi costi benefici che ha coinvolto sia quei soggetti che dovranno applicare i nuovi standard, ovvero le imprese Wave 1 e 2 della Csrd e quelle che fanno reporting volontario, sia gli utilizzatori di dati Esg tra cui investitori, ong e provider di servizi. Come riportato da Esg Today, la consultazione, commissionata sempre da Efrag, ha evidenziato un’accoglienza positiva da parte delle imprese (minori costi e maggiore chiarezza operativa), mentre per investitori e istituzioni finanziarie l’eccessiva semplificazione avrà ricadute sulla qualità delle informazioni di sostenibilità ricevute dalle imprese.
La semplificazione degli Esrs, adottati nella loro forma originale nel 2023, si inserisce nel contesto della normativa Omnibus promossa della Commissione Europea con l’obiettivo di ridurre il carico regolamentare sulle imprese. La modifica più rilevante riguarda il taglio del 61% dei dati obbligatori, ma la percentuale sale al 70% se si includono anche le disclosure volontarie di cui non si fa più alcuna menzione negli standard. Altri interventi chiave includono l’alleggerimento della doppia materialità, attraverso l’eliminazione della preferenza per l’utilizzo di dati diretti nella rendicontazione della catena del valore e una maggiore flessibilità nell’uso di stime, riducendo così lo sforzo richiesto ai propri fornitori.
Secondo il report, la revisione comporterà risparmi per le imprese soggette alla Csrd. Tra il 2027 e il 2031, i risparmi stimati nel periodo ammonteranno a 3,7 miliardi di euro, mentre prendendo in considerazione l’intera filiera, i risparmi salgono a circa 4,7 miliardi, pari a una riduzione complessiva dei costi del 44%. Nello specifico le aziende indicano sia una riduzione dei costi interni, tempo dedicato dai dipendenti alla attività di raccolta, elaborazione dati e reporting, sia dei costi esterni come quelli sostenuti per le l’infrastrutture IT e i servizi di consulenza. Vengono inoltre accolte con favore la razionalizzazione dei contenuti e l’eliminazione delle duplicazioni, a vantaggio di una maggiore facilità di comprensione e applicazione degli standard. Allo stesso tempo le imprese non ritengono che la semplificazione comprometterà la qualità dei dati Esg né tantomeno l’accesso al credito e costi di forme di finanziamento green.
Non sono dello stesso avviso gli utilizzatori dei dati. Oltre la metà ritiene infatti che l’eccessiva semplificazione degli Esrs peggiorerà la qualità informativa. La quota di chi esprime commenti negativi sale addirittura al 67% tra investitori e istituzioni finanziarie. Tra le principali criticità indicate vi sono la riduzione della comparabilità dei dati e la perdita di informazioni chiave su clima e ambiente. Gli investitori riconoscono che la revisione porterà a una maggiore fruibilità degli standard, ma nessun dichiara di attendersi benefici certi e resta forte la preoccupazione per una minore capacità di valutare performance Esg e di gestione degli impatti.
Dallo studio emerge quindi un forte disallineamento tra la percezione delle imprese e quella degli utilizzatori dei dati, in particolar modo del settore finanziario. Le prime sembrano considerare principalmente il contenimento dei costi, ritenendo nullo o limitato l’impatto della riduzione degli obblighi di rendicontazione sulla raccolta di capitali, mentre sono proprio coloro che dovranno fornire queste fonti di finanziamento a essere più scettici e preoccupati dagli effetti che la revisione degli Esrs avrà sulla valutazione Esg delle aziende.
Matteo Russo
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