ET.PUBLICAFFAIRS - RESOCONTO SU NORME, REGOLE E LOBBY

Osservatorio di compliance ESG/ 151

23 Gen 2026
Rassegna Compliance Commenta Invia ad un amico
Nuovi Esrs, la finanza smentisce l’azienda - Clima, come i giudici valutano le aziende - Esma: troppo fumo su “integrazione” e “esclusioni” Esg - Vsme, primi segnali positivi dal mercato - Affonda la Csddd del made in Italy

Osservatorio di compliance ESG è un resoconto periodico sulle novità in termini di normativa, regolamenti, standard (contabili e non), prassi e procedure, e attività di lobbying nel campo degli Esg, sia lato corporate sia lato finanza. La rubrica periodica è dedicata ai professionisti della sostenibilità, ed è integrata nell’abbonamento ET.pro.

Nuovi Esrs, la finanza smentisce l’azienda

Efrag a seguito della pubblicazione della bozza di revisione degli European Sustainability Reporting Standards ha commissionato un’analisi costi-benefici che ha evidenziato un forte disallineamento tra imprese e utilizzatori dei dati Esg. Le aziende soggette alla Corporate Sustainability Reporting Directive valutano positivamente la semplificazione che prevede il taglio del 61% delle disclosure obbligatorie e elimina del tutto quelle volontarie), maggiore flessibilità sulla doppia materialità con la riduzione degli oneri lungo la filiera. I risparmi complessivo stimati dalle imprese per il periodo 2027-2031 ammontano a 4,7 miliardi considerando l’intera catena del valore, senza prevedere allo stesso tempo impatti significativi sull’accesso al credito. Al contrario investitori e istituzioni finanziarie esprimono forte preoccupazione, ritenendo che l’eccessiva semplificazione ridurrà qualità, comparabilità e informazioni chiave su clima e ambiente, indebolendo così la valutazione delle performance e dei rischi Esg delle imprese.

Clima, come i giudici valutano le aziende

L’evoluzione della responsabilità climatica aziendale segna il passaggio da standard volontari a obblighi legali. Il caso Milieudefensie v. Shell è emblematico: i tribunali riconoscono il dovere di ridurre le emissioni, ma faticano a fissare obiettivi quantitativi per singole imprese, soprattutto sulle Scope 3, per l’assenza di uno standard scientifico univoco che traduca i target globali, –45% al 2030, in obblighi aziendali. Un’analisi su *Science* evidenzia il nodo della “traduzione” della scienza del clima nel diritto: gli Integrated Assessment Models ottimizzano i costi ma non incorporano equità e responsabilità storica, e hanno limiti di trasparenza. Intanto il quadro regolatorio si rafforza con le linee guida Ocse e la proposta Csddd, aumentando la pressione. Gli autori propongono tre vie operative: usare intervalli di riduzione con soglie minime; valutare la diligenza tramite costi marginali di abbattimento rispetto ai benchmark IPCC; fissare standard minimi di condotta con indicatori intermedi verificabili, garantendo flessibilità ma anche sanzionabilità.

Esma: troppo fumo su “integrazione” e “esclusioni” Esg

Esma ha pubblicato una seconda nota tematica sui claim di sostenibilità, focalizzata su come vengono comunicate agli investitori retail le strategie Esg, in particolare integrazione Esg ed esclusioni Esg. L’authority osserva che il mercato usa molti termini, come screening positivo/negativo, best-in-class, investimenti tematici e di impatto, spesso sovrapposti. Integrazione ed esclusioni sono considerate strategie meno ambiziose e con significati variabili tra operatori, per questo devono essere spiegate con chiarezza. La nota segnala che descrizioni poco trasparenti aumentano il rischio di fraintendimenti e greenwashing, e fornisce indicazioni pratiche su cosa fare e non fare per evitare di fuorviare gli investitori.

Vsme, primi segnali positivi dal mercato

A un anno dal lancio del Voluntary sustainability reporting standard for Sme (Vsme), il market acceptance survey report di Efrag mostra una rapida crescita di consapevolezza e accettazione tra le imprese sotto i 250 dipendenti e gli utilizzatori delle informazioni Esg. Basata su 282 risposte, la survey – avviata a ottobre 2025 – rappresenta una baseline utile a monitorare l’adozione futura, nonostante le incertezze regolatorie legate all’Omnibus. Lo Vsme è già utilizzato o pianificato da molte Pmi, banche e grandi imprese, con benefici percepiti in termini di accesso alla finanza, riduzione dei costi e risposta alle richieste dei clienti. Persistono però criticità operative, carenze formative e richieste di informazioni oltre lo standard. Limitata anche la diffusione dei tool digitali. Efrag valuta ora nuove guide pratiche e il rafforzamento degli strumenti, mentre l’evoluzione della Csrd potrebbe accelerarne l’adozione.

Affonda la Csddd del made in Italy

La “Csddd all’italiana”, inserita nel ddl annuale sulle Pmi, è stata stralciata alla Camera. La norma prevedeva una certificazione volontaria di filiera, affidata a revisori legali, per attestare la regolarità contributiva, fiscale e giuslavoristica delle imprese lungo tutta la catena produttiva, soprattutto nella moda. Iniziativa giudicata innovativa ma politicamente controversa, perché vista come uno “scudo” per le capofiliera. In commissione Attività produttive è passato un emendamento soppressivo che ha eliminato gli articoli dedicati alla misura, rendendo necessaria una nuova lettura del ddl. Il Governo ha rinviato a un intervento più organico tramite un tavolo tecnico con ministeri, parti sociali e associazioni. Soddisfatti i sindacati, critiche invece le associazioni della moda, che temono incertezza normativa e danni reputazionali al settore.

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