ET.DIRECTORIES - I REPORT DELLE ULTIME TRE SETTIMANE

Quelli che… studiano la sostenibilità/ 131

13 Mar 2026
Directories Sustainability Trend Commenta Invia ad un amico
Una selezione di studi e ricerche su business e finanza responsabili che ETicaNews ha incontrato nell'ultimo periodo. In questo numero: Corporate Social Responsibility and Environmental - Zew – Leibniz Centre for European Economic Research - Journal of Global Securities Oxford - Urgewald - Finanzwende - Facing Finance - Aifi-Legance

Nella sua attività quotidiana, ETicaNews riporta o menziona con continuità ricerche, analisi, report sul business sostenibile e responsabile. Di seguito, riportiamo una selezione relativa alle ultime settimane, con una breve sintesi del contenuto e con un rimando al relativo articolo. Questi report sono una minima parte delle centinaia di ricerche che ETicaNews ha incrociato nel suo percorso, e costituiscono una parte rilevante del data base accessibile ai registrati ET.pro.

ABBIAMO PARLATO DEL PAPER…

Does Esg Performance Reduce Default Risk in Insurance Firms? Evidence From Life and Non-Life Sectors” (Corporate Social Responsibility and Environmental Management)

ARTICOLO: Assicurazioni, l’Esg riduce i rischi default

Uno studio indica che una migliore performance Esg è associata a una minore probabilità di default delle compagnie assicurative. L’analisi riguarda 152 assicurazioni in 22 Paesi europei tra il 2014 e il 2023 e utilizza le probabilità di insolvenza a uno e cinque anni fornite da Bloomberg e i punteggi Esg del London Stock Exchange Group. I risultati sono particolarmente solidi nel ramo danni. Governance, trasparenza e controlli sui rischi operativi risultano legati a un minor rischio di default. Nel settore vita il legame è più debole, poiché la solvibilità dipende soprattutto dalla solidità patrimoniale e dalla gestione di attivi e passivi. Lo studio suggerisce quindi di integrare i fattori Esg nella governance dei rischi, adattando però approcci specifici per ogni diverso modello di business assicurativo.

ABBIAMO PARLATO DELLO STUDIO…

Do Retail Investors Care About Esg Ratings? ” (Zew – Leibniz Centre for European Economic Research)

ARTICOLO: Retail: rating Esg conta meno dei sentimenti

Gli investitori retail non sembrano basare le proprie scelte sui rating Esg. È quanto emerge dallo studio del Zew – Leibniz Centre for European Economic Research, condotto su 2.025 investitori tedeschi. Sebbene circa due terzi dichiarino di possedere fondi sostenibili, il 45% non ha mai sentito parlare di rating Esg e solo il 6% li utilizza attivamente nelle decisioni di investimento. Quando i rating di provider come Msci e London Stock Exchange Group divergono, gli investitori tendono a percepire maggiore incertezza e riducono la propensione a investire. Le scelte risultano quindi guidate soprattutto da convinzioni personali, aspettative sui rendimenti e da una componente emotiva “warm glow”. Per i ricercatori, maggiore trasparenza e convergenza nelle metodologie di rating potrebbe rafforzarne l’utilità per il pubblico retail.

ABBIAMO PARLATO DELLA RICERCA…

Reframing an Established Order? An Analysis of the Defense Departments’ Climate Change Strategies of Eu and Nato Member States” (Journal of Global Securities Oxford)

ARTICOLO: Nato, il clima è solo un nemico militare

Le forze armate sono sempre più coinvolte nel dibattito sul cambiamento climatico, sia come grandi emettitori sia come attori nella risposta alle catastrofi. Nella ricerca sono state analizzate 21 strategie climatiche dei ministeri della Difesa di Paesi membri di Unione europea e Nato. Il clima è descritto come un “moltiplicatore di minacce”, capace di aggravare conflitti, migrazioni e competizione geopolitica. Tuttavia le strategie si concentrano soprattutto sulla prontezza operativa: protezione di basi e personale, uso di simulazioni, maggiore efficienza energetica e sviluppo di tecnologie come veicoli a idrogeno. La cooperazione internazionale è ritenuta essenziale, soprattutto in ambito Nato e Ue. Secondo gli autori, però, esiste un “accordo non scritto”: il clima è riconosciuto come rischio, ma senza rivedere in profondità obiettivi e priorità delle forze armate.

ABBIAMO PARLATO DEL RICERCA…

Finally fossil-free? – What the Esma Naming Guidelines and the Proposed SFDR Revision Can Do to Curb Greenwashing in ESG Funds” (Urgewald, Finanzwende e Facing Finance)

ARTICOLO: Sfdr 2.0, rischi divestment da 9 mld per l’oil

L’aggiornamento della Sfdr potrebbe spingere i fondi sostenibili europei a disinvestire circa 9 miliardi di euro da società legate ai combustibili fossili, è quanto emerge dallo stima lo studio delle ong Urgewald, Finanzwende e Facing Finance. Un primo effetto è arrivato dalle nuove naming rules della European Securities and Markets Authority, che hanno portato alcuni fondi a vendere 3,3 miliardi di asset fossili o a cambiare nome per evitare i vincoli. Con la futura Sfdr 2.0, i fondi “Sustainable” e “Transition” dovrebbero dismettere altri 5 miliardi circa, mentre gli “Esg Basics” (ex art. 8) dovranno escludere soprattutto le società del carbone. Secondo le ong, le nuove regole ridurranno il rischio di greenwashing, ma restano ambiguità applicative e margini di discrezionalità tra investitori.

ABBIAMO PARLATO DEL REPORT…

Diversity & Inclusion nel private capital. Gender Gap e nuove generazioni” (Aifi-Legance)

ARTICOLO: Private Capital: poche donne senior. Ma più giovani

La diversity nel private capital italiano resta una sfida aperta, nonostante una crescente attenzione al tema. È quanto emerge dalla ricerca realizzata da AIFI e Legance su 74 operatori del settore. Le donne rappresentano circa il 40% della forza lavoro, ma sono concentrate soprattutto nelle funzioni corporate, mentre nei team di investimento e nei consigli di amministrazione la quota scende intorno al 25%. Nei ruoli senior degli investimenti la presenza femminile si riduce al 15%, nonostante una maggiore presenza tra i livelli junior e mid. Le politiche di diversity risultano inoltre disomogenee: gli operatori più grandi appaiono più avanzati nell’adozione di target e strumenti di monitoraggio, mentre nelle realtà più piccole prevalgono approcci informali. Per il settore, rendere più credibili e strutturati i percorsi di carriera sarà decisivo per attrarre e trattenere talenti.

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