ET.DIRECTORIES - I REPORT DELLE ULTIME TRE SETTIMANE

Quelli che… studiano la sostenibilità/ 56

15 Mag 2020
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Una selezione di studi e ricerche su business e finanza responsabili che ETicaNews ha incontrato nell'ultimo periodo. In questo numero: Lse, Oxford Business Law Blog, Bdo e Nextea/Altea Federation, Fca, Morningstar

Nella sua attività quotidiana, ETicaNews riporta o menziona con continuità ricerche, analisi, report sul business sostenibile e responsabile. Di seguito, riportiamo una selezione relativa alle ultime settimane, con una breve sintesi del contenuto e con un rimando al relativo articolo. Questi report sono una minima parte delle centinaia di ricerche che ETicaNews ha incrociato nel suo percorso, e che stiamo raccogliendo nelle nostre Directories, per offrire un riferimento unico ai professionisti dell’economia e della finanza responsabile. Il servizio Directories fa parte del pacchetto ET.pro.

ABBIAMO PARLATO DELlA Ricerca…

How do companies respond to environmental, social and governance (Esg) ratings? Evidence from Italy (Lse)

ARTICOLO: Rating Esg, come lo fai?

Diversi gradi di compliance, diverso livello di coinvolgimento. Gli approcci delle aziende italiane al mondo delle valutazioni Esg sono eterogenei e variabili, si basano sulle aspettative in termini di costi e benefici ottenibili, ed evidenziano alcuni possibili effetti distorsivi sulle performance di sostenibilità. Il quadro emerge dalla ricerca “How do companies respond to environmental, social and governance (Esg) ratings? Evidence from Italy”, a firma Richard Perkins e Ester Clementino, pubblicata a gennaio 2020 dalla London school of economics and political science (Lse). L’analisi, di tipo qualitativo, ha selezionato le aziende italiane valutate dal maggior numero di agenzie di rating Esg o presenti in uno o più indici di sostenibilità. Tra aprile e luglio del 2018, i ricercatori hanno intervistato 18 rappresentanti di aziende attive in diversi settori. Lo studio ha individuato quattro differenti approcci, che evidenziano aspetti critici per tutto il sistema.

ABBIAMO PARLATO DEL paper…

The EU’s Approach to Environmentally Sustainable Business (Oxford Business Law Blog)

ARTICOLO: Esg alla prova del primato dell’azionista

Le iniziative europee in corso per l’integrazione della sostenibilità ambientale nel decision making del business non bastano per spostare il focus dal primato assegnato agli azionisti. Per un cambio di priorità a favore degli stakeholder è invece necessario un intervento regolatorio più stringente e coerente con questo obiettivo, a fronte di un impianto normativo europeo che ha lasciato spazio alla massimizzazione del profitto di breve periodo per gli azionisti. È questa la riflessione lanciata sulle pagine dell’Oxford Business Law Blog da Andrew Johnston, professore di diritto societario e corporate governance all’Università di Sheffield, e Beate Sjåfjell, professoressa di Legge all’Università di Oslo. I due studiosi hanno approcciato il tema in occasione della stesura di un capitolo del volume “Research Handbook on EU Environmental Law” pubblicato da Marjan Peeters e Mariolina Eliantonio.

ABBIAMO PARLATO dell’analisi…

Alla ricerca del “Sense of Purpose” per un impatto sostenibile ed esponenziale (Bdo e Nextea/Altea Federation)

ARTICOLO: Ora il purpose Esg diventa “scalabile”

Qual è il “Sense of purpose” delle aziende italiane? In altri termini, qual è il comportamento strutturale nei confronti della sostenibilità? Non solo, qual è il suo grado di integrazione con l’innovazione? Prova fornire una risposta a questa complessa equazione una ricerca condotta da Bdo e Nextea/Altea Federation sulle aziende del Ftse Mib, presentata a fine aprile via webinar. Il primo dato che emerge è che molte di queste imprese hanno già intrapreso un percorso virtuoso in termini di sense of purpose ma sono in significativo ritardo a livello di innovazione, organizzativa e tecnologica (dimensione definita dallo studio con il termine di Esponenzialità). Il cambiamento di paradigma si realizza solo grazie a un’attitudine aziendale trasformativa e massiva. Ma, secondo l’analisi, nessuna impresa del Ftse Mib al momento si trova in questa situazione.

ABBIAMO PARLATO DEL discussion paper…

Transforming culture in financial services (Fca)

ARTICOLO: La Consob Uk spinge il purpose in finanza

Quali sono i benefici di avere un “purpose” per l’industria finanziaria? Un’ampia argomentazione arriva dal discussion paper “Transforming culture in financial services” pubblicato a marzo dalla Fca (Financial Conduct authority), la Consob inglese. Il documento presenta il tema sotto tre punti di vista: interventi legati all’esperienza di una specifica azienda (tra cui BlackRock e Zurich); saggi che affrontano analisi di settore (retail banking, retail lending, investment management, etc); e analisi tematiche. L’obiettivo dichiarato è «incoraggiare una discussione più ampia in modo che le aziende capiscano l’importanza di prestare attenzione al proprio purpose». Fca descrive il purpose come «ciò che l’azienda sta tentando di raggiungere – la definizione di ciò che costituisce il successo»: è la ragione per cui le aziende esistono e la motivazione che spinge le persone a lavorare per esse ogni giorno. Inoltre, se il purpose presenta un rischio, la supervisione dell’Authority aumenta.

ABBIAMO PARLATO del report…

Investing in Times of Climate Change: Climate-Aware Investors Have More Choices Than Ever (Morningstar)

ARTICOLO: I combustibili fossili presenti nel 60% dei fondi ex-fossil fuel

Soltanto il 40% dei fondi ex-fossil fuel europei sarebbero effettivamente privi di combustibili fossili. A rilevarlo un nuovo report di Morningstar “Investing in Times of Climate Change: Climate-Aware Investors Have More Choices Than Ever”, che analizza 405 fondi in Europa, e rileva che circa 60 miliardi di euro sono detenuti in fondi attenti alle questioni climatiche e suddivisi in sei tipologie: low carbon, ex-fossil fuel, climate conscious, climate solution, green bond ed energia/tecnologia pulita. I fondi ex-fossil fuel sono la strategia più popolare, con 165 prodotti, pari a 16,5 miliardi di masse in gestione. Ma l’analisi, come anticipato, ritiene che solo il 40% di questi fondi sia privo di combustibili fossili.

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