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Rassegna stampa aumentata ESG/ 451

8 Giu 2026
Rassegna Stampa Commenta Invia ad un amico
In questo numero: Csrd, investitori preoccupati dalle esenzioni - Usa, la Sec vuole abrogare la disclosure climatica - Iso, nuovo standard Net zero per la finanza - Bp, il cda rimuove il presidente - Perdita di biodiversità, rating del credito sovrano a rischio – Monito Onu sul consumo di risorse per l'Ia

Quadrato_ETpro_OBLa “Rassegna stampa aumentata ESG” di ETicaNews, è un resoconto di analisi e commenti, principalmente orientato a livello internazionale, che punta la lente su alcuni dei principali snodi dell’informazione sui temi di sostenibilità negli ultimi sette giorni. Dando la precedenza agli argomenti su cui l’attenzione di ETicaNews è costante.

csrd, investitori preoccupati dalle esenzioni

  • OGGETTO – Nella consultazione sulle disposizioni della Commissione europea, gli investitori hanno messo in discussione l’esenzione Esrs per i segreti commerciali
  • DATA – 4 giugno 2026
  • FONTE – Investors question ESRS trade secrets exemption, split on ISSB alignment
  • PAROLE CHIAVE: Commissione europea, Csrd, Esrs, Issb, investitori, consultazione, disclosure, esemzioni, aziende

Diversi investitori hanno chiesto di limitare le ampie esenzioni dall’obbligo di disclosure ai sensi della Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd) concesse alle aziende. È quanto emerge dalla consultazione di quattro settimane sulle disposizioni introdotte dalla Commissione europea sugli European Sustainability Reporting Standards (Esrs), tra cui la possibilità per le aziende di omettere informazioni nei casi in cui queste «pregiudichino gravemente la posizione commerciale dell’impresa». Nelle oltre 400 risposte, diversi investitori hanno messo in discussione l’esenzione Esrs per i segreti commerciali, sottolineando che rischia di compromettere la disponibilità di dati quantitativi su cui fanno affidamento. Inoltre, la questione dell’allineamento con l’International Sustainability Standards Board (Issb) è rimasta controversa nonostante la Commissione avesse scelto di rinunciare a misure per la conformità al quadro Issb nella bozza dell’Esrs.

usa, la sec vuole abrogare la disclosure climatica

  • OGGETTO – La Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti ha proposto ufficialmente di abrogare la norma sull’obbligo di disclosure climatica
  • DATA – 29 maggio 2026
  • FONTE – S.E.C. Proposes to Kill Climate Change Disclosure Rule
  • PAROLE CHIAVE: Sec, Stati Uniti, disclosure climatica, abrogare, società quotate, contenziosi, repubblicani

La Securities and Exchange Commission (Sec) degli Stati Uniti ha proposto ufficialmente di abrogare la norma sull’obbligo di disclosure climatica, emanata sotto la precedente amministrazione, poiché eccede l’autorità legale dell’agenzia. La norma, che avrebbe obbligato tutte le società quotate a divulgare i rischi derivanti dal riscaldamento globale e il contributo delle loro attività al cambiamento climatico, era già sospesa in attesa della risoluzione dei contenziosi legali. Nel febbraio 2025, Mark Uyeda, allora presidente ad interim della Sec, aveva ordinato all’agenzia di cessare di difendere la normativa in tribunale dalle cause intentate da gruppi imprenditoriali e Stati a guida repubblicana. La proposta di abrogazione rappresenta una vittoria per gli attori che avevano fatto pressioni per bloccare o indebolire la normativa e un duro colpo per gli attivisti climatici e le aziende che hanno già abbracciato i principi ambientali, sociali e di governance (Esg).

iso, nuovo standard net zero per la finanza

L’Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione (Iso) ha annunciato il lancio di un nuovo standard per la pianificazione della transizione verso il Net zero per gli istituti finanziari. La norma “ISO 32212, Finanza sostenibile – Pianificazione della transizione verso le emissioni zero per gli istituti finanziari” mira a consentire a banche, compagnie assicurative e investitori di sviluppare, mantenere e integrare piani di transizione climatica nelle proprie attività. Secondo l’Iso, il nuovo standard è concepito per fornire un quadro comune per la pianificazione della transizione in tutto il settore finanziario, applicabile ad attività che spaziano dai prestiti alle assicurazioni, dagli investimenti alle attività sui mercati dei capitali. I temi chiave trattati includono l’identificazione e la valutazione della posizione attuale delle istituzioni, compresi gli impatti, le dipendenze, i rischi e le opportunità legati al clima, lo sviluppo e il mantenimento degli obiettivi, la revisione delle prestazioni e la governance.

bp, il cda rimuove il presidente

Il consiglio di amministrazione di Bp ha deciso all’unanimità di rimuovere il presidente Albert Manifold, esprimendo serie preoccupazioni in merito ai suoi standard di governance, alla sua supervisione e alla sua condotta. L’allontanamento arriva nell’ambito di una crisi di leadership che ha scosso la major petrolifera, facendo crollare il prezzo delle sue azioni fino al 10 per cento. La rimozione a sorpresa di Manifold è avvenuta poco meno di otto mesi dopo il suo insediamento, con il mandato di contribuire a supervisionare una revisione strategica. Manifold, che prima di Bp non aveva mai lavorato nel settore energetico, si è fatto un nome come amministratore delegato del produttore di materiali edili Crh, rimodellandone il portafoglio. Sotto la guida di Manifold, il consiglio di amministrazione della compagnia petrolifera britannica si è ridotto. La figura del presidente del cda non è l’unica al centro degli avvicendamenti ai vertici della major, che ha anche cambiato cinque ceo dal 2020.

perdita di biodiversità, rating del credito sovrano a rischio

  • OGGETTO – Secondo uno studio condotto da ricercatori dell’Università del Sussex, dell’Università di Sheffield e dell’Università Heriot-Watt, il declino della biodiversità minaccia il rating del credito sovrano
  • DATA – 5 giugno 2026
  • FONTE – Biodiversity Decline Threatens Sovereign Credit Ratings, Study Says
  • PAROLE CHIAVE: Università del Sussex, Università di Sheffield, Università Heriot-Watt, biodiversità, rating, credito sovrano, indebitamento, costi finanziari

Secondo uno studio condotto da ricercatori dell’Università del Sussex, dell’Università di Sheffield e dell’Università Heriot-Watt, il declino della biodiversità minaccia il rating del credito sovrano. La ricerca ha rilevato che un collasso ecologico parziale sarebbe sufficiente ad aumentare i costi di indebitamento per quasi una ventina di Paesi. Secondo il report, pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution, l’impatto risultante comporterebbe un aumento dei pagamenti annuali di interessi pari a 162 miliardi di dollari e una riduzione del prodotto interno lordo globale di due mila miliardi di dollari. Una biodiversità sana, infatti, supporta l’attività economica in numerosi modi e la perdita di questi servizi ecosistemici comporterebbe costi finanziari significativi. Nello specifico, i ricercatori hanno modellato scenari che prevedono interruzioni di servizi ecosistemici chiave, tra cui l’impollinazione selvatica, la pesca marittima e la produzione di legname tropicale.

monito onu sul consumo di risorse per l’ia

Secondo le stime dell’Onu, si prevede che entro il 2030 i data center consumeranno il doppio di energia e acqua a causa dell’espansione necessaria per soddisfare l’impennata della domanda generata dall’intelligenza artificiale (Ia). L’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite ha anche avvertito che, se i governi non presteranno attenzione ai crescenti costi ambientali dell’Ia, la rapida diffusione potrebbe mettere a dura prova le scarse risorse territoriali e creare montagne di rifiuti elettronici. L’anno scorso i data center hanno consumato 448 terawattora di elettricità a livello globale, più dell’intera Arabia Saudita. L’intelligenza artificiale ha rappresentato un quinto del totale. Inoltre, i data center hanno consumato 4,5 trilioni di litri d’acqua, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di oltre 600 milioni di persone nell’Africa subsahariana, generando al contempo 189 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica.

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