una soglia ad alto potenziale (anche distorsivo)

Sfdr 2.0: Safe Harbor 15%, rischio o opportunità?

10 Feb 2026
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La proposta del nuovo Regolamento crea tre categorie di fondi con almeno il 70% di investimenti sostenibili. Per Transition e Sustainable basta una “safe harbor” del 15% allineato alla Tassonomia Ue. La soglia favorisce green bond e fondi infrastrutturali, ma solleva timori di etichette con sostenibilità limitata

Il 20 novembre 2025 la Commissione Europea ha diffuso la nuova proposta di Sfdr 2.0 che, come ormai è risaputo, propone 3 categorie di prodotti, Esg Basics, Transition e Sustainable, ciascuna delle quali prevede esclusioni minime obbligatorie e almeno il 70% degli investimenti che, rispettivamente, integrano fattori di sostenibilità, sono destinati a un obiettivo di transizione chiaro e misurabile o sono destinati al raggiungimento di un obiettivo relativo a fattori di sostenibilità chiaro e misurabile.

Tuttavia per due categorie, Transition e Sustainable, è prevista una “Safe Harbor“, ossia se il prodotto dimostra che almeno il 15% del portafoglio è investito in attività economiche allineate alla Tassonomia Ue, allora può rientrare in queste categorie, a prescindere dalla regola generale per cui almeno il 70% degli asset del fondo siano coerenti con l’obiettivo di sostenibilità della categoria di appartenenza.

Secondo quanto indicato dall’articolo 1(2) del Regolamento Delegato (UE) 2021/2178, si definisce attività economica allineata alla Tassonomia, un’attività economica che soddisfa i requisiti di cui all’articolo 3 del Regolamento (UE) 2020/852, ossia:

  • a) contribuisce in modo sostanziale al raggiungimento di uno o più obiettivi ambientali previsti dal Regolamento (mitigazione dei cambiamenti climatici; adattamento ai cambiamenti climatici; uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine; transizione verso un’economia circolare; prevenzione e riduzione dell’inquinamento; protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi)
  • b) non arreca un danno significativo a nessuno degli obiettivi ambientali sopra citati (principio Dnsh)
  • c) è svolta nel rispetto delle garanzie minime di salvaguardia previste, al fine di garantire che l’attività economica svolta da una impresa sia in linea con le linee guida OCSE destinate alle imprese multinazionali e con i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani
  • d) è conforme ai criteri di vaglio tecnico fissati dalla Commissione

Nella proposta Sfdr 2.0, al punto 19, si afferma che, secondo la Platform for Sustainable Finance, una soglia del 15% rappresenta un incentivo adeguato per spingere i prodotti finanziari verso un livello ambizioso di investimenti in attività economiche allineate alla Tassonomia, restando comunque compatibile con le attuali condizioni di mercato. In concreto, tale soglia risulterebbe raggiungibile da circa la metà dei fondi oggi classificati come articolo 9 ai sensi del Regolamento (UE) 2019/2088.

La soglia sarà sottoposta a revisione 36 mesi dopo l’entrata in applicazione, così da mantenerla coerente con l’evoluzione dell’economia e con gli sviluppi della Tassonomia europea, assicurando che continui a fornire l’incentivo adeguato. L’obiettivo di queste misure è semplificare l’applicazione delle categorie, rafforzare la coerenza del quadro europeo della finanza sostenibile e promuovere l’adozione di label e standard europei, offrendo maggiore certezza ai loro utilizzatori.

OPPORTUNITÀ PER I GREEN BOND

Il tema del Safe Harbor al 15% è stato analizzato anche all’interno del GSS Bonds Market Trends Report di Mainstreet Partners di gennaio, evidenziando come rappresenti un cambiamento strutturale rilevante per le strategie obbligazionarie e multi-asset. Per i fondi obbligazionari diversificati, infatti, raggiungere una soglia del 70% “Sustainable” risulta spesso matematicamente impossibile a causa della presenza di liquidità, strumenti di hedging o debito sovrano. La soglia del 15%, si legge nel report, «fornisce un “ponte” realistico per consentire a questi prodotti di mantenere le loro label».

Dal punto di vista operativo, il documento sottolinea che i green bond emergono come uno degli strumenti più efficienti e scalabili per soddisfare i requisiti di sostenibilità senza compromettere la diversificazione del portafoglio.

«Se la proposta di Sfdr 2.0 dovesse essere approvata come previsto, cambierebbe in modo significativo la costruzione di portafogli sostenibili – ha dichiarato Pietro Sette, Research Director di MainStreet Partners -. I green bond offrirebbero uno dei modi più efficienti per coniugare allineamento regolamentare, diversificazione e un impatto climatico misurabile».

Il Safe Harbor consente esplicitamente di calcolare l’allineamento alla Tassonomia tramite lo Use-of-Proceeds (UoP) o il Corporate Profile. Secondo gli esperti di Mainstreet Partners, ciò rafforza il valore dei Green Bond, poiché un’allocazione relativamente piccola in GSS Bond di alta qualità (ad esempio, il 25% di un fondo con un allineamento del 60%) può garantire da sola la classificazione del fondo come “sustainable” o “transition”.

«Questa mossa sposta l’attenzione dai punteggi Esg, per loro natura più discrezionali, verso un framework oggettivo e basato su evidenze della Tassonomia Ue – si legge nel report –, fissando di fatto il 15% come nuovo benchmark di settore per una sostenibilità considerata “credibile”».

LE PERPLESSITÀ DEL SAFE HARBOR

Permangono tuttavia alcune perplessità legate al Safe Harbor del 15% ai fini dell’accesso alle categorie Sfdr, in particolare per il rischio di distorsioni tra le diverse asset class.

Come evidenziato ad esempio da Carbone 4, una società di consulenza indipendente francese specializzata in energia, clima e sostenibilità, per alcune asset class, come i fondi infrastrutturali, raggiungere un allineamento del 15% con la Tassonomia è relativamente fattibile, mentre il restante 85% potrebbe essere investito in autostrade o aeroporti non allineati. «Tale esenzione sembra incoerente con l’obiettivo di sostenere la “transizione” dell’Ue – si legge nell’approfondimento -. Al fine di garantire un adeguato riconoscimento agli operatori finanziari più impegnati, occorre eliminare questa esenzione, aumentare in modo sostanziale la soglia di allineamento del 15% alla Tassonomia, oppure differenziarla a seconda delle asset class».

In sostanza se la soglia resta bassa, potrebbe esserci il rischio che prodotti non sostenibili o non pienamente impegnati in un percorso di transizione ottengano comunque una classificazione Sfdr “Transition” o “Sustainable” pur destinando solo una quota limitata degli investimenti ad asset allineati alla Tassonomia.

Noemi Primini

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