XI EDIZIONE DELLA SURVEY DI ET.GROUP E ANASF

Consulenti, 53% dice Sfdr inutile sul retail

24 Feb 2026
Notizie ESG Market Commenta Invia ad un amico
Oltre la metà dei financial advisor coinvolti dalla ricerca afferma che la classificazione articolo 8 e 9 non ha inciso sulla scelta Esg del cliente. Anzi, per l’8% ha generato ulteriori dubbi

La finanza sostenibile è cresciuta in consapevolezza, ma non in chiarezza. Se il mercato appare più maturo, il consulente si muove ancora in un perimetro normativo complesso, tra prodotti Esg e identità dei gestori non sempre immediatamente decifrabili.

Come già anticipato, ci troviamo però di fronte a un consulente che “sa di non sapere”, e questo nonostante informazione e formazione vengano giudicate adeguate.

A spiegare la persistente sensazione di confusione è soprattutto la complessità normativa. L’Sfdr, nata con l’obiettivo di accrescere la trasparenza sui prodotti sostenibili, continua a essere percepita come articolata e di non immediata comprensione.

È quanto è emerso dall’undicesima edizione della ricerca “L’evoluzione Esg consulente-cliente”, realizzata da ET.Group in collaborazione con Anasf.

Il campione risulta diviso. Poco più della metà dei rispondenti (53%) afferma che la classificazione di un prodotto secondo il regolamento Sfdr non ha inciso sulla scelta Esg del cliente; per l’8%, anzi, ha generato ulteriori dubbi. Il 40% ritiene invece che la classificazione Sfdr abbia favorito l’orientamento verso soluzioni Esg: nel 18% dei casi in modo efficace in quanto ha aiutato la comprensione dell’investimento, mentre nel 22% dei casi il cliente non ne ha compreso appieno le distinzioni. Resta infine una quota (8%) che segnala un utilizzo improprio della classificazione Sfdr come semplice “label”: un dato che colpisce, considerando che la percentuale è raddoppiata rispetto all’indagine annuale precedente.

La classificazione articolo 8 e articolo 9 ha favorito la scelta Esg da parte del cliente?

Ed è proprio sotto questo aspetto che diventa centrale il ruolo del consulente finanziario: comprendere l’evoluzione regolamentare, interpretare correttamente le informative e tradurle in un linguaggio chiaro e comprensibile per l’investitore non è più un’opzione, ma una responsabilità professionale.

La nuova proposta di revisione della Sfdr potrebbe rappresentare un passaggio decisivo. Un quadro più leggibile consentirebbe di costruire portafogli più coerenti e di spiegare meglio le scelte di investimento, favorendo decisioni più informate, soprattutto tra il pubblico retail, che negli ultimi anni ha mostrato interesse ma anche disorientamento sul tema Esg.

Il tema assume un peso ancora maggiore alla luce dell’imminente passaggio generazionale della ricchezza, che coinvolgerà investitori mediamente più sensibili alle tematiche Esg. I dati dell’indagine mirroring della Consob sulla relazione consulente-cliente indicano che il risparmiatore desidera aumentare la quota di investimenti sostenibili e, nel 68% dei casi, si affida al consulente per orientare le proprie scelte. Una figura che, oggi in particolare, è chiamata a intercettare i nuovi bisogni dei risparmiatori e ad accompagnarli in un percorso di educazione finanziaria improntato alla sostenibilità.

È in questo contesto che si colloca con decisione il messaggio lanciato da Anasf in occasione del lancio di Consulentia 2026, con cui l’associazione ha ribadito la centralità dell’individuo nella relazione consulenzialeIl valore distintivo del consulente risiede nel rapporto umano e nella competenza, elementi indispensabili per offrire una pianificazione sempre più personalizzata e coerente con i bisogni dei risparmiatori.

 

Noemi Primini

 

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