Exxon ha vinto a New York. Ma sono decine le cause per il clima aperte negli Stati Uniti contro le oil company. Un’ondata giudiziaria dagli sviluppi incerti, che supplisce a un vuoto della politica. Con un precedente illustre: il risarcimento per i danni del tabacco
È arrivata ieri la sentenza della Corte suprema di Manhattan: non ci sono prove che dimostrino comunicazioni ingannevoli sui costi climatici da parte di Exxon. Duro colpo per l’accusa del procuratore di New York, che dovrà decidere se ricorrere in appello.
Nell’ultimo giorno di deposizioni, il procuratore fa decadere l’accusa di intenzionalità nella frode sui costi climatici. In base al Martin act, non è necessario che venga dimostrata. Ma le probabilità di condanna diminuiscono. Exxon lamenta già un danno reputazionale
Si susseguono le testimonianze nel processo Exxon. L’accusa cerca di dimostrare la consapevolezza della presunta frode sui costi climatici, ma la condanna potrebbe arrivare anche solo per "dichiarazioni fuorvianti”. Si è confuso anche un revisore Pwc
Iniziato a Manhattan il processo per “frode climatica” mosso contro Exxon dallo stato di New York. Secondo l’accusa, l’azienda avrebbe mentito agli investitori sui costi del climate change, gonfiando i bilanci. È la prima causa finanziaria basata su un’informazione Esg
Il procuratore generale di New York trascina in tribunale la Exxon Mobil «per aver ingannato gli investitori sui rischi finanziari creati dalle norme legate al cambiamento climatico per il proprio business». Un'azione legale che potrebbe dare nuovo impulso alla Csr