ESG.PRIVATEMARKETS/ Report Osservatorio VeM 2025
Venture Esg, meno fumo, ma più due diligence
Nel venture capital italiano l’attenzione ai fattori Esg sembra entrare in una fase di maturazione. Non più crescita lineare delle dichiarazioni di principio, ma maggiore integrazione operativa nelle fasi chiave del processo di investimento. È quanto emerge dal Rapporto di ricerca 2025 del Venture Capital Monitor – VeM, realizzato dall’Osservatorio Venture Capital Monitor attivo presso Università Liuc e Aifi, con il supporto istituzionale di Cdp Venture Capital sgr e Iban e realizzato col contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center e Kpmg
Secondo il rapporto, nel 2025 il 56% del campione dichiara di applicare criteri ESG e/o di impact investing. Il dato segna un’ulteriore flessione rispetto al 57% del 2024, al 60% del 2023 e soprattutto al 70% del 2022. Una dinamica che potrebbe riflettere una razionalizzazione delle dichiarazioni formali più che un disimpegno sostanziale.
Come osserva Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi, i gestori di venture capital si stanno progressivamente adeguando agli adempimenti e alle logiche legate agli investimenti sostenibili, in linea con quanto avviene negli altri segmenti del private capital.
MENO DICHIARAZIONI, PIÙ APPROFONDIMENTI
Il dato più significativo riguarda le fasi operative del processo di investimento. Negli incontri one-to-one con le startup, il 31% dei Business Angel dichiara di approfondire sempre o quasi sempre l’attenzione del team fondatore ai fattori Esg, contro il 9% del 2024. Il 52% lo fa invece “a volte”. L’analisi della sostenibilità entra dunque stabilmente nel dialogo preliminare con le imprese innovative.
Il rafforzamento è ancora più evidente nella fase di due diligence: il 59% degli operatori dichiara di aver svolto analisi specifiche sui fattori Esg nel 2025, contro il 36% nel 2024 e il 47% nel 2023. Si tratta di un incremento rilevante, che segnala uno spostamento dell’Esg dal piano reputazionale a quello tecnico-valutativo. Nel 45% dei casi tali considerazioni risultano determinanti nella decisione finale di investimento, dato sostanzialmente stabile rispetto al 44% del 2024.
ESG COME FATTORE ABILITANTE
Nonostante questa maggiore integrazione nelle fasi di approfondimento, i criteri prioritari nella valutazione delle aziende target restano prevalentemente economico-strategici. Nel 2025 il team fondatore rappresenta il primo fattore di scelta (31%), seguito dal potenziale di crescita del mercato (28%). Cresce l’attenzione alla strategia di uscita (15%), segnale di un orientamento sempre più marcato alla sostenibilità finanziaria nel medio-lungo periodo.
L’Esg, dunque, non sostituisce i driver tradizionali del venture capital, ma si inserisce come dimensione trasversale. Come sottolinea Paolo Anselmo, presidente di Iban, i Business Angel si confermano partner strategici capaci di apportare competenze e relazioni, con una sensibilità sempre più strutturata verso i criteri di sostenibilità.
MATURAZIONE O DISCONTINUITÀ?
La flessione nel numero di operatori che dichiarano di applicare criteri Esg potrebbe essere letta come un segnale di raffreddamento. Tuttavia, la crescita delle analisi specifiche in due diligence suggerisce una dinamica diversa: meno enfasi formale, più integrazione nei processi decisionali.
In un contesto in cui restano centrali i criteri economico-finanziari e strategici, l’Esg sembra consolidarsi come fattore di mitigazione del rischio e di qualificazione dell’investimento. Non più elemento accessorio o di comunicazione, ma componente crescente dell’analisi strutturata delle opportunità early stage.
Per il venture capital italiano, la questione non appare tanto quantitativa, ciioè quanti dichiarano di applicare criteri Esg, quanto qualitativa: in quali fasi del processo tali criteri incidono realmente sulla selezione e sulla strutturazione degli investimenti.
Fabrizio Guidoni
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